Omelia per l’apertura della Porta della Misericordia

///Omelia per l’apertura della Porta della Misericordia

Carissimi fratelli e sorelle,

che gremite questa cattedrale, oggi per la Chiesa sparsa nel mondo è un giorno di gioia ed esultanza per l’inizio del Giubileo della  Misericordia indetto dal Santo Padre Francesco, con la relativa apertura nelle migliaia di cattedrali della Porta della misericordia.

La liturgia della terza domenica  di Avvento è pervasa di letizia e di gioia, per questa ragione viene chiamata “Dominica gaudete” così come recita l’antifona d’ingresso della messa “gaudete in Domino semper”.

E’ commovente il messaggio che ci viene dalla liturgia della Parola, esso è percorso da un irrefrenabile moto di letizia. Ogni creatura è chiamata ad asciugare le lacrime dal volto, riprendere vigore e coraggio, abbozzare un sorriso. Il profeta Sofonia dichiara che Dio vuole esultare e rallegrarsi per Israele. Egli ha revocato la sua condanna, vuole stare con il suo popolo  per allontanarlo da ogni sventura. Dio, dunque, ricrea il suo popolo, rinnova con l’amore la sua creatura. Perciò Israele non dovrà più lasciarsi cadere le braccia, non dovra vivere da rassegnato e nella disperazione. E’ il tempo della speranza e della rinascita. Rallegriamoci anche noi  del gaudio divino per le meraviglie operate a nostro favore e non consentiamo che la tristezza del mondo si impossessi del nostro animo, conducendoci su strade pericolose.

Il Vangelo, nelle parole di Giovanni il Battista, scandisce sapientemente le vie che conducono al rinnovamento dell’uomo nell’amore di Dio, di cui parla il profeta Sofonia. E’ la conversione il segno di questa novità, se essa non si limita al vuoto velleitarismo, ma diviene decisione quotidiana sul da farsi concreto. Giovanni individua tre elementi essenziali. Il primo elemento è quello dell’amore verso i poveri. “Cosa dobbiamo fare” chiedono le folle a Giovanni e la risposta ed esse è di instaurare un regime di vita che abbia al centro la condivisione e la solidarietà verso i bisognosi; dando da mangiare a chi non ne ha e di che vestirsi a chi ne è sprovvisto.

Il secondo elemento è quello della giustizia, nelle relazioni sociali. I pubblicani si indirizzano a Giovanni, ponendo lo stesso interrogativo, da cui la risposta, “non esigete nulla più di quanto è stato fissato”. E’ noto che questa categoria odiata e temuta deteneva l’appalto della riscossione delle imposte per  l’autorità romana, maggiorandola indebitamente specie sui poveri, a proprio vantaggio. Chi detiene il potere non approfitti della propria posizione prevaricando i più deboli e l’autorità non mostri il suo volto rapace e spietato, ma rispetti le persone povere e le famiglie.. Il terzo elemento riguarda la messa al bando della violenza, della brutalità e dell’avarizia. In un mondo in cui la brutalità dei potenti era dilagante, Giovanni invita alla mitezza.

La lettera ai Filippesi, infine, ci invita a vivere della gioia evangelica. Siate sempre lieti nel Signore. La vostra amabilità sia nota a tutti. Non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti. Impariamo anche noi a gioire e rallegrarci con Dio e per Dio, per la sua prossimità. Decidiamoci per una conversione sincera e concreta. Essa è resa possibile dal dono dello Spirito da parte di Gesù. Trasformiamo le inquietudini della nostra vita nella schiettezza di una preghiera che nasce dalla fede e dalla carità sovrabbondanti. Ci accorgeremo che la gioia evangelica sarà piena e contagiosa!

Il Giubileo della misericordia.

Papa Francesco, con la Bolla Misericordiae Vultus ha indetto il Giubileo della Misericordia con l’intento di richiamare i credenti a tenere fisso lo sguardo sulla Misericordia e per diventare noi stessi segno efficace dell’agire del Padre.

E’ un Giubileo straordinario per rendere più forte ed efficace la testimonianza dei credenti. Egli ha voluto richiamare l’attenzione di tutti su una grande verità della fede: “La misericordia sarà sempre più grande di ogni peccato, e nessuno può porre un limite all’amore di Dio che perdona.

Il Papa, infatti, in un momento storico spesso dominato dalla prepotenza, dall’odio e dalla violenza dilagante, ha ritenuto necessario che tutta la Chiesa volgesse la sua attenzione verso la misericordia per metterla, in maniera reale, al centro della sua azione.

Egli ha voluto legare il Giubileo a un anniversario particolare, la chiusura del Concilio Vaticano II avvenuta cinquanta anni fa l’otto dicembre 1965. Anche il Concilio, del resto aveva avuto la misericordia come punto di riferimento importante. San Giovanni XXIII all’apertura del Concilio diceva infatti: “Ora la Sposa di Cristo preferisce usare la misericordia invece di imbracciare le armi del rigore… La Chiesa Cattolica, mentre con questo Concilio Ecumenico innalza la fiaccola della verità cattolica vuole mostrarsi madre amorevolissima di tutti, benigna, paziente, mossa da misericordia e da bontà verso i figli da lei separati”.

Il motto scelto per questo Anno Santo è significativo: “Misericordiosi come il Padre”. Non siamo chiamati semplicemente a contemplare la misericordia di Dio, siamo piuttosto invitati a sperimentarla in prima persona, a metterla in pratica. La misericordia, infatti, non è una dottrina da imparare, ma una Persona da incontrare e un volto da contemplare. In questo Anno Santo, potremo fare l’esperienza di aprire il cuore a quanti vivono nelle più disparate periferie esistenziali, che spesso il mondo  di oggi! In questo Giubileo ancora di più la Chiesa sarà chiamata a curare le ferite, a lenirle con l’olio della consolazione, fasciarle con la misericordia e curarle con la solidarietà e l’attenzione dovuta. Non cadiamo nell’indifferenza che umilia nell’abitudinarietà che anestetizza l’animo  e impedisce di scoprire la novità, nel cinismo che distrugge (MV 15).

Questo Anno Santo, quindi, vuole dare un segno di come la misericordia di Dio non ha limiti e vuole essere sperimentata da tutti. Questo è il motivo per il quale il Papa Francesco ha voluto che oltre che a Roma esso sia vissuto nella vita ordinaria di tutte le Diocesi del mondo. Per questo ha voluto che oltre che le porte delle Basiliche romane ogni Diocesi abbia una propria porta  della misericordia, quella da cui siamo entrati questa sera.

Prepariamoci a vivere al meglio questo Anno cercando di mettere al centro della nostra esistenza la misericordia e facciamo nostre le parole di Papa Francesco: “In questo Anno Giubilare la Chiesa si faccia eco della Parola di Dio che risuona forte e convincente come una parola e un gesto di perdono, di sostegno, di aiuto, di a more. Non si stanchi mai di offrire misericordia e sia sempre paziente nel confortare  e perdonare. La Chiesa si faccia voce di ogni uomo e di ogni donna e ripeta con fiducia e senza sosta: “Ricordati, Signore, della tua misericordia e del tuo amore, che è da sempre (Sal 25,6).

2018-02-01T19:16:48+02:00 12 Dicembre 2015|