S. Messa di apertura della Visita Pastorale alle Parrocchie San Giuseppe e San Giovanni Battista – Uniti nella Comunione insieme nella Missione

  1. Cari fratelli e sorelle, carissimi Confratelli presbiteri e diaconi, Vice Sindaco, autorità civili e militari, con la Prima Domenica di Avvento entriamo in un tempo di attesa e di speranza: un tempo in cui la Chiesa ci invita a risvegliare i sensi della fede, per riconoscere la venuta del Signore nella nostra vita e nella storia. In questa solenne liturgia ha inizio anche la mia prima Visita Pastorale alla città di Vittoria, in particolare alle comunità parrocchiali di San Giovanni Battista e San Giuseppe. Saluto con viva cordialità e paterno affetto il parroco don Salvatore Converso e i suoi collaboratori: don Giannì Capello, don Mario Modica e don Rino Farruggio.
  2. Nei prossimi due anni avrò la gioia di incontrare tutte le parrocchie della città, condividendone la vita e il cammino di fede. La Visita Pastorale sarà un’occasione per conoscere da vicino la vostra realtà ecclesiale, per contemplare la bellezza della fede che vi anima e per ascoltare le speranze e i desideri che abitano il cuore di ciascuno. Sono certo che in ogni comunità riconoscerò l’opera silenziosa ma potente dello Spirito, che continua a edificare la Chiesa attraverso i doni e i carismi del Popolo di Dio. Sarà anche un tempo prezioso per rafforzare il dialogo e la collaborazione con le istituzioni civili e con le diverse realtà sociali. La Chiesa non è estranea alla vita della città: desidera camminare accanto a quanti operano per il bene comune e sostenere ogni impegno orientato alla responsabilità sociale, alla giustizia e alla solidarietà.
  3. È provvidenziale che l’inizio della Visita Pastorale coincida con la prima domenica di Avvento, quando la Parola di Dio ci offre la luce per comprendere ciò che ci apprestiamo a vivere. Il profeta Isaia ci presenta un’immagine che appartiene alla memoria viva della fede di Israele: il popolo che sale al monte del Signore per lasciarsi istruire dalla sua Parola e apprendere le vie della pace (cfr. Is 2,3). È un movimento comunitario, un pellegrinaggio condiviso in cui nessuno procede da solo, ma tutti si lasciano guidare dalla luce di Dio. È l’immagine stessa della Chiesa che, come ci ricorda il Concilio Vaticano II, è «sacramento di unità» e comunione, popolo convocato dallo Spirito per edificare la pace, la giustizia e la fraternità (LG 1).
  4. In questo orizzonte si colloca il cammino della nostra Chiesa diocesana. L’immagine di Isaia ci orienta verso una comprensione autenticamente ecclesiale del nostro procedere: salire insieme al monte di Dio significa accogliere la grazia e la responsabilità della sinodalità. Ogni parrocchia, ogni gruppo, ogni ministero, infatti, partecipa all’unico corpo ecclesiale e ne manifesta la ricchezza. La vitalità della Chiesa nasce dalla comunione, dalla collaborazione reale dentro la comunità e tra le comunità, dall’ascolto reciproco e dalla condivisione dei doni ricevuti. La sinodalità non è un metodo tra i tanti, ma la forma ordinaria della vita della Chiesa.
  5. Su questo sfondo risuonano le parole di Paolo, che ci esorta a destarci dal sonno (Rm 13,11-14), e l’invito di Gesù alla vigilanza (Mt 24,37-44). La Parola di Dio ci ricorda che il Signore viene oggi, nella vita concreta delle nostre comunità, e che la sua venuta chiede un cuore desto e disponibile, capace di riconoscerlo nel cammino condiviso. “Rivestirsi delle armi della luce” significa assumere uno stile evangelico che genera comunione: relazioni trasparenti, ascolto sincero, capacità di collaborare superando chiusure e autoreferenzialità. Non possiamo procedere come isole separate, ripiegate su se stesse e chiuse nei propri confini. La luce di Cristo ci chiama a costruire legami, a condividere i doni, a sostenerci nella missione. La vigilanza cristiana è vigilanza comunitaria: non passi solitari, ma un cammino concorde, illuminato dalla speranza e dalla presenza del Signore che viene.
  6. Il Vangelo ci mette in guardia dal rischio dell’indifferenza: dal vivere ciascuno per conto proprio, come ai tempi di Noè, senza accorgersi dell’opera di Dio nella storia del suo popolo. Vigilare significa mantenere lo sguardo aperto sul bene che lo Spirito già suscita: nelle parrocchie, nelle collaborazioni avviate, nei segni di unità che sbocciano quando ci si mette in ascolto gli uni degli altri. La comunione non un ideale astratto, ma una forma concreta di vita ecclesiale: collaborazione effettiva, responsabilità condivise, un cammino in cui nessuno è lasciato indietro. Con questo spirito iniziamo la Visita Pastorale, che il Concilio Vaticano II riconosce come uno dei compiti più significativi del Vescovo. Attraverso essa, egli conosce i fedeli, cura la loro fede e la vita cristiana e sostiene con sollecitudine pastorale l’opera evangelizzatrice (Cfr. CD 27). La Visita Pastorale permette al pastore di incontrare il suo popolo, condividere gioie e fatiche, e portare la luce della Parola nei contesti concreti della vita delle comunità.
  7. Come ricordavo nella Lettera di indizione della Visita Pastorale, il mio desiderio è portare a tutti e a ciascuno la gioia del Vangelo, la gioia stessa del Signore Risorto. Per questo vengo tra voi: nelle comunità, nelle famiglie, nei gruppi e negli ambienti della vostra vita quotidiana, per confermare la fede e incoraggiare a operare con fiducia, non confidando nelle nostre fragili forze, ma nell’azione costante della grazia. Pregheremo insieme, dialogheremo, ci metteremo in ascolto della Parola di Dio e discerneremo i passi necessari affinché le nostre comunità ritrovino un rinnovato slancio missionario.
  8. La Chiesa, infatti, non è chiamata a ripiegarsi su sé stessa, ma a farsi vicina a ogni persona, specialmente a chi soffre, a chi è fragile, a chi vive ai margini. Come ricorda san Giovanni Crisostomo: «Se non trovi Cristo nel povero, non lo troverai nel calice» (Hom. in Mt. 50,3). La nostra vocazione è annunciare il Vangelo e rendere visibile l’amore di Dio nella vita concreta della città: attraverso gesti di accoglienza, la cura dei poveri, il sostegno alle famiglie, l’accompagnamento di chi è smarrito. Così la parola di Dio non rimane teoria, ma diventa vita, vicinanza e speranza per tutti (cf. Gc 2,14-17). Desidero perciò esprimere la mia sincera gratitudine ai confratelli presbiteri che, con costanza e dedizione quotidiana, si spendono nel servizio del Popolo di Dio. Il loro zelo pastorale è segno visibile della carità di Cristo (cf. 2Cor 5,14) e manifesta l’attenzione materna della Chiesa verso ogni uomo e ogni donna.
  9. Un pensiero particolarmente affettuoso rivolgo alla comunità diaconale di Vittoria. Questa città ha la grazia di poter contare su quattro diaconi permanenti: una presenza preziosa, un autentico dono per tutta la comunità ecclesiale. Il ministero dei diaconi, lo sappiamo, non si esaurisce nel servire alla mensa della Parola e dei sacramenti; essi sono soprattutto testimoni della carità di Cristo servo, di Colui che «non è venuto per essere servito, ma per servire» (Mc 10,45). Il diacono rende presente nella Chiesa il volto di Cristo servo: colui che si china sugli altri, ascolta, accompagna e offre sollievo. Non si tratta di semplice azione sociale: tutto il loro agire trae forza dall’essere radicato in Cristo; senza questo fondamento, anche le opere più generose rischiano di diventare sterili, incapaci di trasformare chi le compie e chi le riceve.
  10. Con la propria vita, il diacono ricorda alla Chiesa che la carità non è anzitutto un fare, ma un essere: essere presenza che serve, che ascolta, che cammina con gli altri, rendendo visibile l’amore di Cristo dentro le pieghe e le piaghe della storia. La vera carità è sempre ecclesiale e, come afferma san Paolo, «non cerca il proprio interesse» (1Cor 13,5): rifugge ogni protagonismo, nasce dalla giustizia, genera comunione e diventa contagiosa. La vera carità: Non sono le strutture o le risorse a rendere credile la carità e chi la esercita, ma la capacità di essere presenza concreta di Cristo Servo. Sono certo, quindi, che la comunità diaconale di Vittoria, agendo in fraterna unita e in piena comunione con il Vescovo, sarà segno luminoso e modello credibile della carità cristiana: una carità che sgorga dal Cuore di Cristo, umile e discreta, fiorita nei cuori semplici, riconciliati con Dio e aperti alla comunione fraterna.
  11. Carissimi fratelli e sorelle, mentre entriamo nel tempo di Avvento e avviamo il cammino della Visita Pastorale, invochiamo la luce dello Spirito Santo perché ci accompagni, ci rinnovi e apra il nostro cuore al Signore, rendendoci sempre più una Chiesa missionaria. Una Chiesa capace di uscire dai propri schemi, di lasciarsi provocare dai segni dei tempi e di superare il rassicurante “si è sempre fatto così”. Lo Spirito ci invita a liberarci da una pastorale ripetitiva per rispondere con creatività e coraggio ai bisogni reali delle persone. Per questo è fondamentale imparare a collaborare sempre di più. Nessuna parrocchia e nessuna comunità può pensarsi autosufficiente: la comunione ci chiede di condividere risorse, esperienze, competenze e soprattutto speranze. Solo insieme possiamo costruire un’azione pastorale capace di raggiungere chi è lontano, sostenere chi è fragile e accompagnare tutti in un cammino autentico di crescita nella fede.
  12. In quest’orizzonte può rendersi necessario rivedere anche alcune prassi consolidate, come l’organizzazione della vita sacramentale e, in particolare, la distribuzione delle Sante Messe nelle nostre parrocchie. Non si tratta di ridurre la presenza liturgica, ma di evitare la frammentazione delle comunità e la dispersione delle energie pastorali. Una revisione condivisa del numero e degli orari delle celebrazioni può restituire tempo e forze da dedicare alla catechesi alle famiglie, alla formazione dei giovani, ai percorsi biblici, a iniziative pastorali comuni, parrocchiali e interparrocchiali. Rivedere il numero e gli orari delle celebrazioni non significa diminuire l’attenzione all’Eucaristia, ma una scelta di lungimiranza pastorale per rendere più incisiva l’azione della Chiesa e favorire comunità più vive, mature e partecipative.
  13. Carissimi, mettiamoci in cammino con cuore disponibile. L’Avvento ci chiama a vegliare, a ravvivare il desiderio di Dio, a rinnovare la speranza nelle nostre case e nelle nostre comunità. La Visita Pastorale che oggi iniziamo ci invita a vivere tutto questo insieme, come un unico popolo guidato dallo Spirito: un popolo che ascolta, che cammina unito, che si lascia trasformare dalla Parola e che cerca con umiltà strade nuove per annunciare il Vangelo. È un tempo favorevole per riscoprire ciò che ci unisce, superare abitudini stanche e scegliere ciò che costruisce comunione e missione.
  14. Lasciamo che il Signore ci trovi come comunità aperta, accogliente, docile alla sua voce. Affidiamo questo cammino alla Vergine Maria, donna dell’attesa e della speranza, perché ci sostenga con la forza della sua fede. E invochiamo lo Spirito Santo perché renda fecondi i nostri passi e trasformi questo tempo in una vera rinascita spirituale. Sostenuti dalla grazia, viviamo con gioia l’Avvento e accogliamo la Visita Pastorale come un’occasione di crescita, di rinnovamento e di testimonianza più ardente del Vangelo. Amen.