«DUC IN ALTUM» Inizio del ministero pastorale di Parroco di padre Salvatore Frasca nella parrocchia Spirito Santo
Caro padre Salvatore, il Vangelo che abbiamo ascoltato ci presenta una scena semplice, quotidiana: siamo sulle rive del lago di Genèsaret. Gesù è circondato dalla folla e, poco distante, due barche ferme sulla riva. Alcuni pescatori, dopo una notte di lavoro, lavano e preparano le reti per il giorno dopo. E lì accade qualcosa di decisivo. Proprio lì, dentro questa scena ordinaria, accade qualcosa di decisivo: Gesù entra nella vita di Pietro, gli rivolge la sua Parola e trasforma la sua barca, in luogo di missione. Il racconto comincia con uno sguardo: «Vide due barche ormeggiate alla sponda» (Lc 5,2). Il suo, però, non è uno sguardo distratto: in quella scena quotidiana riconosce la vita concreta di Pietro. In quella barca e in quelle reti c’è tutta la vita di Pietro: il suo mestiere, la sua esperienza, la sua fatica, le sue speranze. Gesù entra proprio lì, nella concretezza della sua esistenza, incontrandolo nel luogo ordinario del suo lavoro, delle sue relazioni e della sua vita quotidiana. Padre Salvatore, è questo il primo atteggiamento al quale sei chiamato nel ministero pastorale di parroco: imparare a guardare la tua comunità con lo sguardo di Cristo. Uno sguardo che ti permetterà di entrare nella vita delle persone che ti saranno affidate, non fermandoti a ciò che appare, ma cercando di riconoscere ciò di cui hanno veramente bisogno e ciò che il Signore desidera compiere nella loro vita. È proprio questo il cuore della cura delle anime, che san Gregorio Magno, di cui oggi celebriamo la memoria, definiva «l’arte delle arti»: l’arte di conoscere le persone e accompagnarle, con misericordia, all’incontro con Cristo (Regola pastorale I, 1).
Tu conosci Vittoria perchè sei figlio di questa terra; ora sei chiamato a conoscerla ancora più profondamente nei volti delle persone che il Signore ti affida. Lo dovrai fare entrando nelle case e conoscendo le famiglie, accompagnando i bambini e i giovani, facendoti prossimo a chi vive situazioni di povertà, di solitudine o di disagio. La tua formazione francescana potrà essere, in questo senso, una grande ricchezza. San Francesco ha imparato a riconoscere nel povero e nel piccolo il volto stesso di Cristo. Qui, in questa porzione di Chiesa, la carità ha già conosciuto una testimonianza generosa. Questa eredità merita gratitudine e continuità, ma può trovare nuovo slancio dentro una pastorale nella quale la carità rimanga profondamente unita alla formazione della fede. Perché la carità non è semplice assistenzialismo, ma il modo concreto con cui la Chiesa rende visibile l’amore di Cristo e conduce ogni persona all’incontro con Lui. Una parrocchia è davvero casa della carità quando la sua attenzione ai poveri non è separata dall’annuncio del Vangelo, dalla formazione della fede e dalla vita sacramentale. La carità, la catechesi, la liturgia, la pastorale familiare, l’attenzione ai giovani, la formazione e la vita comunitaria sono dimensioni diverse di un’unica missione: condurre gli uomini all’incontro con Cristo
Dopo aver parlato alla folla, Gesù dice a Simone: «Prendi il largo e calate le reti per la pesca» (Lc 5,4). Pietro conosce il lago, conosce il suo mestiere e conosce anche la fatica di quella notte: «Abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla» (Lc 5,5). Eppure, proprio dentro questa esperienza di fatica e di apparente fallimento, Pietro pronuncia la parola che cambia tutto: «Sulla tua parola getterò le reti» (Lc 5,5). Questo è il cuore del racconto evangelico che abbiamo ascoltato. Secondo una logica puramente umana, non ci sarebbero molte ragioni per ricominciare. Eppure Pietro accoglie la Parola di Gesù e decide di fidarsi di essa più che della propria esperienza. Pietro fa quanto Gesù gli ha chiesto e accade l’inaspettato: «riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare» (Lc 5,7). La pesca miracolosa non nasce semplicemente dall’abilità del pescatore, ma dalla fiducia con cui Pietro riconosce nella parola del Maestro una possibilità nuova. Anche il ministero pastorale vive di questo affidamento. La prima e più preziosa risorsa del pastore è, infatti, la Parola di Cristo: «Sulla tua parola getterò le reti» (Lc 5,5). Dalla Parola nasce il discernimento, nella Parola trova fondamento l’annuncio, nell’Eucaristia la Parola si fa nutrimento e presenza, e dalla comunione con Cristo scaturisce la forza per il servizio. Per questo, caro Padre Salvatore, custodisci con cura la tua vita spirituale. Lasciati nutrire dalla Scrittura. Prima di essere pastore sei tu stesso un uomo chiamato ad ascoltare, a lasciarti guidare e affidarti al Pastore; e quanto più rimarrai radicato in Cristo, tanto più il tuo ministero potrà diventare strumento attraverso cui altri potranno incontrarlo e lasciarsi condurre a Lui.
La pesca quella notte fu sovrabbondante e le reti cominciano a riempirsi. Pietro allora fa cenno ai compagni dell’altra barca perché «venissero ad aiutarli» (Lc 5,7). Il dono di Dio genera immediatamente comunione, crea collaborazione, mette in movimento una comunità. È un’immagine particolarmente significativa per la vita parrocchiale. Il parroco, infatti, è chiamato a riconoscere i doni che il Signore ha seminato nella sua comunità, a valorizzarli, a farli crescere, a metterli in relazione e, nello stesso tempo, suscitare nuove disponibilità e nuove responsabilità, perché ciascuno possa contribuire, secondo la propria vocazione e i propri carismi, alla missione della Chiesa. Catechisti, educatori, ministri, animatori, famiglie, giovani, anziani, associazioni, gruppi e organismi di partecipazione costituiscono una ricchezza attraverso la quale la missione può assumere un volto concreto. Ma la comunione che nasce dal dono di Dio non si esaurisce all’interno della singola comunità: essa ci apre anche alla collaborazione con le altre realtà ecclesiali. Questo vale in modo particolare nel rapporto con le parrocchie limitrofe. Occorre superare sempre più una visione isolata delle singole comunità e promuovere una pastorale che aiuta a camminare insieme, condividendo doni, responsabilità e risorse. Per questo ti esorto a coltivare la collaborazione con i confratelli, cercando percorsi condivisi nella formazione, nella pastorale dei giovani e delle famiglie, nella catechesi, nella carità e nell’accompagnamento degli adulti. Camminare insieme non significa perdere la propria identità, ma riconoscere che la missione appartiene all’unica Chiesa e che Cristo ci chiama a edificare insieme il suo unico Corpo.
La pesca conduce Pietro davanti al mistero di Cristo e, nello stesso tempo, davanti alla propria fagilità: «Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore» (Lc 5,8). Pietro percepisce tutta la distanza tra la grandezza del Signore e la propria povertà; ma proprio nel momento in cui riconosce il proprio limite, ascolta la parola di Gesù: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini» (Lc 5,10). La grazia non cancella la storia di Pietro: la assume e la trasfigura. Il pescatore diventa apostolo, la sua esperienza diventa servizio, la sua fragilità diventa lo spazio nel quale può manifestarsi la forza della grazia. Caro Padre Salvatore, anche a te questa sera il Signore ripete l’esortazione rivolta a Pietro: «Non temere». Non ti viene chiesto di essere senza limiti, né di portare da solo il peso della missione. Ti viene chiesto di fidarti del Signore e di rimanere nella barca che Egli ti affida. Il parroco non abbandona la barca nelle difficoltà, così come Cristo non è sceso dalla croce quando la missione è diventata più difficile. Potranno esserci fatiche, incomprensioni, momenti di solitudine e situazioni che sembreranno andare oltre le tue forze; ma proprio allora ricordati della parola di Gesù: «Non temere».
Affidati, dunque, alla misericordia di Dio. È questo l’atteggiamento spirituale con cui dovrai vivere il tuo servizio pastorale; sapere che non sempre vedrai i frutti della tua fatica, ma continuare a credere che il Signore può far nascere una pesca sovrabbondante là dove tu avrai sperimentato soltanto la fatica e la sterilità. Dovrai essere preparato a un lavoro che tante volte sembrerà non portare risultati e che potrà costarti una fatica e, talvolta, anche frustrazione – «abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla» –; ma dovrai essere altrettanto pronto a riconoscere la vita cristiana nuova che il Signore farà sorgere là dove non ti saresti aspettato «una gran quantità di pesci».
Abbi, dunque, il coraggio di amare questa comunità, di servirla e di camminare con essa, anche quando il mare sarà agitato, fino a spendere per essa la tua stessa vita. E non sarai solo: il Signore ti precede, la Chiesa ti accompagna e questa comunità, con i suoi doni e le sue fragilità, camminerà con te. Insieme, allora, potrete prendere il largo, fidandovi della sua Parola e della sua promessa.
E allora, padre Salvatore, «Duc in altum». Oggi ti viene affidata una barca che possiede una storia e un cammino già percorso, e che ora guarda verso un nuovo orizzonte. Entraci con l’umiltà di chi sa di ricevere un dono, con la sensibilità e la cura del Buon Pastore, con la passione per l’annuncio del Vangelo e con il desiderio di edificare una comunità nella quale ogni dimensione della vita ecclesiale possa crescere armoniosamente, nell’unità della fede e nella comunione della carità.
A voi, carissimi fratelli e sorelle, affido il compito di accompagnare il vostro parroco con la preghiera, l’affetto, la collaborazione e la corresponsabilità. Continuate a custodire con gratitudine il bene ricevuto nel passato e, insieme al nuovo pastore, apritevi con fiducia alle strade nuove che il Signore vi chiederà di percorrere.
Maria, Madre della Chiesa, accompagni il ministero di Padre Salvatore, sostenga i suoi passi e custodisca questa comunità nella comunione e nella pace.
Il Signore benedica questa barca e tutti coloro che vi salgono. Nutriti dalla sua Parola, fortificati dall’Eucaristia, uniti nella comunione e aperti alla carità, possiate prendere il largo con fiducia, là dove Egli vi chiama. E anche quando il cammino sarà faticoso e il mare agitato, ciascuno di voi possa riconoscere nel Signore la propria guida e rinnovare con fede la propria fiducia in Lui, dicendo: «Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla» (Sal 22). Amen.
