Intervista a don Gianni Corallo

A 65 anni tanti tirano una linea, fanno un primo bilancio della vita e si accingono ad un meritato riposo, c’è chi invece incomincia una nuova vita come Giovanni Corallo o, meglio, don Gianni che a questa veneranda età è approdato al sacerdozio, con esattezza il 29 giugno scorso.

Già la vocazione sacerdotale in questi decenni si è fatta merce rara, ma con queste peculiari modalità salta all’occhio, genera tante domande e noi le abbiamo girate all’interessato.

Don Gianni (ancora non ho fatto l’abitudine) raccontaci delle tue origini: dal nome sembreresti un ragusano “doc” …

Sì, è così infatti sono il minore di tre fratelli nati da una famiglia rigorosamente cristiana allargata a mio zio omonimo ed anche lui sacerdote. Lo ricordo sempre immerso nei libri, nello studio interrotto dal via vai di tanti fedeli o religiosi, ma rispettoso della mia libertà: mai un rimprovero relativo alla Messa o al catechismo. Qualcuno dei parenti mi vedeva bene sacerdote, quantomeno per custodire la vasta biblioteca dello zio, ma resistevo tanto da non volere andare a scuola perché momentaneamente ospitata nel palazzo vescovile.

A 22 anni scelsi di fare il servizio militare presso i Vigili del Fuoco per impegnare quel periodo in modo più utile ed al termine cominciai ad avvicinarmi alla Chiesa confrontandomi con l’allora parroco, p. Giovanni Occhipinti e ricevetti il sacramento della Cresima.

Prima di parlarne al Vescovo incontrai due sacerdoti che avevano abbandonato il ministero: restavo sempre libero di gestire la giornata, ma sentivo sempre dentro di me qualcosa che mi accompagnava, che mi faceva sentire la sua vicinanza, il suo calore, per dirla come sant’Agostino “Tu eri dentro di me, e io fuori. E là ti cercavo”.

Evidentemente poi hai parlato col Vescovo…

Mons. Angelo Rizzo mi consentì, visto che non c’era ancora un istituto teologico, di seguire da esterno le stesse lezioni di teologia impartite ai seminaristi e così accedere ai ministeri dell’accolitato e del lettorato. Il sacerdozio sembrava vicino poi eventi imprevedibili dell’impresa familiare (la morte di mio padre, fondatore, e la ristrutturazione necessario a far fronte all’ingresso in città della grande distribuzione (leggi centri commerciali, n.d.r.), ma anche della diocesi (l’avvicendarsi di tre Vescovi, le alterne vicende del Seminario) “remavano contro”, ma alla fine…

Andando all’oggi: ti è stato affidato, già da diacono, l’ufficio amministrativo della Diocesi. Come applichi la tua vocazione a questo compito? Ma il denaro non era “lo sterco del diavolo”? Ti basta attingere ai tuoi studi (un po’ remoti, diciamolo) ragionieristici?

Sul piano pratico abbiamo informatizzato, con l’aiuto di tutta la squadra, le procedure, che sono lo strumento per realizzare in maniera adeguata ed incisiva le finalità definite dal Vescovo con lo scopo centrale di salvare le anime che è la vocazione fondamentale della Chiesa.

Oltre ai compiti gestionali il Vescovo ti ha anche inserito nella cura pastorale di alcune parrocchie: una agenda bella fitta la tua…

Sto cercando un po’ di fare da equilibrista nel bilanciare gli impegni dell’Ufficio, della Fondazione (S. Giovanni Battista, n.d.r.) con le attività pastorali, ma quando capita un accavallamento do priorità e maggiore attenzione alle esigenze ed ai bisogni delle persone ed alla celebrazione dell’Eucarestia (“Fonte e apice di tutta la vita cristiana”, LG 11).

Enrico Giordano