Centenario dell’erezione canonica della parrocchia Sacro Cuore di Vittoria – «Dalla memoria alla missione»

1. Carissimi Confratelli presbiteri e diaconi, cari fratelli e sorelle nel Signore, con profonda gioia celebriamo il primo centenario dell’erezione canonica della parrocchia del Sacro Cuore di Gesù, avvenuta il 17 giugno 1926. Prima di allora, nel quartiere Senia, la vita di fede si sviluppava attorno a una piccola chiesetta, affettuosamente chiamata “a crisiula”, punto di riferimento per le famiglie del quartiere.
Con decreto vescovile, il 17 giugno 1926, quella piccola chiesa venne ufficialmente eretta a parrocchia e, pochi giorni dopo, fu nominato parroco don Salvatore Gurrieri, che si dedicò con generosità all’edificazione della comunità.
Da allora numerosi sacerdoti si sono succeduti alla guida della comunità. Ognuno ha lasciato qualcosa di sé. Alcuni sono oggi presenti tra noi; altri hanno già raggiunto la casa del Padre. Insieme a loro, persone consacrate e numerosi fedeli laici hanno offerto con dedizione il proprio servizio. A ciascuno di loro va il nostro ricordo e la nostra gratitudine.

2. È motivo di consolazione vedere come l’eredità spirituale di questi cento anni continui a portare frutti in una comunità viva e generosa, capace di testimoniare la bellezza della fede e dell’incontro con Cristo. Ho potuto constatare personalmente questa vitalità durante la recente Visita Pastorale, incontrando sacerdoti, operatori pastorali, famiglie, giovani e anziani che, con dedizione e spirito di servizio, rendono la parrocchia del Sacro Cuore una presenza significativa nel territorio.
Mentre rendiamo grazie al Signore per il cammino compiuto, desidero rinnovare a tutti l’invito che ho rivolto durante la celebrazione di apertura di questo Mese Giubilare: vivete intensamente questo tempo di grazia e partecipate con entusiasmo alle iniziative dell’Anno Centenario. Non lasciate che questo anniversario sia soltanto una ricorrenza da ricordare, ma un’occasione di rinnovamento spirituale, di crescita nella fede e di rinnovato slancio nel cammino di santità.

3. Alla luce della Parola di Dio che abbiamo ascoltato, vorrei soffermarmi su quattro parole che possono illuminare il cammino della vostra comunità: identità, comunione, corresponsabilità e missione. Sono quattro dimensioni della vita ecclesiale, strettamente unite tra loro, che possono orientare il presente e il futuro della vostra parrocchia.
La prima parola è identità. Ogni comunità cristiana è chiamata a riscoprire continuamente la propria origine e la propria vocazione. In questi cento anni la vostra parrocchia ha maturato un volto proprio, plasmato dalla fede, dalla preghiera e dalla testimonianza di tante generazioni. Tuttavia, la sua identità più profonda non nasce dalla storia che custodisce o dalle opere che realizza, ma dall’iniziativa di Dio, che chiama, raduna e invia il suo popolo.

4. La parrocchia è il luogo in cui la vita degli uomini, attraverso la Parola annunciata e i sacramenti celebrati, incontra la vita di Dio. Qui si fa esperienza della presenza fedele del Signore che, come assicura il profeta Geremia, è al fianco del suo popolo, ne guida il cammino e non lo abbandona mai (cfr. Ger 20, 12).
Per questo la storia di una comunità cristiana non è soltanto una storia umana, ma una storia abitata dalla grazia. È la grazia di Cristo che, come ricorda l’apostolo Paolo, ha trasformato il destino dell’umanità e continua a operare nella Chiesa: «Se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo si sono riversati in abbondanza su tutti» (Rm 5,15). Da questa grazia nasce la vera identità della comunità: essere un popolo amato da Dio, radunato nella comunione e inviato nel mondo come testimone del Vangelo.

5. Dall’identità scaturisce la comunione. Essa è anzitutto un dono che nasce dall’incontro con Cristo e dall’esperienza del suo amore. Nella parrocchia impariamo a riconoscerci fratelli e sorelle perché ci scopriamo figli dell’unico Padre. È questa esperienza che rende possibile vivere il comandamento dell’amore.
Per questo non basta promuovere occasioni di incontro e di collaborazione; occorre coltivare una vera spiritualità di comunione, che porta a riconoscere la presenza di Dio nei fratelli, a condividere le loro gioie e le loro fatiche e a valorizzare i doni che lo Spirito distribuisce per il bene di tutti. Allo stesso tempo, dobbiamo avere il coraggio di contrastare tutto ciò che ferisce la vita comunitaria: l’individualismo, la diffidenza, la ricerca del proprio interesse, la competizione e la gelosia.
Senza questa spiritualità, anche le strutture più efficienti rischiano di diventare gusci vuoti e le forme esteriori di partecipazione restare prive di anima (cfr. NMI 43). Quando invece la comunione è vissuta con sincerità, il volto della Chiesa diventa riconoscibile e la fraternità vissuta si trasforma nella testimonianza più credibile del Vangelo.

6. La terza parola è corresponsabilità. Il Cammino Sinodale ci ha ricordato che nella Chiesa nessuno è spettatore. Nessuno è estraneo. Nessuno è marginale. Ciascuno, secondo la propria vocazione e i doni ricevuti, è chiamato a partecipare alla vita e alla missione della comunità (cfr. CEI, Lievito di pace e di speranza, 16).
La corresponsabilità nasce dal Battesimo, che ci rende non semplici destinatari, ma protagonisti della missione della Chiesa. Non si tratta soltanto di collaborare, pur con generosità, ad alcune attività pastorali, ma di sentirsi parte viva della vita e della missione della Chiesa. È uno stile che valorizza il “noi” invece che l’“io” e aiuta a crescere nell’unità, nella partecipazione e nella maturità della fede (cfr. G. LA PLACA, Camminando s’apre cammino, 46).
È motivo di gioia vedere nella vostra parrocchia tanti fedeli laici impegnati nei diversi ambiti della vita comunitaria. È il segno che state imparando sempre più a a camminare nella logica della corresponsabilità, come ho potuto constatare personalmente durante la Visita Pastorale. Un cammino che richiede ancora crescita, maturazione e conversione, ma che già oggi manifesta frutti significativi di partecipazione, comunione e senso di appartenenza ecclesiale.

7. Dalla corresponsabilità nasce la missione. Una comunità radicata in Cristo e costruita nella comunione non vive ripiegata su sé stessa, ma chiamata a portare la luce del Vangelo nella vita delle persone e nelle realtà del territorio.
Da questo punto di vista, dobbiamo riconoscere con sincerità che il cammino resta ancora aperto. Se la vita della comunità del Sacro Cuore appare viva e partecipata, più impegnativa è talvolta la capacità di tradurre questa ricchezza spirituale in una presenza incisiva nella vita quotidiana e negli ambiti della cultura, dell’educazione, del lavoro e delle istituzioni. La maturità di una comunità cristiana, infatti, non si misura soltanto dalla qualità delle relazioni che sa costruire al proprio interno, ma anche dalla capacità di rendere visibile nella società la forza trasformatrice del Vangelo.

8. Una delle conseguenze più evidenti di questa difficoltà è il limitato coinvolgimento nella vita pubblica e nell’assunzione di responsabilità civili, talvolta guardate con diffidenza o disinteresse. Per questo vi esorto a non accontentarvi di una fede vissuta entro i confini rassicuranti delle attività ecclesiali, ma ad incarnarla nei luoghi ordinari dell’esistenza: nella famiglia, nella scuola, nel lavoro, nella vita sociale. È lì che il Signore continua a inviare i suoi discepoli; è lì che il Vangelo è chiamato a diventare luce, speranza e fermento di rinnovamento.
Come Chiesa, non vogliamo sostituirci alle istituzioni o agli altri soggetti della vita sociale, ma offrire il contributo che ci è proprio: la luce del Vangelo, una speranza che nasce dall’incontro con Cristo e una carità operosa che aiuti a edificare una città più umana, fraterna e solidale, nella quale ogni autentico progresso sia orientato a promuovere la dignità della persona e a perseguire il bene comune.

9. Carissimi, questo centenario è un tempo di grazia: un’occasione privilegiata per riconoscere la presenza fedele del Signore nella storia della vostra parrocchia e per rinnovare l’impegno a camminare nella fede, nella speranza e nella missione.
In questo percorso, un sostegno prezioso è l’adorazione eucaristica perpetua che da diciassette anni anima la cappella Tabor. Essa richiama continuamente la centralità di Cristo nella vita della comunità e ci ricorda che dall’Eucaristia nascono la comunione, la carità e lo slancio missionario.

Desidero infine esprimere la mia gratitudine al parroco, don Ettore Todaro, e al vicario parrocchiale, don Vito Intanno, per la dedizione generosa e fedele con cui esercitano il loro ministero. Il mio ringraziamento si estende a tutti coloro che, secondo i diversi carismi e ministeri, contribuiscono alla vita della comunità. Il loro impegno è segno di una Chiesa che cammina insieme, cresce nella fede e testimonia con gioia la vita buona del Vangelo.

10. La Vergine Maria, Madre della Chiesa, interceda per voi perché possiate crescere sempre più nella comunione, nella corresponsabilità e nella missione. Sostenuti dai doni dello Spirito Santo, siate una comunità viva e missionaria, capace di portare Dio agli uomini e gli uomini a Dio, di testimoniare con la vita la gioia del Vangelo e la fraternità che nasce dal riconoscersi figli dell’unico Padre.
Custodite con gratitudine l’eredità ricevuta, ma non fermatevi a contemplare il passato. Lo Spirito Santo continua a guidare il vostro cammino e ad aprire strade nuove. Abbiate il coraggio della comunione, la gioia della corresponsabilità e l’entusiasmo della missione, nella cetezza che il Signore accompagna la sua Chiesa e fa fruttificare ogni seme di bene seminato per il suo Regno.
Il Sacro Cuore di Gesù, fonte inesauribile di amore e di misericordia, continui a custodire la vostra comunità e a renderla sempre più segno vivo del Vangelo nel territorio: una comunità che annuncia Cristo, accoglie ogni persona, genera comunione e testimonia con semplicità e gioia la bellezza della fede. Amen.