In ricordo di fra Giuseppe Pecorella

«Chi ci separerà dall’amore di Cristo?» (Rm 8,35)

Sono le parole che ho trovato scritte in una piccola chiesa, all’indomani dei funerali di fra Giuseppe. Paolo le pronunciava in un tempo di grande tribolazione e, leggendole, mi sono chiesto se non fossero proprio le stesse parole che anche fra Giuseppe avrebbe voluto consegnare a ciascuno di noi.

L’ho conosciuto nel 2016, quando fui chiamato a servire la Gioventù Francescana di Sicilia nel Consiglio Regionale. Da allora ho imparato a conoscere la sua gentilezza, la sua mitezza e quella capacità unica di riportare pace nei cuori. Abbiamo percorso tanti chilometri insieme, visitando le fraternità della Sicilia. Quando emergevano tensioni o incomprensioni, lui sapeva sempre ricucire gli strappi, vivendo davvero le parole della preghiera francescana: «Dove è odio, che io porti l’amore.»

Nel 2019 l’ho ritrovato a Ragusa come parroco della Parrocchia Sacra Famiglia. Da quel momento gli chiedemmo di accompagnare la fraternità dell’Ordine Francescano Secolare e la Gioventù Francescana dell’Angelo Custode come assistente spirituale. Accolse quel servizio con la disponibilità che lo ha sempre contraddistinto, condividendo con noi il cammino della fraternità fino alla fine.

Fra Giuseppe non si risparmiava mai: era sempre in cammino, sempre pronto ad ascoltare, incoraggiare e donarsi agli altri. Ogni giorno, con la stessa fedeltà con cui viveva il suo ministero, condivideva sui social un breve commento al Vangelo. Lo ha fatto fino all’ultimo, commentando il Vangelo del sabato e lasciandoci parole che oggi risuonano come un vero testamento spirituale:

«Lasciare tutto per ricevere tutto, cioè solo Dio. Solo se abbiamo Dio possiamo lasciare tutto. Solo Dio basta. In tutto ciò che facciamo Dio sia il primo pensiero e l’ultimo. Così anche noi possiamo dire con Gesù: “Tutto è compiuto”, e tutto sarà a beneficio della vita eterna. Qui in terra facciamo in modo di vivere per piacere solo Dio. “Soli Deo placere”.»

Quest’anno, durante uno degli incontri di formazione del Giubileo Francescano, ci parlò di sorella morte, riprendendo le parole del Cantico delle Creature: «Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra morte corporale, da la quale nullo homo vivente pò skappare.» Un tema che umanamente ci spaventa, ma che lui ci invitava ad accogliere con fede, ricordandoci che la vita eterna inizia già qui e trova il suo compimento nell’incontro con il Padre. La morte, ci diceva, non è una sconfitta, ma il passaggio all’abbraccio definitivo con Dio.

Durante l’omelia delle esequie, il nostro Vescovo ha detto che il Signore è venuto incontro a fra Giuseppe «con le vesti strette ai fianchi e la lampada accesa», trovandolo immerso nel servizio, nel ministero sacerdotale, nella fraternità cappuccina e nella vita della Chiesa diocesana. È forse l’immagine più bella della sua esistenza: un uomo trovato pronto, mentre continuava a donarsi agli altri.

Fra Giuseppe è tornato alla casa del Padre di domenica, il giorno della Risurrezione. Il Vangelo proclamato quel giorno parlava del seminatore. Non riesco a immaginare un’immagine più bella per descrivere la sua vita. È stato un instancabile seminatore della Parola: nelle fraternità, nella predicazione, negli incontri, nelle confessioni e anche attraverso quei semplici pensieri quotidiani affidati ai social. Oggi la sua voce non la sentiamo più, ma il seme che ha sparso continua a portare frutto, perché la voce dell’uomo si spegne, mentre la Parola di Dio rimane per sempre.

Ripensando alle parole di san Paolo, sento che fra Giuseppe continua a parlarci attraverso la testimonianza della sua vita. Perché chi vive radicato nell’amore di Cristo lascia un segno che la morte non può cancellare.

Prima di morire, san Francesco disse ai suoi frati: «Io ho fatto la mia parte; la vostra Cristo ve la insegni.» Credo che questa sia anche l’eredità che fra Giuseppe lascia a ciascuno di noi. Ognuno è chiamato a compiere la propria parte, con fedeltà e amore, mettendo Dio al primo posto, proprio come lui ci ha insegnato con la sua vita.

Grazie, fra Giuseppe, per ogni incontro, per ogni percorso fatto insieme, per ogni consiglio, per ogni parola e per ogni gesto di fraternità. Continueremo il nostro cammino con la certezza che nulla potrà separarci dall’amore di Cristo e che ciò che hai seminato continuerà a germogliare nei nostri cuori.