XXXIII Giornata Mondiale del Malato 11 febbraio 2025
«La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Rm 5,5)
Con i sofferenti, pellegrini di speranza
Il messaggio della XXXIII Giornata Mondiale del Malato si colloca all’interno dell’Anno Giubilare, che ha come motto: «Pellegrini di speranza». In collegamento con il cammino ecclesiale il tema proposto per il 2025 dall’Ufficio Nazionale per la pastorale della salute è tratto da Rm 5,5: «La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato».
La stretta relazione tra malattia e speranza viene evocata nella riflessione dell’Apostolo ai Romani, rileggendo la condizione umana alla luce dell’evento pasquale di Gesù Cristo, il Figlio di Dio crocifisso e risorto. Come interpretare la «speranza» e la sua relazione con la malattia? C. Peguy amava definire la speranza una virtù «bambina». Il poeta francese intendeva sottolineare un duplice aspetto. La speranza è anzitutto un esercizio nascosto nel cuore, semplice come una bambina e insieme desiderosa di vita. Essa permette ad ogni persona di guardare al proprio futuro con desiderio di guarigione, di positività e rinnovamento. Inoltre la speranza è per sua natura dinamica, itinerante, porta con sé una dimensione costruttiva, relazionale e insieme «vocazionale». Scrivendo agli Efesini l’Apostolo afferma: «Un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra chiamata» (Ef 4,4). La «piccola» speranza è compagna di chi soffre, genera nel cuore la lotta spirituale, il coraggio di ricominciare, la forza per rimettersi in piedi e il desiderio di camminare sulla via della santità.
Papa Francesco cita il testo del poeta francese presentando la “piccola” speranza. Egli scrive: «Sono anch’io convinto di questo carattere umile, “minore”, eppure fondamentale della speranza. Provate a pensare: come potremmo vivere senza speranza? Come sarebbero le nostre giornate? La speranza è il sale della quotidianità».
Il tempo della prova e la prova del tempo. La Giornata Mondiale del Malato intende riproporre a tutti i credenti la forza della speranza nel mistero pasquale di Gesù Cristo. In esso si coglie la pienezza dell’annuncio cristiano (cf. At 4,12). Il tempo presente è caratterizzato dalle prove dalle tribolazioni che segnano l’esistenza dei singoli e delle comunità. Ogni credente è chiamato a fare discernimento sul senso autentico della vita, accogliendo nella fede il dono della grazia divina, costruendo relazioni di amore e lasciandosi guidare dalla «piccola» speranza. In tal modo il «tempo della prova» e della malattia diventa una testimonianza di vita che fa la differenza. La speranza schiude nuovi orizzonti e rende capace di oltrepassare la «prova del tempo».
Il Messaggio della XXXIII Giornata del Malato indica quattro luoghi di apprendimento e di esercizio della speranza. Il primo è la preghiera. Accanto alla preghiera c’è l’agire. «La speranza in senso cristiano è sempre anche speranza per gli altri. Ed è speranza attiva, nella quale lottiamo» affinché «il mondo diventi un po’ più luminoso e umano». E solo se so che «la mia vita personale e la storia nel suo insieme sono custodite nel potere indistruttibile dell’amore» io «posso sempre ancora sperare anche se … non ho più niente da sperare». Un terzo luogo di apprendimento è rappresentato dal soffrire. «Certamente bisogna fare tutto il possibile per diminuire la sofferenza»: tuttavia «non è la fuga davanti al dolore che guarisce l’uomo, ma la capacità di accettare la tribolazione e in essa maturare, di trovare senso mediante l’unione con Cristo, che ha sofferto con infinito amore». Fondamentale è poi saper soffrire con l’altro e per gli altri. «Una società che non riesce ad accettare i sofferenti… è una società crudele e disumana». Un quarto luogo di apprendimento della speranza è il Giudizio di Dio. «La fede nel Giudizio finale è innanzitutto e soprattutto speranza: esiste la risurrezione della carne. Esiste una giustizia. Esiste la “revoca” della sofferenza passata, la riparazione che ristabilisce il diritto». Il Papa si dice «convinto che la questione della giustizia costituisce l’argomento essenziale, in ogni caso l’argomento più forte, in favore della fede nella vita eterna». È impossibile infatti «che l’ingiustizia della storia sia l’ultima parola». «Dio è giustizia e crea giustizia. È questa la nostra consolazione e la nostra speranza. Ma nella sua giustizia è insieme anche grazia».
Le reliquie di Santa Bernadette Soubirous saranno presenti nella Diocesi di Ragusa in occasione del Giubileo per il 75esimo anniversario della sua erezione e del Giubileo della Chiesa universale su richiesta dell’UNITALSI, Sottosezione di Ragusa.
Il programma della Peregrinatio delle Reliquie di Santa Bernadette avrà il suo culmine nella Giornata dell’11 febbraio, Festa della Beata Vergine di Lourdes e XXXIII Giornata Mondiale del Malato; in questa giornata le reliquie saranno accolte presso la chiesa di San Michele a Ragusa e nel pomeriggio alle ore 15.30 partendo in pellegrinaggio dalla Chiesa di San Michele alla Cattedrale san Giovanni Battista dopo l’accoglienza alle ore 16.00 per iniziativa dell’Ufficio per la Pastorale della Salute, sarà celebrato il Giubileo degli Ammalati, del Mondo della Sanità e del Volontariato con un Solenne Pontificale presieduto dal Vescovo S.E. Mons. Giuseppe La Placa. Alla Celebrazione del Giubileo saranno presenti ammalati, diversamente abili, medici, operatori sanitari, le varie Associazioni di volontariato presenti e operanti in diocesi, le comunità parrocchiali (l’invito è particolarmente esteso ai Ministri Straordinari della Comunione Eucaristica e alle Caritas parrocchiali) con i confratelli sacerdoti.
Trattandosi di un evento importante durante l’anno Giubilare è importante segnalare la presenza dei malati, delle Associazioni e delle Comunità parrocchiali entro e non oltre il 7 febbraio prossimo per poter predisporre le condizioni di viabilità e i pass per i mezzi che trasportano malati, anziani, diversamente abili.
Affidiamo tutti i malati, i medici, gli operatori sanitari, i volontari e coloro che si prodigano accanto ai sofferenti, a Maria, Madre di misericordia e Salute degli infermi perché sostenga la nostra fede e la nostra speranza, e ci aiuti a prenderci cura gli uni degli altri con amore fraterno.
