Voi siete il cuore e le mani di Dio – Omelia per il Giubileo degli operatori della carità

  1. Carissimi fratelli e sorelle, cari operatori e operatrici della carità, oggi celebriamo un giorno di grande festa per la nostra amata Chiesa di Ragusa, un momento di grazia che il Signore ha preparato per ciascuno di voi.

 

  1. La nostra diocesi vanta una lunga e gloriosa tradizione di carità e di servizio. Fin dalle sue origini, infatti, ha saputo incarnare il Vangelo della misericordia attraverso l’impegno concreto di sacerdoti, religiosi, laici e laiche che, mossi dallo Spirito Santo, hanno dedicato la loro vita al prossimo. Tra questi testimoni della carità, non possiamo non ricordare la Beata Madre Maria Schininà, fondatrice delle Suore del Sacro Cuore di Gesù, che ha lasciato un’impronta indelebile nella storia della nostra Chiesa locale. Nata in un contesto nobiliare, non esitò a spogliarsi di ogni privilegio per servire i più deboli, vivendo in mezzo a loro, condividendone le sofferenze, consolando i malati, educando i bambini, sostenendo gli emarginati. «Bisogna chinarsi sugli ultimi con cuore di madre e mani operose», diceva. Il suo stile, fatto di umiltà, ascolto e tenerezza evangelica, resta per noi un faro luminoso, un esempio concreto di come la carità possa farsi carne, prossimità, presenza viva dell’amore di Cristo.

 

  1. E non possiamo dimenticare la Beata Madre Maria Candida dell’Eucaristia, figura esemplare della vita contemplativa, che ha vissuto l’unione profonda tra preghiera, Eucaristia e carità. La sua esistenza, interamente consacrata al Signore nel silenzio del Carmelo, ci ricorda che la sorgente inesauribile della carità è proprio l’Eucaristia: lì Cristo si dona totalmente, e da quel dono nasce ogni autentico amore verso i fratelli. Madre Candida ha testimoniato che la preghiera non è evasione dal mondo, ma partecipazione al suo destino: è nella clausura, nell’adorazione quotidiana che le nostre carissime monache, esercitano una carità silenziosa ma potente, capace di sostenere chi è nel bisogno, di accompagnare chi è nella prova, di illuminare chi cammina nelle tenebre. Così, accanto al servizio attivo di chi opera tra i poveri, si staglia il servizio nascosto di chi prega per loro. Due volti della stessa carità evangelica: quella che nasce dal cuore trafitto di Cristo e si diffonde, in modi diversi, per raggiungere ogni uomo.

 

  1. In questo speciale anno di grazia, celebriamo anche il cinquantesimo anniversario della presenza della Caritas nella nostra diocesi: una tappa significativa che ci invita a fare memoria grata del cammino percorso. Dopo il Concilio Vaticano II, si aprirono nuovi orizzonti per la vita della Chiesa. Con coraggio profetico, la nostra comunità ecclesiale – guidata allora da Mons. Angelo Rizzo – accolse l’invito della Conferenza Episcopale Italiana a fare della carità non solo un gesto spontaneo e occasionale, ma un segno permanente, organizzato e pedagogico della comunione ecclesiale. Fu grazie all’impulso e alla dedizione di figure illuminate, come Mons. Giovanni Battaglia – tra i pionieri di questo servizio – che la Caritas Diocesana mosse i suoi primi passi a partire proprio dal 18 maggio 1975, anno della sua fondazione. Da allora, la nostra Caritas ha costruito una rete attenta ai bisogni concreti delle persone e capace di generare concreti processi di speranza. Ha promosso attività di formazione, osservazione e ricerca, con l’intento di leggere e affrontare le situazioni prima ancora che esse diventassero emergenze.

 

  1. San Paolo VI ricordava che la missione principale della Caritas è proprio quella della formazione: non un’assistenza fine a sé stessa, magari gratificante nell’immediato, ma una vera e propria azione educativa, capace di formare comunità cristiane attente, corresponsabili, che sapessero leggere i segni dei tempi, riconoscere i bisogni e rispondervi con intelligenza evangelica e carità operosa. Il documento Evangelizzazione e testimonianza della carità, infatti, invitava le comunità cristiane a essere protagoniste attive, ricordando loro che la carità, insieme alla liturgia e alla catechesi, è uno dei pilastri fondamentali della vita ecclesiale. Celebrare questo anniversario, pertanto, non è solo un doveroso atto di riconoscenza verso chi ha dato vita e forma a questa preziosa realtà, ma è anche un’occasione per rinnovare il nostro impegno nel rendere la carità sempre più cuore pulsante della nostra Chiesa, segno concreto del Vangelo vissuto nella storia.

 

  1. In cinquant’anni di storia, la Caritas di Ragusa ha saputo crescere ed evolversi, restando sempre fedele alla propria missione: ascoltare, con cuore attento, le trasformazioni della storia, senza mai perdere il contatto con la carne viva dei poveri. Oggi raccogliamo questa preziosa eredità con gratitudine e responsabilità, consapevoli che la carità non è soltanto un gesto di umana solidarietà, ma l’essenza viva della nostra fede. Come ci ricorda san Paolo: «La carità non avrà mai fine» (1 Cor 13,8), perché, come dice Gesù, «i poveri li avete sempre con voi» (Gv 12,8).

 

  1. «Con voi», dice Gesù, come a ricordarci che il servizio della carità è una vocazione comune, un impegno che appartiene all’intera comunità. Nella Chiesa, infatti, non esistono “specialisti della carità”, ma comunità cristiane che scelgono di camminare insieme ai poveri. Per questo, oggi, siamo chiamati a rinnovare il nostro “sì” alla missione che il Signore ci affida, lasciandoci provocare dalle nuove forme di povertà (pensiamo all’emergenza abitativa o alle tante dipendenze che affliggono soprattutto i giovani), dalle solitudini silenziose, dalle ferite – visibili e invisibili – che segnano il volto dei nostri fratelli e delle nostre sorelle. Non possiamo restare indifferenti. Lo Spirito ci spinge a uscire, a incontrare, ad ascoltare, a servire con umiltà e con gioia. Solo così la carità diventa profezia, presenza viva, seme di speranza.

 

  1. Cari amici operatori della carità, voi siete il volto bello di una Chiesa che non si ripiega su sé stessa, ma che, con cuore aperto e mani pronte, si china con compassione sulle ferite dell’umanità, come il Buon Samaritano. Siete l’espressione concreta di una comunità cristiana viva, che non teme di sporcarsi le mani per amore, che abbraccia i più fragili, che si fa prossima a chi è nel bisogno. Penso a tutti coloro che ogni giorno, in silenzio e umiltà, con generosità e dedizione, operano al servizio degli ultimi e seminano speranza: oltre ai diversi servizi della nostra Caritas Diocesana (Presidi, Centri di ascolto e aggregativi, Ristoro ed Emporio solidale, Case di accoglienza), desidero ricordare l’attività caritativa della Suore Carmelitane Missionarie di Santa Teresa di Gesù Bambino, delle Suore del Sacro Cuore e delle Sorelle Francescane del Vangelo, della Società San Vincenzo de Paoli di Ragusa e Vittoria, del Vo.Cri., delle Associazioni “I Tetti Colorati”, “Mecca Melchita” e “Meta Cometa”, del Banco di Solidarietà, delle Famiglie per l’Accoglienza, della Fondazione San Giovanni Battista e Buon Samaritano, dell’AVO e dell’UNITALSI e di tutti coloro che, attraverso Movimenti, Gruppi ecclesiali, Club Service e i nostri Uffici di Pastorale Carceraria, della Salute e Migrantes, svolgono attività di servizio e volontariato.

 

  1. Ogni vostro gesto – anche il più semplice – è una scintilla di luce che rischiara le notti del dolore, una carezza che consola, una parola che rialza. In voi si fa visibile un amore che non conosce confini, che non giudica, ma si dona. Chiediamo la grazia di non stancarci mai di amare, di restare fedeli al Vangelo, anche quando il servizio diventa pesante, faticoso o incompreso. Il Signore non ci lascia soli. Egli cammina con noi: ci precede nel volto dei poveri che incontriamo, ci accompagna con la forza della sua Parola e ci sostiene con il dono dell’Eucaristia.

 

  1. Il cuore della Parola di Dio che abbiamo ascoltato in questa quinta domenica di Pasqua è la frase di Gesù nel Vangelo di Giovanni: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi» (Gv 13,34). Quel “come” fa tutta la differenza. Non basta, cioè, semplicemente amare, né limitarsi a gesti di solidarietà. Il Signore ci chiede qualcosa di più profondo e radicale: amarci come Lui ci ha amati. E sappiamo bene come ci ha amati Cristo: fino alla fine, fino alla croce, fino al dono totale di sé.

 

  1. Nel mondo, grazie a Dio, sono tante le persone che si dedicano con generosità al volontariato, e questa è senza dubbio una grande ricchezza. Molti, anche senza professare una fede esplicita, mossi da un autentico desiderio di aiutare il prossimo, si impegnano a favore dei più bisognosi. Tuttavia, ciò che caratterizza in modo unico la carità cristiana è la sua sorgente e il suo fine. La carità cristiana non nasce soltanto da un senso di giustizia o dal desiderio di migliorare il mondo. Essa scaturisce da un incontro vivo e personale con Cristo, con Colui che ci ha amati per primo, che ha dato la vita per noi e che continua ad amarci e a sostenerci ogni giorno, soprattutto nel mistero dell’Eucaristia.

 

  1. Ecco il cuore di tutto: è Lui e non siamo noi i protagonisti della carità. È Cristo che ama e si fa servo attraverso di noi. Questa verità è il fondamento di ogni autentico servizio cristiano. Papa Francesco, nell’Evangelii Gaudium, ci ricorda che «il servizio cristiano è un atto d’amore che nasce dall’amore ricevuto da Cristo» (EG, 276). È un dinamismo di grazia: ricevere l’amore per poterlo donare. Anche il Vangelo lo dice con parole semplici, ma decisive: «Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv 13,34). Custodire queste parole nel cuore ci aiuta a restare umili, a non cadere nella trappola dell’autoreferenzialità, una tentazione sottile, che può insinuarsi persino nei gesti più nobili e nelle iniziative più generose.

 

  1. Quando perdiamo di vista che è Cristo a operare in noi rischiamo, infatti, di trasformare il servizio in un palcoscenico, e le opere buone in strumenti di gratificazione personale. Il vero servizio cristiano, invece, si nutre di umiltà e di gratuità: non nasce dal desiderio di mettersi in mostra, ma dalla consapevolezza che ogni bene compiuto è sempre risposta a un dono più grande, l’amore di Dio. Un amore che ci ha preceduti, ci ha raggiunti, e continua a sostenerci. Ed è proprio in questo dinamismo – amore ricevuto, amore donato – che l’agire del cristiano diventa autentico, il suo servizio fecondo e la sua testimonianza credibile.

 

  1. Il fine ultimo del nostro agire non è riducibile solo al “fare qualcosa di buono” o al risolvere bisogni materiali: la nostra missione, come cristiani, è anzitutto quella di essere una testimonianza viva di una speranza che trascende questa vita, una speranza che ha il volto radioso di Cristo risorto. Anche quando il nostro aiuto ci apparirà piccolo, imperfetto o insufficiente, se è offerto in Cristo e animato da un amore vero, diventerà seme fecondo di speranza. Ogni gesto di carità, ogni sorriso sincero, ogni parola gentile, ogni mano tesa non saranno mai inutili: saranno come chicchi di grano che, cadendo nella terra, porteranno frutto abbondante a suo tempo, nel tempo di Dio.

 

  1. Madre Teresa di Calcutta amava ripetere: «Non tutti possiamo fare grandi cose, ma possiamo fare piccole cose con grande amore». Questa semplice, profonda verità ci ricorda che il valore della carità non si misura dalla grandezza esteriore delle azioni, ma dall’amore con cui vengono compiute. Il grande scrittore Dominique Lapierre, autore del celebre best seller La città della gioia (1985), nato proprio dall’incontro con Madre Teresa, ha voluto che sulla sua tomba fosse inciso un antico proverbio indiano: «Tutto ciò che non è donato è perduto». Parole che evocano profondamente le parole di Gesù riportate dagli Atti degli Apostoli: «Vi è più gioia nel dare che nel ricevere» (At 20,35). Ecco la vera novità della carità cristiana: ciò che è donato non solo non va perduto, ma corona di gioia duratura la nostra stessa vita.

 

  1. Carissimi operatori della carità, oggi il Signore posa su di voi il suo sguardo di tenerezza e vi rinnova la sua fiducia. Voi siete il cuore e le mani di Dio. Attraverso la voce della Chiesa, Egli vi ringrazia per il vostro impegno silenzioso e fedele, e ancora una volta vi invia, forti della sua grazia, per essere segni viventi del suo amore. Non temete la fatica dell’amore, non lasciatevi scoraggiare dalla durezza del servizio: ogni gesto di carità, anche il più nascosto, è una preghiera che sale a Dio, un annuncio di speranza per chi soffre ed è nel bisogno, un seme di eternità piantato nel cuore del tempo. Il Signore vi benedica e vi custodisca. Vi accompagni ogni giorno con la forza della sua presenza e rinnovi in voi la gioia del dono, il coraggio della perseveranza e la dolcezza della speranza. Amen.