Omelia per la chiusura del Giubileo della Misericordia

///Omelia per la chiusura del Giubileo della Misericordia

Carissimi fratelli e Sorelle,

1. Domenica prossima Solennità di Cristo Re dell’Universo si concluderà, con l’anno liturgico, anche l’Anno Santo della misericordia: che però, nelle singole Diocesi, era stato previsto di far terminare proprio oggi.

Si chiudono dunque oggi le simboliche “porte della misericordia”, segnalate in tutte le cattedrali e nei santuari diocesani; hanno termine le celebrazioni speciali connesse con l’evento; si conclude un anno santo, nel quale al centro dell’attenzione dei credenti, è stato posto il tema dell’Amore inesauribile di Dio per l’uomo, che ogni uomo è chiamato ad imitare da Dio, riversandolo sugli altri, in modo sovrabbondante.

Si conclude l’Anno della Misericordia, ma certo non si esaurisce il suo tema centrale. Come Dio continuerà a mostrare ai suoi figli la sua misericordia così i figli di Dio sono esortati a mostrarlo nei fatti ai loro fratelli. “La misericordia rende il mondo meno freddo e più giusto”, ha detto un giorno il Papa Francesco; “c’è tanto bisogno oggi di misericordia, ed è importante che i cristiani la vivano e la portino nei diversi ambienti sociali”. Tutti siamo chiamati a manifestare al prossimo la misericordia: con le possibili multiformi opere di bene, con la sapiente pazienza del perdono, con l’impegno, personale e comunitario, per la giustizia e la pace.

2. Volgiamo la nostra attenzione alle Parola di Dio appena proclamata, il Vangelo (Luca 21,5-19) è costituito da un discorso di Gesù che preannuncia eventi futuri, poi puntualmente verificatesi: la distruzione del grande tempio di Gerusalemme, di cui, “non sarà lasciata pietra su pietra”; la comparsa di falsi Messia (quanti filosofi e politici ci sono stati, ritenuti o sedicenti benefattori dell’umanità, in realtà maestri di menzogna, cause di tragedie a non finire); guerre tra i popoli; terribili sconvolgimenti nella natura, nonché persecuzioni per i suoi seguaci.

Le persecuzioni sono ancora in corso e verosimilmente ce ne saranno anche in futuro. Va allora sottolineato quanto il Maestro dice a chi ne è vittima: “Avrete allora occasione di dare testimonianza” e “con la vostra perseveranza salverete la vostra vita”. Una sottolineatura richiede anche una frase compresa nella seconda lettura (2 Tes 3,7-12) “Chi non vuol lavorare, neppure mangi. Sentiamo infatti che alcuni fra voi vivono una vita disordinata, senza fare nulla e sempre in agitazione”.

L’espressione può apparire provocatoria, in tempi come i nostri in cui molti non lavorano, e non per scelta! La disoccupazione è il più grave dei mali che travagliano il nostro Paese: senza lavoro non c’è dignità; e senza lavoro, specie per i giovani, la società non ha futuro. Come può un giovane disoccupato senza prospettive affidabili, programmare una vita normale, formarsi una famiglia, nutrire l’orgoglio di concorrere al bene comune? Senza considerare che la mancanza di un lavoro rischia di indurre a comportamenti negativi, e la mancanza di prospettive toglie anche la voglia di impegnarsi, ad esempio utilizzando in positivo il tempo forzatamente libero per cercare, con lo studio o la pratica, di acquisire nuove o migliori competenze.

3. Il cristiano è l’uomo che crede in Cristo e dunque crede nell’Amore, ad un amore senza limiti e senza frontiere e senza eccezioni, perché crede all’amore di Dio che si è fatto uomo per incarnare l’amore nell’esperienza umana di ogni giorno.

L’amore altro non è se non la Misericordia. Un parola composta da tre termini miseri-cor-dare, cioè dare e offrire il proprio cuore a chi è misero. Il premio promesso ai misericordiosi è quello di trovare misericordia. Dio darà loro, in pienezza, la misericordia che hanno esercitato. Ma, la misericordia è Dio stesso. Di conseguenza, i misericordiosi sono “beati” perché avranno Dio e vivranno di Dio, avvolti dal suo amore.

4. Carissimi fratelli, radunati in questa Cattedrale per chiudere solennemente un tempo di grazia che il Signore ci ha concesso, vogliamo in questa particolare circostanza, rivolgere a Papa Francesco la nostra gratitudine per averci donato un Anno Giubilare, dedicato alla Misericordia, con lo specifico intendo di rivolgere il nostro sguardo e soprattutto il nostro cuore e la nostra fede verso il Padre ricco di misericordia.

Abbiamo così riscoperto che “Misericordia” è Dio nella sua stessa intimità. E’ il Dio cordiale! Misericordia è la celebrazione di Dio nel cuore stesso della miseria umana, Miseria di uomini piccoli che spasimano per un giorno di gloria. Miseria di poveri, relegati sempre più nel bunker della povertà. Miseria di corpi martoriati, di cuori feriti, di spiriti alienati. Miseria di mille volti. Miseria del peccato.

E, tuttavia, miseria che non riesce ad arginare la follia amante di Dio. Dio-Amore, esprime se stesso proprio attraverso i delicati tratti della tenerezza, l’altro nome della misericordia è proprio la tenerezza; la simpatia di Dio in mezzo alle nostre sopraffazioni, la compassione dentro le nostre passioni, la pietà dentro le nostre penose carognate.

5. Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia! “Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia ed essere aiutati al momento opportuno” Gesù è il volto della misericordia del Padre, e questa sua carta di identità trova resistenza e opposizione da parte dei farisei, i quali si scandalizzano per il fatto che Lui mangia con i pubblicani e i peccatori.

Essere misericordiosi significa superare deliberatamente uno stile di relazione umana governata dal calcolo. La misericordia introduce, infatti, nei rapporti umani un principio essenziale di generosità, in base al quale non si misurano più i meriti e i debiti reciproci, ma si dona e si perdona fino a settanta volte sette. Cioè sempre! La misericordia designa la dimensione incondizionata dell’amore: il  riconoscimento dell’altro, il rispetto che gli è dovuto, l’aiuto del quale ha diritto. Misericordia è un dono offerto “gratuitamente e graziosamente”. Avere misericordia significa allora possedere un cuore che si lascia intenerire dal proprio simile quando incappa in qualche miseria, per sollevarlo, liberarlo, donargli di nuovo possibilità di vivere.

La misericordia è la passione di Dio per l’uomo, e la stessa passione d’amore viene richiesta da Dio al credente nei confronti di ogni uomo, chiunque egli sia. Sono gli atti di amore vero, autentico, gratuito a tenere acceso l’amore di Dio nei nostri cuori. E solo un amore ardente e inalterabile è capace di rischiarare un’esistenza. Ciascuno di noi, per il dono della fede, che abbiamo ricevuto, deve sentire compassione della folla del mondo che cammina nelle tenebre e ha fame di verità eterne, questa fiumana di uomini e di donne vagano spesso senza meta e rischiano di cadere nell’oblio.

Questo tempo messianico di misericordia comprende quattro gesti caratteristici, che possiamo anche chiamare carità, nei confronti del prossimo: “annunciare un lieto messaggio, proclamare la liberazione, proclamare la vista ai ciechi, rimettere in libertà gli oppressi. Questi quattro gesti di misericordia e carità non si esauriscono  nell’anno giubilare, ma hanno un orizzonte di tempo e di azione sociale molto più vasto. Esorto, pertanto, tutti voi qui convenuti, e l’intera Chiesa di Ragusa a continuare la missione dell’annuncio della Misericordia del Signore   Avanti, dunque, sempre nel nome del Signore. Amen.

2018-02-01T19:16:58+02:00 12 Novembre 2016|