Festa esterna di San Giorgio Patrono della città – «GENERATI DALL’AMORE CHIAMATI ALLA COMUNIONE»
- Eccellenza carissima dott.ssa Tania Giallongo, Prefetto di Ragusa, Signor Sindaco, Autorità civili e militari, Cari confratelli sacerdoti, Fratelli e sorelle nel Signore, la liturgia di questa solennità ci introduce nel cuore stesso della fede cristiana: il mistero ineffabile della Santissima Trinità. Oggi contempliamo il volto del Dio vivente, che si è rivelato come eterna comunione di amore, sorgente inesauribile di vita e fondamento di ogni autentica relazione umana. San Paolo, nella seconda lettura, ci consegna una delle sintesi più alte della fede cristiana: «La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi» (2Cor 13,13). Sono le parole con le quali l’Apostolo salutava le comunità da lui fondate e che ancora oggi il sacerdote rivolge all’assemblea all’inizio di ogni celebrazione eucaristica. In questo saluto liturgico è racchiuso l’intero dinamismo della vita cristiana. Vi risplende anzitutto l’amore del Padre (hē agápē toû Theoû), origine di ogni dono, che ci ha voluti, creati e accolti come figli; vi si manifesta la grazia (hē cháris) del Figlio, che mediante il mistero pasquale ci ha redenti e riconciliati con Dio; infine, vi è la comunione (hē koinōnía) dello Spirito Santo, che ci rende partecipi della vita divina e ci raccoglie nell’unità di un solo corpo. La Chiesa nasce da questo eterno movimento d’amore e continuamente da esso viene rigenerata. Essa vive perché il Padre, nel Figlio e per mezzo dello Spirito Santo, continua a chinarsi sull’umanità, chiamando ogni uomo e ogni donna a entrare nella comunione della sua vita divina.
- Sant’Agostino, contemplando il mistero trinitario, scriveva: «Il Padre è l’amante, il Figlio l’amato, lo Spirito Santo l’amore. Tre, e tuttavia un solo Dio. E quando l’anima entra in questo amore, comincia finalmente a conoscere sé stessa» (De Trinitate, VIII, 10). Queste parole costituiscono una chiave preziosa per accostarsi al mistero della Trinità. L’uomo, infatti, non comprende pienamente la verità di sé stesso chiudendosi in una sterile autoreferenzialità, ma aprendosi all’amore di Dio e lasciandosi coinvolgere nella comunione che unisce eternamente il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. La gioia di questa solennità si intreccia oggi con la festa di San Giorgio, patrono della nostra città di Ragusa. La sua testimonianza ci ricorda che la fede cristiana non è soltanto una verità da professare con le labbra, ma una vita da incarnare con coraggio, coerenza e fedeltà. In lui contempliamo un discepolo che ha saputo rimanere saldo nell’amore di Cristo anche nell’ora della prova, senza cedere alle lusinghe del potere né alle minacce della persecuzione, trasformando la propria esistenza in una silenziosa ma eloquente proclamazione del Vangelo.
- La liturgia della Parola consegna oggi alla nostra comunità alcuni importanti orientamenti spirituali e pastorali per il cammino ecclesiale. Il primo riguarda la custodia della comunione. San Paolo si rivolge alla comunità di Corinto con un’esortazione tanto semplice nelle parole quanto esigente nelle sue conseguenze: «Abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace» (2Cor 13,11). L’Apostolo parla a una Chiesa segnata da tensioni, fragilità e divisioni e, proprio per questo, la richiama alla sua vocazione più autentica: rendere visibile nella storia il mistero della comunione che è in Dio. La Chiesa è chiamata a riflettere nella vita quotidiana ciò che contempla nella fede: l’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Una comunità cresce e diventa feconda quando sacerdoti, consacrati, laici, famiglie e giovani si riconoscono membra vive dell’unico Corpo di Cristo e si lasciano guidare dallo Spirito verso una fraternità sempre più sincera. Anche la nostra Chiesa di Ragusa è chiamata a crescere in questa direzione: nella fiducia reciproca, nella collaborazione pastorale e nella gioia del camminare insieme come popolo santo di Dio. La diversità dei carismi, dei ministeri, delle vocazioni e delle sensibilità non rappresenta un ostacolo alla comunione, ma una ricchezza che lo Spirito suscita per l’edificazione dell’intera comunità ecclesiale.
- Il secondo orientamento riguarda la responsabilità dei credenti verso la città e la vita sociale. La fede, infatti, non appartiene soltanto alla sfera privata, ma illumina il modo di abitare la storia, di vivere le relazioni e di contribuire alla costruzione del bene comune. Il Dio Trinità, comunione perfetta di amore, educa l’uomo al dialogo, all’incontro, al servizio e alla corresponsabilità, mostrando che la persona trova la propria pienezza non nell’isolamento, ma nella capacità di vivere relazioni fondate sulla gratuità e sulla solidarietà. La fede, quando è autenticamente vissuta, genera una cultura della fraternità, promuove la pace e sostiene la giustizia. In questa prospettiva si colloca la testimonianza di San Giorgio. Il drago che, secondo l’iconografia cristiana, egli affronta e sconfigge possiede un profondo valore simbolico: rappresenta tutto ciò che minaccia la dignità della persona umana e ostacola la costruzione di una convivenza più giusta, fraterna e solidale. Anche nel nostro tempo non mancano i “draghi” da affrontare: l’individualismo che indebolisce i legami sociali e familiari; la solitudine che segna la vita di molti anziani; le difficoltà economiche ed educative che gravano su tante famiglie; l’incertezza che attraversa il mondo giovanile; la sfiducia e la rassegnazione che talvolta rischiano di insinuarsi nella vita civile e nelle istituzioni.
- Di fronte a queste sfide risuona con particolare forza la parola del Vangelo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito» (Gv 3,16). È questo amore la vera forza capace di rigenerare la storia, di rialzare chi è caduto e di aprire percorsi nuovi di fraternità, di giustizia e di speranza. Una città cresce davvero quando si rafforza la fiducia reciproca tra i suoi membri; quando le istituzioni esercitano il proprio compito come servizio responsabile e disinteressato al bene comune; quando il lavoro è tutelato e valorizzato come espressione della dignità della persona; quando le famiglie educano alla solidarietà e al rispetto dell’altro; quando le diverse realtà sociali collaborano alla costruzione di un tessuto umano più coeso e fraterno; quando la comunità cristiana sa essere casa accogliente, luogo di ascolto, di riconciliazione e di speranza. La Santissima Trinità ci rivela che la vita trova la sua pienezza nel dono reciproco e che una società diventa autenticamente umana quando ogni persona impara a riconoscere nell’altro non un estraneo da temere, non un concorrente da superare, né un nemico da combattere, ma un fratello e una sorella da accogliere, rispettare e custodire.
- Il terzo orientamento che la Parola di Dio affida oggi alla nostra riflessione è quello della speranza. Nella prima lettura abbiamo ascoltato il racconto dell’incontro di Mosè con il Signore sul monte. In quel momento decisivo della storia della salvezza, Dio si rivela come «Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà» (Es 34,6). È il volto di un Dio che non si stanca dell’uomo, rimane fedele alla sua alleanza e continua a cercare ogni persona con infinita tenerezza. Da questa rivelazione nasce la speranza cristiana: la certezza che Dio continua ad accompagnare il cammino dell’umanità, operando silenziosamente nelle pieghe della storia e facendo maturare semi di bene anche quando il presente appare segnato dall’incertezza, dalla fatica e dalla prova. Il nostro tempo è attraversato da profondi cambiamenti che coinvolgono la vita delle famiglie, le istituzioni, il mondo del lavoro, le relazioni sociali e la stessa vita ecclesiale. Molti vivono sentimenti di smarrimento, precarietà e sfiducia nei confronti del futuro. Per questo la Chiesa è chiamata a essere segno credibile della misericordia di Dio, custodendo la speranza e generando legami capaci di restituire fiducia, senso e prospettive di futuro alla vita delle persone.
- Carissimi fratelli e sorelle, affidiamo all’intercessione di San Giorgio la città di Ragusa, le sue istituzioni, le famiglie, i giovani, gli anziani, i malati e quanti portano nel cuore particolari preoccupazioni o attese. Chiediamo che crescano tra noi la fraternità, il senso del bene comune, la giustizia e la pace; che nessuno si senta solo nelle proprie fatiche e che a nessuno venga mai sottratta la speranza che nasce dall’incontro con Cristo. E la benedizione con la quale l’Apostolo Paolo conclude la sua lettera, e che oggi la Chiesa ci consegna come parola di vita, diventi il programma spirituale del nostro cammino e il respiro della nostra comunità: «La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi». Amen.
