Omelia per la Messa del Crisma in Cattedrale 2016

///Omelia per la Messa del Crisma in Cattedrale 2016

Carissimi Presbiteri e Diaconi,

Carissimi fratelli e sorelle amati dal Signore d  molto cari

E’ la mia prima presidenza della celebrazione della Messa Crismale. Lascio a voi immaginare l’emozione, ma anche l’affetto, la partecipazione e l’intensità di questo momento che riempie il mio cuore di Pastore di questa giovane Comunità diocesana.

Con un solo abbraccio mi rivolgo ad ogni sacerdote qui presente, ai diaconi, alle consacrate e ai consacrati, ai membri dell’Ordo Virginum ai seminaristi, a tutti i fedeli laici. Sento particolarmente vicini, in questa occasione, i sacerdoti malati, impediti di essere qui, ma certamente presenti spiritualmente. Abbraccio fraternamente, ovunque si trovino ad annunciare il Vangelo, tutti i missionari originari della nostra Chiesa.

Come vostro Vescovo apro il cuore ai presbiteri e all’intera Comunità diocesana, agli uomini e alle donne di ogni comunità parrocchiale. Insieme vogliamo innanzi tutto ringraziare il Signore per i tanti doni di persone, organismi, associazioni e iniziative concessi alla Chiesa ragusana.

Oggi però desidero ringraziare il Buon Dio – e invito tutti quanti voi a farlo con me –  specialmente per i nostri Sacerdoti che dopo l’omelia rinnoveranno le promesse della loro Ordinazione. Conformati a Cristo Capo, Sposo e Pastore per il Sacramento dell’Ordine, essi sono le guide pastorali e spirituali del popolo di Dio: in nome di Cristo fanno, del pane e del vino, il Corpo del Signore; sempre in nome Suo celebrano il Sacramento della Riconciliazione, e con le parole “Io ti assolvo dai tuoi peccati, va in pace” risanano la vita delle persone; con l’autorità di Gesù e in comunione col Magistero della Chiesa sono ministri della Parola e della Grazia, riaffermando il primato assoluto di Dio, ma anche stimolando la creatività spirituale ed ecclesiale dei fedeli laici.

A tutti i sacerdoti vogliamo assicurare l’affetto del cuore e il forte vincolo della preghiera, affinché sempre più diventino immagine credibile di Cristo in un mondo che ha bisogno di testimoni prima ancora che di maestri. Vogliamo porgere gli auguri più fervidi ai Presbiteri che celebrano durante quest’anno il venticinquesimo  di ordinazione  presbiterale: Don Robert Dynerowicz, Don Giorgio Occhipinti e Padre Santo Sessa, O.C. e per il Cinquantesimo anniversario a don Salvatore Mercorillo, don Giovanni Nobile, don Giusepe Jacono, don Romolo Taddei, don Vittoio Pirilo e don Gioacchino Interliggi.  Facciamo memoria anche dei Presbiteri che recentemente hanno portato a termine il Santo Viaggio e vivono già nella Comunione dei Santi in Paradiso, don Vincenzo La Porta e don Mario Pavone.

Papa Francesco sin dall’inizio del suo Pontificato, nella Messa con i Cardinali, alla Cappella Sistina ha ribadito che la Chiesa è continuamente edificata da “pietre vive, pietre unte dallo Spirito Santo” (Omelia 14 marzo 2013). Una Chiesa che vive nel tempo, e che cammina, si edifica e si riedifica ogni giorno, professa con le sue labbra e con la vita la sua fede in Cristo.

La Messa del Crisma ci fa contemplare ancora un volta il mistero di questa Chiesa “viva” e “unta”.  E noi siamo pietre unte perché nel Battesimo abbiamo ricevuto una vita nuova, la vita nello Spirito, grazie al dono dell’Unto per eccellenza, il Messia su cui riposa lo Spirito Santo: “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato […] a proclamare l’anno di grazia del Signore” (cf. Lc 4, 18-19).

Siamo partecipi di questa unzione, di questa effusione dello Spirito che ha fatto nuova la nostra umanità e ci ha fatto rinascere “dall’alto” come nuove creature.

2. “Pietre vive, pietre unte dallo Spirito Santo”. Lo Spirito Santo non soltanto ci ha fatto rinascere nell’acqua battesimale, ma continuamente ci fa crescere, ci rafforza, ci sprona a camminare in questa vita nuova. Lo Spirito viene incontro alla nostra debolezza, sostiene questo rinnovamento interiore, rende possibile la nostra conversione e ci spinge ad un autentico esodo da noi stessi verso gli altri.

Siamo e vogliamo essere una Chiesa che vive il continuo rinnovamento. Una Chiesa che non si ferma al peccato dei singoli, né alle brutture, alle ferite, alle divisioni. Una Chiesa che, per l’azione dello Spirito, si rialza e continua a vivere, perché vive non di vita propria ma della vita di Dio, elargita in dono come misericordia.

Nella sinagoga di Nazareth Gesù, rileggendo il profeta Isaia, proclama l’anno della grazia, una opportunità di salvezza e di riconciliazione, un’offerta di comunione con Dio in un “oggi” che compie le attese del cuore dell’uomo: “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato” (Lc 4,21). Siamo veramente Chiesa se viviamo questo “Anno giubilare della misericordia”. Con maggiore apertura di cuore! Con maggiore disponibilità! Con maggiore volontà di rinnovamento.

Quanto ci ha riempito il cuore l’insistenza del Papa su questo tema della misericordia di Dio! Quanto ci ha fatto bene ricordare quello che troppo spesso si dimentica! Dice Papa Francesco. “Per me, lo dico umilmente, è il messaggio più forte del Signore: la misericordia… Torniamo al Signore. Il Signore mai si stanca di perdonare: mai! Siamo noi che ci stanchiamo di chiedergli perdono. E chiediamo la grazia di non stancarci di chiedere perdono, perché Lui mai si stanca di perdonare” (Omelia  parrocchia di Sant’Anna in Vaticano, 17 marzo 2013).

3. Gli Oli santi, che tra poco consacreremo, sono segni di questa unzione luminosa, pasquale, misericordiosa di tutta la Chiesa.

Il Santo Crisma, olio profumato, è segno del sacerdozio regale che tutti ci accomuna; servirà per ungere i nuovi battezzati e coloro che ricevono il sacramento della cresima, come pure le mani dei nuovi sacerdoti come Francesco, Giovanni e Giuseppe che avrò la gioia di ordinare il prossimo 2 aprile, e il capo dei vescovi.

Con l’olio dei catecumeni, verranno segnati quanti si preparano a ricevere il Battesimo, perché fortificati dall’azione di Dio e illuminati dalla sua sapienza, accolgano in pienezza il Vangelo.

Infine l’olio degli infermi aiuterà gli ammalati ad essere sostenuti dalla grazia di Dio e ad offrire per amore la loro sofferenza al fine di completare ciò che manca ai patimenti salvifici di Cristo Crocifisso.

Questi Olii  verranno, questo pomeriggio portati nelle varie comunità, come segni della misericordia di Dio, che brilla e fa luce nella vita di ogni uomo.

   

4. Ministri della misericordia di Dio sono i sacerdoti. Ogni Giovedì Santo, il popolo di Dio vive la gioia di vederli riuniti insieme con il Vescovo e così numerosi. Si tratta di una gioia che ci scambiamo anche tra di noi.

Carissimi sacerdoti! Il sacerdozio che ci è stato donato ci fa vivere il mistero di essere strumenti della misericordia di Dio, al servizio di tutti. Noi che abbiamo per primi sperimentato la sua azione di grazia, siamo chiamati a testimoniarla e a far rivivere l’annuncio di perdono di quel sabato nella sinagoga di Nazareth: “proclamare l’anno di grazia del Signore” nell’oggi di ogni uomo che incontriamo.

Padre Pino Puglisi diceva. “È qui la maggiore meraviglia, è qui il maggiore motivo di vita, il più grande motivo: Lui ci ha amati, ci ha amati da sempre, ci ama…Lui, conoscendo la nostra debolezza, è venuto incontro alla nostra debolezza. Lui ci ha perdonati, ci è venuto incontro e si è fatto sempre trovare da coloro che con cuore sincero lo cercano” (Incontro di preghiera, 12 febbraio 1987).

La nostra vita, carissimi sacerdoti, proprio perché siamo stati consacrati per essere i dispensatori della grazia, è tutta al servizio di questo annuncio di misericordia. Così come lo è stata – permettetemi di dirlo -per don Pino, nella assoluta semplicità della sua testimonianza sacerdotale, che sempre invitava gli uomini a ricominciare e ricominciare.

Cari sacerdoti! Non possiamo essere pessimisti dinanzi a tanti che attendono da noi parole e gesti che devono dire speranza! Direi che siamo chiamati, oggi più che mai, a tutti i livelli, a restituire agli uomini la speranza che tanti si sono lasciati rubare…

5. A voi, carissimi fratelli e sorelle, chiedo di pregare per i vostri sacerdoti. Il Vescovo, quando li invia nei diversi ministeri e distribuisce queste forze secondo le esigenze e le possibilità, ve li affida. Vi chiedo anche di sostenerli col vostro esempio di vita cristiana, di custodirli discretamente, di correggerli dolcemente, di star loro accanto con affetto e sincerità. Dovete fare sentire che siamo una famiglia, un popolo santo, non per scelte personali, ma perché Cristo ci ha reso una cosa sola, a partire dalla sua Parola che ci guida e dallo Spirito che ci ha donato.

Affido per questo la nostra Comunità diocesana alla protezione della Vergine Maria. Per mezzo della sua generosa disponibilità l’umanità è stata rinnovata dalla misericordia di Dio fattasi uomo in Cristo Gesù. Lei, Madre dei sacerdoti e Madre della Chiesa, possa custodirne i passi specie in mezzo alle situazioni più delicate o più dolorose, e possa ogni giorno indicare nel Figlio Risorto il cuore del nostro ministero. Amen.

2018-02-01T19:19:03+02:00 24 Marzo 2016|