Omelia per la Solennità del Corpus Domini 2016

///Omelia per la Solennità del Corpus Domini 2016

Cari fratelli e sorelle!

La solennità del Corpo e del Sangue del Signore si concluderà con la tradizionale processione cittadina che si snoderà alla fine di questa celebrazione. Percorreremo insieme un tratto di strada accompagnando ed acclamando il Signore Gesù che passa in alcune delle vie della nostra Città, santificandola con la Sua presenza.

Il primo atto che abbiamo compiuto oggi  è quello di radunarci alla presenza del Signore. Questo atto lo compiamo ogni Domenica.

Viene alla mente la celebre espressione paolina: “Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Gal 3,28). “Tutti voi siete uno”! In queste parole si sente la verità e la forza della rivoluzione cristiana, la rivoluzione più profonda della storia umana, che si sperimenta proprio intorno all’Eucaristia: qui ci raduniamo alla presenza del Signore persone diverse per età, sesso, condizione sociale, idee politiche.

L’Eucaristia non può mai essere un fatto privato, riservato a persone che si sono scelte per affinità o amicizia. Anche qui, stasera, non abbiamo scelto noi con chi incontrarci, siamo venuti e ci troviamo gli uni accanto agli altri, accomunati dalla fede e chiamati a diventare un unico corpo condividendo l’unico Pane che è Cristo. Siamo uniti al di là delle nostre differenze di professione, di ceto sociale, di idee politiche: ci apriamo gli uni agli altri per diventare una cosa sola a partire da Lui. Questa fin dagli inizi è stata una caratteristica del cristianesimo realizzata visibilmente intorno all’Eucaristia. Pertanto, il Corpus Domini ci ricorda anzitutto questo: che essere cristiani vuol dire radunarsi da ogni parte per stare alla presenza dell’unico Signore e diventare in Lui una sola cosa.

Un secondo aspetto essenziale è il camminare con il Signore.

E’ la realtà  che viene manifestata dalla processione che compiremo  dopo la celebrazione, camminando dietro Colui che è la Via, il Cammino. Con il dono di Se stesso nell’Eucaristia, il Signore Gesù ci libera dalle nostre “paralisi”, ci fa rialzare e ci fa “pro-cedere”, ci fa fare cioè un passo avanti, e poi un altro passo, e così ci mette in cammino, con la forza di questo Pane della vita.

La processione del Corpus Domini ci insegna che l’Eucaristia ci vuole liberare da ogni abbattimento e sconforto, ci vuole far rialzare, perché possiamo riprendere il cammino con la forza che Dio ci dà mediante Gesù Cristo. E’ l’esperienza del popolo d’Israele nell’esodo dall’Egitto, la lunga peregrinazione attraverso il deserto.

Un’esperienza che per Israele è costitutiva, ma risulta esemplare per tutta l’umanità. Infatti l’espressione “l’uomo non vive soltanto di pane, ma … di quanto esce dalla bocca del Signore” (Dt 8,3) è un’affermazione universale, che si riferisce ad ogni uomo in quanto uomo. Ognuno può trovare la propria strada, se incontra Colui che è Parola e Pane di vita e si lascia guidare dalla sua amichevole presenza. Senza il Dio-con-noi, il Dio vicino, come possiamo sostenere il pellegrinaggio dell’esistenza, sia singolarmente che in quanto società e famiglia dei popoli?

L’Eucaristia è il Sacramento del Dio che non ci lascia soli nel cammino, ma si pone al nostro fianco e ci indica la direzione. In effetti, non basta andare avanti, bisogna vedere verso dove si va! Non basta il “progresso”, se non ci sono dei criteri di riferimento. Anzi, se si corre fuori strada, si rischia di finire in un precipizio, o comunque di allontanarsi più rapidamente dalla meta. Dio ci ha creati liberi, ma non ci ha lasciati soli: si è fatto Lui stesso “via” ed è venuto a camminare insieme con noi, perché la nostra libertà abbia anche il criterio per discernere la strada giusta e percorrerla.

Il senso del terzo elemento costitutivo del Corpus Domini è inginocchiarsi in adorazione di fronte al Signore. Adorare il Dio di Gesù Cristo, fattosi pane spezzato per amore, è il rimedio più valido e radicale contro le idolatrie di ieri e di oggi. Inginocchiarsi davanti all’Eucaristia è professione di libertà: chi si inchina a Gesù non può e non deve prostrarsi davanti a nessun potere terreno, per quanto forte. Noi cristiani ci inginocchiamo solo davanti al Santissimo Sacramento, perché in esso sappiamo e crediamo essere presente l’unico vero Dio, che ha creato il mondo e lo ha tanto amato da dare il suo Figlio unigenito (cfr Gv 3,16).

  Ci prostriamo dinanzi a un Dio che per primo si è chinato verso l’uomo, come Buon Samaritano, per soccorrerlo e ridargli vita, e si è inginocchiato davanti a noi per lavare i nostri piedi sporchi. Adorare il Corpo di Cristo vuol dire credere che qui, in questo pezzo di pane, c’è realmente Cristo, che dà vero senso alla vita, all’immenso universo come alla più piccola creatura, all’intera storia umana come alla più breve esistenza.

E, dunque questa fede che bisogna riaffermare, fondata sulla Parola di Gesù che, dicendo agli Apostoli nell’ultima cena: “prendete e mangiate, questo è  il mio corpo offerto in sacrificio per voi… prendete, bevete, questo è il calice del mio sangue versato per la remissione dei peccati”, ha voluto donarsi agli uomini di tutti i tempi e di tutti i luoghi quale cibo e bevanda che corroborano il cammino di questa vita per operare sempre il bene e raggiungere così la vita eterna. L’Eucaristia è alimento indispensabile per l’uomo che desidera attraversare il deserto della vita.

Gesù volle che il gesto da lui compiuto fosse perpetuato nei secoli, e per questo aggiunse, dandone un comando ai discepoli: “fate questo in memoria di me”. L’Eucaristia è dunque un continuo donarsi di Gesù a noi nella rinnovata celebrazione ed attualizzazione del suo sacrificio e della sua reale presenza ed azione di salvezza. Per chi crede, l’Eucaristia è il culmine della storia della salvezza umana, perché suppone ed assume tutti i misteri dell’azione di Dio e del suo amore per l’uomo. E’ per questo  che, dopo ogni consacrazione eucaristica,acclamiamo: “mistero della fede” . E’ molto importante, perciò, che questa fede, che nella Chiesa non è venuta mai meno, venga sempre riproposta ed inculcata alle nuove generazioni di cristiani che si susseguono, affinchè non si illanguidisca mai, ma continui ad essere per tutti motivo di  gratitudine, fonte di gioia e sorgente di energie impegnate nella testimonianza dell’amore.

Dobbiamo anche ricordare che l’Eucaristia è il supremo gesto di donazione che Gesù ha avuto per noi e per tutti, dobbiamo sentire impellente l’impegno di corrispondervi con la capacità di donarci anche noi agli altri. Non possiamo alzare le mani al momento della preghiera, se non sappiamo tenderle anche nell’azione di solidarietà e di soccorso verso chiunque soffra ed ha bisogno di essere fraternamente aiutato. A questi gesti di misericordia e di amore ci richiama il Giubileo della misericordia che stiamo celebrando in questo Anno di grazia.

Non si può frequentare l’Eucaristia rimanendo egoisti, interessati solo a personali guadagni, o commettendo azioni che danneggiano altre persone e compromettono il bene e la serenità della comunità, sia cristiana che civile. La fede eucaristica comporta la necessità di un’alta sensibilità  e disponibilità sociale: deve attuare l’esercizio di ogni forma di giustizia, rispettando i diritti e l’identità di ciascuno, ma deve tutti ugualmente saper accomunare e promuovere, con la forza spirituale della carità cristiana.

Per la comune fede eucaristica  ci conceda il Signore il dono della comunione ecclesiale: tutte le realtà e le componenti della nostra Chiesa sentano la necessità e la bellezza della comunione fraterna, il volersi bene scambievolmente, per divenire, in un mondo segnato da liti e discordie, da risse e maligne ritorsioni, un segno ed un invito alla concordia, di fratellanza e di pace. Agnello di Dio che togli i peccati del mondo dona a noi la pace! Amen 

2018-02-01T19:22:53+02:00 29 Maggio 2016|