Omelia per l’IX Anniversario dell’Ordinazione Episcopale

///Omelia per l’IX Anniversario dell’Ordinazione Episcopale

Carissimi presbiteri e diaconi, fratelli e sorelle,

Ci ritroviamo insieme questa sera nella Chiesa Cattedrale, per celebrare l’Eucaristia, rendimento di grazie  e lode piena per il Signore Gesù, pastore buono delle nostre anime.

Saluto e ringrazio l’Em.mo Cardinale Paolo Romeo che non ha voluto mancare a questo appuntamento per me e per Lui molto significativo. E’ stato il Cardinale, quale Vescovo consacrante, ad impormi le mani il 7 luglio 2007. Eminenza sento di doverLa ringraziare per la Sua affabilità e per gli innumerevoli gesti di attenzione che mi ha riservato negli otto anni di ministero episcopale svolto a Palermo come Suo Vicario Generale e Vescovo ausiliare. Sono stati anni belli e pieni di lavoro a servizio della Chiesa dove sono nato e che ho servito per tanti anni come presbitero e per otto anni come Vescovo ausiliare. Ringrazio altresì sua eccellenza Mons. Carmelo Ferraro per la Sua presenza a questa celebrazione. Da quando sono a Ragusa mi ha accompagnato con la sua preghiera e con i preziosi consigli. Grazie Eccellenza per aver guidato i sacerdoti durante questo anno predicando i ritiri spirituali mensili. Rivolgo il mio ringraziamento a tutti voi, che per le mani del Vicario Generale mi fate dono di un anello episcopale, segno di quella unità sacramentale che vi è tra il Vescovo e la sua sposa, la Chiesa che è in Ragusa.

1. Abbiamo appena ascoltato la Parola di Dio. Il brano del Vangelo di Luca ci trasmette che Gesù compirà la sua opera salvifica, associando alla propria missione alcuni seguaci, costituiti pescatori di uomini. Pietro e i suoi compagni vengono presentati come coloro che hanno faticato tutta la notte e non hanno preso nulla; i discepoli sono introdotti nella fecondità dell’opera di Cristo nella misura in cui agiscono sulla sua parola.

Vengono presentati come pescatori/cacciatori di uomini. Il ministero loro affidato è quello di diventare seminatori della Parola, capaci di comunicarla, capaci cioè di introdurre ad una reale conoscenza e ad una reale esperienza di Cristo: si tratta di servire Cristo fino a lasciar vivere la Comunità solo della sua vita e della sua opera.

La Lettera agli Efesini ci orienta a prendere coscienza dei singoli doni-carismi e ministeri ecclesiali che il Signore suscita per la vita della Chiesa. Questi compiti, sono servizi a beneficio dei fratelli, in modo che essi stessi possano diventare idonei a compiere responsabilmente il loro ministero al fine di costruire tutti insieme la Chiesa, corpo ordinato del Cristo. Tutti siamo invitati a maturare una fede adulta, comune a tutti i credenti, chiamati alla vita buona del Vangelo. Con la consapevolezza che ad ogni credente “è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo”.

2. Si compiono oggi i nove anni dalla Ordinazione episcopale. Vorrei insieme con voi ringraziare il Signore, che dopo avermi chiamato a questo servizio, non manca di assistermi con la sua grazia e il suo continuo aiuto.

Sempre più sento che da solo non potrei portare il peso di questo compito e di questa missione. Grazie di vero cuore a tutti voi, dunque, che non solo non mi fate mancare la vostra collaborazione, ma mi dimostrate vicinanza e affetto.

La gran parte di questi nove anni li ho trascorsi nella Chiesa di Palermo  nella quale sono nato e cresciuto, dove ho esercitato il ministero di presbitero ricoprendo gli incarichi che i Vescovi  mi hanno affidato. Da appena  sette mesi sono qui con voi e considero un singolare privilegio servire la Chiesa di Ragusa dove sono evidenti i semi di santità del passato e del presente. A ciascuno di voi chiedo di continuare a sostenermi con la preghiera perché il Signore mi conceda di essere sempre più pastore secondo il suo Cuore.

3.         Ho accettato di ricordare con voi il giorno della mia ordinazione episcopale, perché sia onorata non la mia persona, ma l’ufficio stesso del Vescovo e il suo insostituibile ruolo nella nostra Chiesa particolare.

E’ bene dunque che l’anniversario dell’ordinazione episcopale del Vescovo sia ricordato nella comunità diocesana, per il vantaggio spirituale che ne deriva al Pastore, anzitutto, che beneficia di particolari preghiere, dell’affetto e della vicinanza di tutti, clero e fedeli.

Ma, il ricordo dell’Ordinazione episcopale del vescovo giova anche a tutti voi, perché vi riporta, con naturalezza, a considerare l’Apostolicità della nostra Chiesa particolare, che ha nella persona del vescovo la garanzia dell’unità e del legame con la Chiesa universale, mediante il ministero pastorale affidato da Cristo agli Apostoli e continuato dal Collegio dei vescovi loro successori.

4.         Gioia, dunque, per questa ricorrenza, ma gioia ancor più genuina e più grande ci viene dalla considerazione del privilegio di appartenere tutti ad un’unica Chiesa, che è il Popolo santo, amato da Dio.

Quanto a me, il sentimento più profondo è quello di gratitudine verso il Signore. Va da sé che questo sentimento non annulla la coscienza della mia inadeguatezza, cioè il continuo divario tra ciò che mi è chiesto e ciò che sono; la tensione di far coincidere ciò che ho promesso con le concrete realizzazioni del ministero.

Con Sant’Agostino oso ripetere: “Ti ringrazio, Signore, per il bene compiuto: il bene è tutto da ascrivere a tuo merito. E ti chiedo perdono per le mie inadempienze: le mancanze sono frutto solo della mia debolezza”.

Certo, il Ministero episcopale mi carica di una singolare responsabilità, ma c’è anche una corresponsabilità di tutti i presbiteri, i diaconi, i religiosi e i laici. Ed è questa comune missione che ci rende tutti ‘operai della vigna del Signore’, impegnati a renderla sempre più bella, comunità di salvezza per gli uomini che vivono con noi nel medesimo territorio.

5.         Carissimi, sono sempre più convinto che la missione del Vescovo è quella di guidare la comunità in nome e secondo lo spirito di Gesù. E’ lui il vero Vescovo, il “Pastore grande delle pecore” (Eb 13,20), che Risorto dai morti ci guida ai pascoli della vita di Dio, quella vita incessante, piena e bellissima che sgorga per noi dall’amore del Padre e viene riversata nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo. Ogni Vescovo ascolta, parla, opera, guida una Chiesa diocesana nel nome di Gesù, offrendo il proprio servizio perché tutti possano essere aiutati ad avere come unico ed essenziale riferimento Gesù Cristo.

Per questo ho scelto come motto episcopale In omnibus Christus, perché tutto possa essere ricapitolato in Cristo,  per questo sono venuto in mezzo a voi nel nome di Gesù, per questo voglio continuare ad incontrarvi e condividere la splendida avventura della nostra comune missione, tutti accomunati dall’unica sequela del Signore.            

6.     La situazione complessa – difficile ed entusiasmante nello stesso tempo – nella quale viviamo oggi, ci chiede di ripartire dal centro, di fare uno sforzo di essenzialità, perché più chiaramente appaia il legame profondo che esiste tra ogni nostra attività, ogni parola che pronunciamo, ogni servizio che organizziamo, e la persona di Gesù.

Più vivremo noi stessi nel nome di Gesù, più riusciremo a testimoniarne agli altri la luce e la bellezza.

Ma cosa significa per noi e per le nostre comunità il ritorno all’essenziale? Significa lavorare perché nella quotidianità, nello scorrere normale del tempo e delle occasioni, tutto sia più semplice, più ispirato all’amore e alla fraternità, alla gratuità e all’accoglienza. Che tutto sia fatto, insomma, nel nome e secondo lo stile di Gesù. E’ di lui che vogliamo parlare, è la sua vita che ci ha affascinati, le sue parole ci hanno riscaldato il cuore ed è per questo che ora il nostro più grande desiderio è far conoscere il Signore a tutti, condividere questa nostra scoperta con la nostra gente.

7.         Carissimi, nella Celebrazione odierna si rende particolarmente evidente come la nostra Chiesa, raccolta intorno al suo Pastore. Essa viene edificata dal Signore “sulla roccia” .  Le nostre comunità devono essere luoghi in cui rendere visibile l’amore di Dio, ricevuto come talento, un talento da trafficare nelle forme della fraternità, del servizio, della solidarietà, della carità operosa, nella totalità di un amore che ha il timbro dell’amore pasquale, che chiama la Chiesa ad essere segno dell’’unità per tutto il genere umano (cf LG 1), capofila di un’umanità nuova incamminata verso Dio, come ci esorta a fare Papa Francesco.

Recentemente proprio Papa Francesco incontrando i vescovi ordinati durante l’ultimo anno si è rivolto loro con parole accorate ed allo stesso tempo forti. Egli ha messo in risalto alcune caratteristiche fondamentali del ministero dei vescovi che mi piace in questo contesto richiamare.

Vescovi testimoni del Risorto  

Siete testimoni del Risorto. Questo è il vostro primario ed insostituibile compito. A voi è affidata la predicazione della realtà che sostiene tutto l’edificio della Chiesa: Gesù è Risorto!   Non si tratta di una proclamazione ovvia né facile. Nessun ambito della vita degli uomini va escluso dall’interesse del cuore del Pastore. Guardatevi dal rischio di trascurare le molteplici e singolari realtà del vostro gregge; non rinunciate agli incontri; non risparmiate la predicazione della Parola viva del Signore; invitate tutti alla missione.

Vescovi pedagoghi, guide spirituali e catechisti

Per coloro che sono di casa, frequentano le vostre comunità e si accostano all’Eucaristia, vi invito a farvi Vescovi pedagoghi, guide spirituali e catechisti, capaci di prenderli per mano e farli salire sul Tabor, guidandoli alla conoscenza del mistero che professano. Non risparmiate energie per accompagnarli nella salita. Non lasciate che si rassegnino alla pianura…  Curate i vostri sacerdoti, affinché risveglino tale incanto di Dio nella gente, così che abbia sempre voglia di rimanere alla Sua presenza.

Vescovi mistagoghi

Che sanno fare attenzione a “le persone battezzate che però non vivono le esigenze del Battesimo”.  Siate Vescovi capaci di intercettare il loro cammino; fatevi pure voi viandanti apparentemente smarriti (Lc 24,13-35), domandando che cosa è successo nella Gerusalemme della loro vita. Non vi scandalizzate dei loro dolori o delle loro delusioni. Spendete tempo per incontrarli. Dispensate parole che rivelino loro ciò che ancora sono incapaci di vedere. Aiutateli a riconoscere il loro Signore.

Vescovi missionari

Come Pastori missionari, cercate anche chi non conosce Gesù. Non abbiate paura di invitarli a scendere subito, perché il Signore vuole entrare, proprio oggi, nella loro casa. Fate loro capire che la salvezza passa ancora sotto l’albero della loro vita, e affrettatevi ad incamminarvi verso la loro abitazione, a volte piena di cose svuotate di senso.  Le nostre comunità saranno arricchite di quanto essi hanno da condividere e il nostro cuore di Pastori si rallegrerà di poter ripetere ancora: “Oggi la salvezza è entrata in questa casa!”.

2018-02-01T19:16:03+02:00 7 Luglio 2016|