«UN SOLO CAMMINO UN’UNICA MISSIONE» Inizio del ministero pastorale di Amministratore Parrocchiale di padre Vincenzo Guastella nelle parrocchie San Francesco di Paola e Santa Maria Maddalena

  1. Carissimi fratelli e sorelle, con gioia celebriamo oggi la festa della Natività della Beata Vergine Maria. In questo giorno, che coincide con il 6° anniversario dell’ordinazione sacerdotale di padre Vincenzo Guastella, il Signore ci dona di vivere l’inizio del suo ministero come amministratore parrocchiale delle comunità di San Francesco di Paola e Santa Maria Maddalena. La liturgia della Parola ci aiuta a comprendere il momento che stiamo vivendo. Il profeta Michea ci conduce a Betlemme, una piccola città di Giuda, lontana dai grandi centri del potere. Ed è proprio da lì che annuncia la nascita del pastore d’Israele: «Da te uscirà per me colui che deve essere il dominatore in Israele» (Mt 5,1). Dio sceglie ciò che è piccolo per far germogliare la speranza del suo popolo. La storia della salvezza passa spesso attraverso piccoli inizi che, custoditi nella fede, diventano luoghi di una presenza grande. Dio ama compiere le sue opere attraverso ciò che è umile: persone concrete, realtà semplici, comunità capaci di accogliere con fede ciò che Egli affida loro. È così che, dalla piccola Nazaret, Maria diventa colei attraverso la quale il Verbo di Dio entra nella storia dell’uomo (cfr. Lc 1,26-38).
  1. Il Vangelo di Matteo ci presenta questa storia attraverso una lunga genealogia. A prima vista potrebbe sembrare un semplice elenco di nomi; in realtà, l’evangelista compi un’operazione teologica di grande importanza: mostra che Gesù entra realmente nella storia degli uomini, la assume e la conduce alla sua pienezza. Al centro di questa storia troviamo Giuseppe, al quale l’angelo rivolge una parola di fiducia e di incoraggiamento: «Non temere di prendere con te Maria, tua sposa» (Mt 1,20). Giuseppe accoglie Maria e, attraverso di lei, accoglie il mistero di Dio. Di fronte a una responsabilità che non aveva scelto e a un disegno più grande di lui, non si lascia vincere dal timore: si affida alla parola di Dio e accoglie la missione che gli viene affidata.
  1. Anche a te, caro Vincenzo, il Signore affida oggi una responsabilità che non hai scelto tu: il servizio pastorale in questa porzione di Chiesa. Ti consegna un popolo da accogliere, amare e custodire, mettendoti al servizio dell’opera di salvezza che Dio desidera compiere in mezzo a esso. Il tuo primo compito sarà quello della custodia: prenderti cura delle persone, della loro fede e del loro cammino, perché ogni uomo e ogni donna possa riconoscere e far crescere il dono di Dio nella propria vita. Custodire, accompagnare e guidare, non come chi possiede, ma come chi si prende cura di un popolo che gli è stato affidato del quale un giorno dovrà rendere conto al Signore. Per questo, caro padre Vincenzo, accogli con fiducia questa missione. Ci saranno momenti in cui sentirai il peso della responsabilità, situazioni difficili da comprendere o da affrontare. Proprio allora lascia risuonare nel tuo cuore la parola dell’angelo a Giuseppe: «Non temere» (Mt 1,20). Non temere di amare questo popolo con un amore generoso e gratuito. Non lesinare la tua presenza e non risparmiare il tuo cuore, soprattutto quando qualcuno avrà più bisogno di te. Lasciati ispirare da Maria Maddalena, che davanti a Gesù non trattenne nulla del suo profumo, ma lo versò tutto ai suoi piedi. Quel profumo racconta di un amore che non calcola e non conserva nulla per sé: un’immagine eloquente di una vita donata senza riserve (cfr. Lc 7,36-38). Sia così anche il tuo ministero: un dono senza calcoli, un «profumo» versato con generosità sulla vita delle persone che il Signore ti affida. Potrà sembrare, agli occhi del mondo, tempo sprecato o energie sprecate. Ma ciò che è donato per amore di Cristo non è mai sprecato.
  1. Caro padre Vincenzo, oggi il Signore ti consegna queste due comunità. Durante la recente visita pastorale ho avuto modo di incontrarle da vicino e di conoscere tante persone che, con generosità e senso di responsabilità, dedicano tempo ed energie alla vita delle parrocchie. Ho incontrato la disponibilità di molti a collaborare, ciascuno secondo le proprie possibilità, per rendere viva la comunità cristiana. A te è affidato ora il compito di aiutarli a sentirsi sempre più parte viva della Chiesa, valorizzando i loro talenti e favorendo occasioni nelle quali ciascuno possa mettere a servizio degli altri ciò che ha ricevuto. Il tuo ministero sappia suscitare corresponsabilità, favorire la comunione e aiutare ciascuno a riconoscere il proprio posto nella vita della Chiesa (cfr. 1Cor 12,4-7.12-27). Sarai coadiuvato da padre Beniamino, che proprio oggi celebra il 57° anniversario della sua ordinazione sacerdotale, e da padre Pippo Di Corrado. Ti chiedo di vivere con loro una fraternità sacerdotale autentica, fatta di stima, ascolto e comunione del cuore. La vostra collaborazione non sia soltanto condivisione dei compiti, ma vera corresponsabilità nella cura pastorale delle comunità. Il ministero sacerdotale vissuto nella fraternità è già una forma di evangelizzazione. Una comunità riconosce la bellezza della comunione quando la vede anzitutto vissuta dai suoi sacerdoti. Siate, dunque, non semplicemente collaboratori nelle attività pastorali, ma fratelli che camminano insieme e insieme si mettono al servizio del popolo di Dio. Questa fraternità potrà dare nuovo impulso al cammino delle due parrocchie, chiamate anch’esse a crescere nella comunione e a riconoscersi parte di un unico cammino e di un’unica missione (cfr. Ef 4,1-6).
  1. Ti chiedo, caro padre Vincenzo, di favorire questo cammino attraverso occasioni di incontro, momenti comuni di preghiera e formazione e una maggiore collaborazione tra gruppi e associazioni, soprattutto nella catechesi, nella pastorale giovanile e nella carità. Aiuta le persone a superare eventuali distanze e a scoprire che ciò che una comunità possiede può diventare dono per l’altra. Non si tratta di cancellare le identità e le tradizioni proprie di ciascuna parrocchia, ma di metterle in comunione. La ricchezza delle singole realtà può diventare risorsa per un cammino più ampio e fecondo. È questo lo stile sinodale al quale la nostra Chiesa diocesana ci sta educando: non camminare gli uni accanto agli altri, ma imparare a camminare insieme. Sarà questo uno dei compiti più belli del tuo ministero: aiutare queste due comunità a passare dalla semplice vicinanza alla comunione, dalla collaborazione occasionale alla corresponsabilità, dalla condivisione di alcune attività alla consapevolezza di una missione comune.
  1. La nascita di Maria, che celebriamo nella liturgia, è un evento umile, nascosto, silenzioso. Eppure appartiene alla grande storia della salvezza, perché attraverso quella piccola creatura Dio prepara la venuta del suo Figlio (cfr. Lc 1,26-38; Gal 4,4-5). Anche il cammino di queste due parrocchie dovrà seguire questa logica: non cercare ciò che è spettacolare per attirare le folle, ma riscoprire la ricchezza delle realtà semplici e nascoste, dove la fede mette radici, la vita cristiana cresce e porta frutto. Le feste, le tradizioni e le diverse espressioni della pietà popolare acquistano il loro significato più autentico quando nascono da una fede vissuta e aiutano a riportare al centro ciò che veramente conta: l’incontro con il Signore. Le celebrazioni dedicate ai santi sono un patrimonio prezioso che la Chiesa è chiamata a custodire, ma anche a purificare e rinnovare. Una festa è autenticamente cristiana quando conduce a Cristo; la devozione ai santi trova la sua espressione più bella quando, attraverso la loro testimonianza, ci aiuta a riconoscere la santità come risposta alla grazia di Dio e ci spinge a seguirne l’esempio. Caro padre Vincenzo, ti affido anche questo compito: accompagna le feste della comunità con sapienza pastorale, custodiscine la bellezza e valorizzane il significato religioso, perché siano espressione della fede del popolo e occasione di incontro con il Signore. Sarà necessario anche un attento discernimento, per distinguere ciò che appartiene alla celebrazione della fede da ciò che appartiene alla cultura e al folklore. Quest’ultimo può avere un suo valore sociale e contribuire a custodire la memoria e l’identità di una comunità, ma non deve essere confuso con l’essenziale della fede. Così le nostre feste potranno continuare a essere una ricchezza, senza perdere il loro centro: Cristo.
  1. Padre Vincenzo, oggi il Vescovo ti affida con fiducia queste comunità. Le affida a un sacerdote chiamato a vivere insieme il ministero pastorale, lo studio e il servizio alla nostra Chiesa diocesana. Gli studi che stai compiendo in teologia morale, che porterai a compimento con il dottorato, e l’insegnamento che inizierai quest’anno presso lo Studio Teologico San Paolo di Catania, dove studiano anche i nostri seminaristi, arricchiscono il tuo servizio di una particolare attenzione alla formazione, al discernimento e alla ricerca della verità cristiana. Lo studio, però, non è mai fine a sé stesso, soprattutto per un sacerdote. Il sapere teologico non può rimanere nell’ambito della ricerca personale o accademica, ma deve diventare un servizio alla comunità. La teologia che studi e che insegnerai possa, allora, diventare sempre più sapienza pastorale, capace di aiutarti ad accompagnare le persone e a mostrare loro come il Vangelo illumini concretamente le scelte della vita, la coscienza, le responsabilità e le domande più profonde del cuore dell’uomo. La tua formazione, dunque, non rimanga un patrimonio personale, ma diventi un dono messo a servizio delle comunità che ti sono affidate.
  1. A questo si aggiunge il tuo servizio come direttore dell’Ufficio diocesano di Pastorale giovanile. Ti affido con particolare affetto i giovani delle due parrocchie. Aiutali a scoprire che il Vangelo non è estraneo alla loro vita, ma possiede una forza capace di parlare al loro presente, orientare le loro scelte e aprire davanti a loro un futuro di speranza. La Chiesa ha bisogno dei giovani, e i giovani hanno bisogno di trovare nella Chiesa adulti e comunità capaci di accoglierli, ascoltarli, accompagnarli e dare loro fiducia. I giovani dell’OFS, della Gi.Fra., dell’Azione Cattolica, dell’Agesci, gli Araldini e tutte le realtà che accompagnano le nuove generazioni sono una grande risorsa per queste parrocchie. Possano trovare nel tuo ministero un punto di riferimento, incoraggiamento e sostegno; possano essere aiutati a mettere a frutto i loro doni e a sentirsi protagonisti della vita della Chiesa, perché la loro crescita umana e cristiana diventi anche una ricchezza per la comunità ecclesiale di Vittoria.
  1. Caro padre Vincenzo, nel giorno della Natività di Maria, mentre inizi questo nuovo servizio, affidiamo a lei il tuo ministero e il cammino di questo popolo. Ti accompagni con la sua maternità, ti insegni la disponibilità, la fiducia e l’umiltà del servizio e ti aiuti a custodire ogni persona che il Signore porrà sul tuo cammino. E a voi, cari fratelli e sorelle, chiedo di accogliere il vostro nuovo pastore con affetto, disponibilità e spirito di collaborazione. Siate anche voi protagonisti di questo nuovo inizio: mettete in comune i vostri doni, apritevi gli uni agli altri, collaborate con i vostri sacerdoti e fate della ricchezza di ciascuno un dono per tutti. La Vergine Maria, che oggi celebriamo nella gioia della sua nascita, accompagni questo nuovo inizio con la sua materna intercessione. E il Signore, che ha iniziato in voi la sua opera, vi conceda la grazia di portarla avanti insieme, con cuore generoso e con fiducia, per diventare sempre più una sola famiglia, unita nella fede, nella carità e nella missione. Amen.