Venticinquesimo anniversario di Ordinazione Sacerdotale di Padre Giuseppe Burrafato e accoglienza di Benedicta come eremita diocesana – «CHIAMATI A PREPARARE LA STRADA AL SIGNORE»
- Carissimi fratelli e sorelle, la comunità parrocchiale della Cattedrale oggi è in festa per il venticinquesimo anniversario di ordinazione sacerdotale del proprio parroco, padre Giuseppe Burrafato. La coincidenza di questa ricorrenza con la solennità della Natività di San Giovanni Battista, patrono della città e della diocesi, conferisce alla celebrazione un significato ancora più profondo. Le letture che la liturgia ci fa ascoltare in questo giorno illuminano in modo particolare il significato di questo anniversario; ci parlano della chiamata, della missione e della gioia di essere strumenti nelle mani del Signore per preparare la strada alla sua presenza nel mondo.
- Il profeta Isaia ci ha fatto ascoltare parole di straordinaria bellezza: «Il Signore dal seno materno mi ha chiamato, fin dal grembo di mia madre ha pronunciato il mio nome» (Is 49,1). Prima ancora che Giovanni Battista venisse alla luce, prima ancora che il profeta potesse conoscere il proprio destino, esisteva già un progetto d’amore custodito nel cuore di Dio. Questa è la prima verità che l’anniversario sacerdotale di padre Giuseppe ci invita a contemplare: la vocazione è anzitutto risposta a una chiamata che nasce nell’eternità di Dio. È Lui che prende l’iniziativa e sostiene con la sua grazia il cammino di coloro che chiama al suo servizio.
- Il brano degli Atti degli Apostoli ci porta al cuore della missione del Battista. San Paolo ricorda che, prima della venuta del Salvatore, Giovanni preparò un popolo ben disposto ad accogliere il Signore (cfr. At 13,24). Preparare la strada a Cristo è forse la sintesi più bella di ogni ministero sacerdotale. Il sacerdote vive per questo: aiutare gli uomini e le donne a incontrare il Signore, predisponendo i cuori all’ascolto della sua Parola e all’accoglienza della sua grazia. Anche il Vangelo della nascita del Battista ci offre una luce preziosa. Giovanni viene al mondo suscitando stupore e meraviglia; persino il nome che gli viene imposto manifesta che la sua esistenza appartiene a un disegno che supera ogni attesa umana (cfr. Lc 1,63). Tutto, nella sua vita, parla dell’iniziativa di Dio e della sua fedeltà. Così è anche per ogni vocazione sacerdotale: essa nasce dall’iniziativa di Dio e matura nella fedeltà alla missione ricevuta.
- Carissimo padre Giuseppe, celebrando oggi il tuo giubileo sacerdotale, la Parola di Dio ci invita a rendere grazie per la fedeltà che il Signore ha manifestato nella tua vita e nel tuo ministero. In questi anni hai servito con dedizione diverse comunità della diocesi e oggi sei chiamato a farlo come parroco della Cattedrale, una realtà che custodisce una duplice e preziosa identità. La Cattedrale è anzitutto la madre di tutte le chiese della diocesi. In essa si trova la cattedra del Vescovo, segno della sua missione di guida e principio visibile dell’unità ecclesiale. Attorno ad essa si raccoglie idealmente tutta la Chiesa diocesana; da essa si irradiano la comunione, la missione e la testimonianza evangelica del popolo di Dio. Per questo la Cattedrale non è semplicemente una chiesa tra le altre, ma il luogo nel quale si rende visibile la comunione ecclesiale attorno al proprio Pastore.
- Accanto a questa dimensione diocesana, la Cattedrale è anche una comunità parrocchiale, con il suo cammino di fede, le sue relazioni e la sua quotidiana esperienza di vita cristiana. La cura di questa comunità, nel centro storico della città, costituisce una dimensione essenziale del ministero del parroco. Se è vero che nella Cattedrale trovano espressione i momenti più solenni della vita diocesana, è altrettanto vero che la sua missione si realizza ogni giorno nell’annuncio della Parola di Dio, nella catechesi, nella celebrazione dei sacramenti, nell’esercizio della carità e nell’accompagnamento delle persone e delle famiglie. Proprio perché inserita nel cuore del centro storico, la Cattedrale non può chiudersi entro i confini della comunità parrocchiale, ma è naturalmente chiamata ad aprirsi all’intero tessuto ecclesiale e umano che la circonda.
- Per questo, carissimo padre Giuseppe, mentre ti è affidata la cura della comunità parrocchiale della Cattedrale, il Signore ti invita a guardare con responsabilità e speranza al futuro ecclesiale del nostro centro storico. In un tempo segnato da profondi cambiamenti sociali e culturali e da nuove sfide pastorali, il tuo ministero è chiamato – anche nella tua qualità di Vicario foraneo – a promuovere percorsi di comunione, a rafforzare la collaborazione tra le parrocchie e le diverse realtà ecclesiali e a favorire una sempre maggiore convergenza delle energie pastorali. Si tratta di accompagnare con sapienza evangelica processi che aiutino le comunità a camminare insieme, riconoscendo nella comunione non soltanto una necessità organizzativa, ma una dimensione essenziale della vita ecclesiale.
- Il Signore che venticinque anni fa ti ha chiamato al ministero sacerdotale continua oggi ad affidarti una missione preziosa: preparare la strada a Cristo anche nel cuore del nostro centro storico. Preparare la strada al Signore significa aiutare le comunità che vivono in questa parte della città a camminare sempre più unite, a superare particolarismi e chiusure, a riconoscersi parte di un’unica Chiesa chiamata ad annunciare il Vangelo con rinnovato slancio. Per questo, carissimo padre Giuseppe, continua a svolgere il tuo servizio con la cura pastorale, la dedizione generosa e la passione ecclesiale che hanno sempre caratterizzato il tuo ministero, sapendo che ogni passo compiuto per rafforzare la comunione, contribuisce a edificare il futuro della nostra Chiesa e a rendere più incisiva la testimonianza del Vangelo.
- Questa celebrazione è resa ancora più significativa da un evento particolare e del tutto inedito per la nostra Chiesa diocesana. Per la prima volta, infatti, abbiamo la grazia di accogliere una vocazione eremitica, nella persona di Benedicta. Si tratta di una forma di vita consacrata che affonda le sue radici nelle origini della tradizione cristiana. Quando cessò il tempo delle persecuzioni, alcuni credenti, desiderosi di seguire il Signore in modo più radicale, si ritirarono nel deserto per dedicarsi alla preghiera, alla penitenza e alla ricerca di Dio. Da quella esperienza nacque la grande tradizione monastica. L’esperienza eremitica, tuttavia, non è mai scomparsa dalla storia della Chiesa, anzi, dopo il Concilio Vaticano II, ha conosciuto nuove forme di sviluppo, tra cui quella degli «eremiti di città»: uomini e donne che vivono la solitudine consacrata nella propria casa, all’interno del contesto urbano, come avviene nel caso di Benedicta. L’eremita sceglie di seguire più da vicino il Signore Gesù, abbracciando una particolare forma di vita che il diritto della Chiesa descrive come caratterizzata da «una più rigorosa separazione dal mondo», dal «silenzio della solitudine» e dall’«assidua preghiera e penitenza» (can. 603 CIC).
- Tra poco Benedicta esprimerà pubblicamente il proposito di consacrarsi a Dio mediante la professione dei consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza. Questa scelta non nasce da una semplice iniziativa personale, ma dalla risposta a una chiamata del Signore che, attraverso un lungo discernimento, è stata riconosciuta e accolta dalla Chiesa mediante il ministero del Vescovo, al quale l’eremita è legato da uno speciale vincolo di comunione ecclesiale. Questa consacrazione è un dono prezioso per la nostra Chiesa locale, perché ci richiama il primato di Dio, il valore del silenzio, la bellezza della preghiera e dell’interiorità. Ci ricorda che il cuore dell’uomo trova la sua pace soltanto nel Signore. I Padri del deserto hanno sempre riconosciuto nella quiete e nel silenzio una via privilegiata di purificazione interiore. Lo esprime efficacemente Sant’Antonio Abate quando dice che «chi dimora nel deserto e vive nella quiete è liberato da tre guerre: dell’udito, della lingua e degli occhi» (Apophthegmata Patrum, Antonio 12). Lo ha richiamato recentemente anche il Santo Padre Leone XIV, che ha definito gli eremiti una testimonianza della bellezza della vita contemplativa nella Chiesa. La loro – afferma il Papa – non è fuga dal mondo, ma rigenerazione del cuore; la loro distanza non separa dagli altri, ma li unisce a tutti in una profonda solidarietà spirituale. Nella comunione con il Vescovo e con la comunità ecclesiale, la loro presenza diventa una sorgente silenziosa di preghiera e di grazia per tutto il popolo di Dio (cfr. Discorso agli eremiti italiani, 11 ottobre 2025).
- Carissimi fratelli e sorelle, il giubileo sacerdotale di padre Giuseppe e la consacrazione eremitica di Benedicta, sono espressioni diverse ma complementari della sequela di Cristo. Entrambi testimoniano il primato di Dio, il valore della fedeltà quotidiana e la fecondità di una vita interamente donata al Signore e alla sua Chiesa. Ringraziamo dunque il Signore per il «sì» che Benedicta pronuncerà tra poco davanti alla Chiesa. Preghiamo perché la sostenga nella fedeltà alla sua vocazione e disponiamoci ad accogliere quella «predicazione silenziosa» che, attraverso la sua vita donata a Dio, interpella ciascuno di noi. Rendiamo grazie al Signore anche per padre Giuseppe, che celebra il suo giubileo sacerdotale, segno della fedeltà di Dio e della fecondità di un’esistenza spesa al servizio del Vangelo e del popolo santo di Dio. San Giovanni Battista, patrono della nostra diocesi, accompagni e sostenga entrambi nel loro cammino; Maria Santissima li custodisca sotto il suo materno manto; e Cristo, Sommo ed Eterno Sacerdote, renda sempre più feconda la loro risposta alla chiamata ricevuta, per il bene della Chiesa di Ragusa e per la salvezza di tutti. Amen.
