Sessantesimo anniversario di ordinazione sacerdotale di Padre Evaristo Zavattieri Ofm – «IL SIGNORE TI BENEDICA»

  1. Carissimi confratelli presbiteri e diaconi, carissimo Padre Provinciale, fratelli e sorelle nel Signore, oggi, nella solennità della Santissima Trinità, la Chiesa di Ragusa e la Fraternità dei Frati Minori Cappuccini elevano il loro rendimento di grazie al Signore per i sessant’anni di ordinazione sacerdotale di Padre Evaristo Zavattieri, frate minore cappuccino dal 1958, anno della sua prima professione religiosa. Non poteva esserci giorno più bello di questo per celebrare un anniversario così significativo. La Santissima Trinità è il mistero dell’amore di Dio che si rivela come comunione perfetta di Persone e dono senza riserve. Da questo amore eterno ogni vocazione sacerdotale e religiosa trae origine; in esso trova la propria sorgente e il proprio compimento.
  1. La prima lettura ci ha presentato il Signore che si manifesta a Mosè come «Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà» (Es 34,6). È il volto del Padre che accompagna il suo popolo lungo il cammino della storia e che non viene mai meno alle sue promesse. Questa fedeltà divina risplende oggi anche nella vicenda personale e vocazionale di Padre Evaristo. Carissimo Padre Evaristo, il Signore ti ha scelto, ti ha consacrato, ti ha guidato attraverso le diverse stagioni della vita e ti ha reso segno della sua presenza paterna e misericordiosa. In questi sessant’anni non sono certamente mancati sacrifici, fatiche, prove e momenti di oscurità. Ma la grazia di Dio si è rivelata più forte di ogni fragilità. La fedeltà del Signore è stata la roccia sulla quale hai edificato la tua vita.
  1. Viviamo in un tempo in cui molti fanno fatica a mantenere gli impegni assunti. Le relazioni si interrompono facilmente, le decisioni sembrano provvisorie e la fedeltà appare spesso come un ideale difficile da raggiungere. Per questo il sessantesimo anniversario della tua ordinazione sacerdotale è un messaggio eloquente per tutti noi. Ci ricorda che è possibile essere fedeli. È possibile perseverare. È possibile consegnare tutta la vita a Dio e scoprire che nulla va perduto. La perseveranza è il miracolo quotidiano della grazia. È il frutto di un amore che cresce e si purifica nel tempo. È la risposta di chi, giorno dopo giorno, rinnova il proprio sì al Signore con stupore e gratitudine per il dono del sacerdozio.
  1. San Francesco d’Assisi, nella Lettera a tutto l’Ordine, esprime con accenti di profonda meraviglia la grandezza di questo mistero: «Tutta l’umanità trepidi, l’universo intero tremi e il cielo esulti, quando sull’altare, nelle mani del sacerdote, è presente Cristo, il Figlio del Dio vivo. O ammirabile altezza e stupenda degnazione! O umiltà sublime! O sublimità umile, che il Signore dell’universo, Dio e Figlio di Dio, si umili a tal punto da nascondersi, per la nostra salvezza, sotto poca apparenza di pane! Guardate, fratelli, l’umiltà di Dio, ed aprite davanti a lui i vostri cuori; umiliatevi anche voi, perché siate da lui esaltati. Nulla, dunque, di voi trattenete per voi, affinché tutti e per intero vi accolga Colui che tutto a voi si offre» (Lettera a tutto l’Ordine, vv. 26-29; FF 221). Caro Padre Evaristo, custodisci oggi e nei giorni che il Signore ancora ti donerà questo senso di stupore e di gratitudine per il dono del sacerdozio e del tuo ministero, esercitato nella preghiera, nella predicazione, nel sacramento della riconciliazione, nella consolazione di chi soffre e nella vicinanza ai poveri e ai piccoli. Sono stati anni fecondi, durante i quali il Signore ha compiuto meraviglie attraverso il tuo sì fedele e perseverante.
  1. I sessant’anni della tua storia vocazionale si intrecciano inseparabilmente con quelli della famiglia francescana, che ti ha accolto, formato, accompagnato e sostenuto lungo il cammino. Sei, nello stesso tempo, sacerdote e frate. La forma concreta del tuo ministero è stata plasmata dallo spirito di san Francesco ed è caratterizzata da due tratti essenziali: la fraternità e la minorità. Il sacerdote francescano è anzitutto e soprattutto un fratello. San Francesco non concepisce la fraternità in termini clericali o laicali, ma come una radicale uguaglianza tra tutti coloro che il Signore chiama a seguirlo. Nella famiglia francescana nessuno può rivendicare un ruolo che lo ponga al di sopra degli altri; neppure il sacerdozio costituisce un motivo di distinzione o di privilegio all’interno della comunità. Lo stesso Francesco riconosce la fraternità come un dono del Signore: «E dopo che il Signore mi dette dei fratelli – scrive nel suo Testamento – nessuno mi mostrava che cosa dovessi fare, ma lo stesso Altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo la forma del santo Vangelo. Ed io la feci scrivere con poche parole e con semplicità, e il Signor papa me la confermò» (Testamento, 14; FF 116).
  1. In una fraternità in cui non vi è spazio per il prestigio, il dominio o la superiorità, l’esercizio del ministero ordinato è chiamato a edificare la comunione attorno a Cristo, che convoca tutti a seguirlo. Anche qui risuona l’esortazione dell’Apostolo: «Fratelli, siate lieti, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace» (2Cor 13,11). È il programma di vita di ogni autentica fraternità cristiana. Il sacerdote-fratello si distingue così per la misericordia vissuta nella vita comunitaria. Anche in questo risplende il mistero della Santissima Trinità. Come il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo vivono nella perfetta comunione dell’amore, così i fratelli sono chiamati a vivere nella comunione, nella condivisione e nel dono reciproco. Non a caso Paolo conclude la sua esortazione con quella splendida benedizione che la Chiesa continua a ripetere nella liturgia: «La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi» (2Cor 13,13). Padre Evaristo ha incarnato questo ideale con discrezione, umiltà e mitezza e i suoi confratelli, con la loro vicinanza e il loro affetto, hanno condiviso con lui la gioia e la fatica della missione. Come Pastore di questa Chiesa locale, desidero rendere grazie al Signore per la presenza della famiglia francescana nella nostra diocesi, nelle sue tre espressioni dell’Ordine dei Frati Minori, dei Frati Minori Cappuccini e dei Frati Minori Conventuali. Con il carisma di san Francesco, essi arricchiscono la vita della Chiesa di Ragusa con la testimonianza della fraternità, della fedeltà al Vangelo e della minorità.
  1. La minorità, appunto, è l’altro elemento distintivo del sacerdote-frate. Entrando nella fraternità, egli rimane sempre un fratello minore. Non gli è chiesto di elevarsi al di sopra degli altri in forza del ministero ricevuto, ma di condividere con tutti l’umiltà di Cristo, facendosi servo. San Francesco pone una suggestiva analogia tra il grembo della Vergine Maria, che ha accolto il Verbo fatto carne, e le mani del sacerdote, che accolgono Cristo sotto il segno del pane e del vino nel sacrificio eucaristico. Come Maria, il sacerdote genera sacramentalmente Cristo e lo dona al mondo. Per questo Francesco scrive: «Ogni giorno egli si umilia, come quando dalla sede regale discese nel grembo della Vergine; ogni giorno egli stesso viene a noi in apparenza umile, ogni giorno discende dal seno del Padre sull’altare nelle mani del sacerdote» (Ammonizioni, I, 16-18; FF 144). E ancora esorta i suoi frati sacerdoti: «Badate alla vostra dignità, frati sacerdoti, e siate santi come egli è santo. E come Dio onorò voi sopra tutti gli uomini per questo mistero, così voi, più di ogni altro uomo, amate, riverite, onorate lui» (Lettera a tutto l’Ordine, 14-15.23; FF 218.220).
  2. La minorità, elemento strutturante del carisma francescano, si traduce in uno stile di profonda umiltà, vissuto sia all’interno della vita comunitaria, sia nel servizio alla Chiesa universale e locale. Essa si esprime nella disponibilità obbediente e fedele, nella predilezione per i servizi più nascosti e privi di onori, e nella vicinanza concreta ai sofferenti, agli emarginati e ai lontani. Ogni sacerdote è chiamato a diventare segno di questo amore umile e misericordioso, perché Cristo «non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui» (Gv 3,17). Con la tua vita e con il tuo ministero, Padre Evaristo, hai dato testimonianza di questa verità evangelica. Molti possono attestare di aver incontrato in te un sacerdote disponibile, un confessore paziente e misericordioso, un consigliere saggio e un fratello accogliente in tutti i luoghi in cui hai svolto il tuo ministero dopo l’ordinazione sacerdotale del 30 luglio 1966, ricevuta per l’imposizione delle mani di Mons. Carmelo Canzonieri: a Gela, a Licodia Eubea, a Mazzarino e a Ragusa. In questi anni sei stato anche Vice direttore dei Seminaristi del Ginnasio, Maestro dei Novizi, animatore della pastorale vocazionale dei Cappuccini.
  3. Carissimo Padre Evaristo, mentre la tua memoria grata guarda al passato, il Signore oggi ti invita ancora a guardare avanti con speranza. Finché il Signore concede giorni e forze, ogni stagione della vita può continuare a essere feconda. L’età avanzata, infatti, non attenua la missione, ma la trasfigura: la preghiera si fa più intensa, la testimonianza più eloquente, la sapienza più preziosa. Per questo la tua presenza continua a essere un dono per la Chiesa. La tua esperienza, il tuo esempio e la tua intercessione rappresentano una ricchezza inestimabile per tutti noi.  La Vergine Maria, Madre della Chiesa, San Francesco d’Assisi e Santa Chiara ti accompagnino e ti custodiscano. Il Signore, Dio misericordioso e pietoso, Padre che ha tanto amato il mondo da donare il suo Figlio, e lo Spirito Santo, vincolo eterno di comunione e di pace, ti concedano salute, serenità e consolazione spirituale. Continui a rendere fecondo il tuo ministero e a donarti la gioia di sentirti sempre amato da Lui. E mentre rendiamo grazie al Signore per il dono della tua vita e della tua vocazione, invochiamo su di te la benedizione che il Serafico Padre Francesco affidò ai suoi figli come segno di pace, di protezione e di ogni bene: Il Signore ti benedica e ti custodisca. Mostri a te il suo volto e abbia misericordia di te. Rivolga verso di te il suo sguardo e ti doni pace. Il Signore ti benedica. Amen.