Pentecoste 2022 – Sentire forte il senso di Chiesa

///Pentecoste 2022 – Sentire forte il senso di Chiesa

È stato un messaggio chiaro e forte quello lanciato dal vescovo ai fedeli laici presenti alla celebrazione della festa di Pentecoste, domenica 5 giugno 2022: sentire forte il senso di Chiesa.

Dopo la pandemia, che ci ha visti costretti a stare lontano, in molti ci siamo chiesti come tante diversità, tanta ricchezza di doni, elargiti dallo Spirito ai nostri movimenti e associazioni, possano diventare una parola comune, testimonianza attraente e luminosa? Come vivere uno spazio di corresponsabilità capace di avviare nuovi processi e trasformazioni? La parola che ci ha uniti è speranza.

Sì, non un vago sentimento di ottimismo, ma la speranza, fondata sulla fede e nutrita dalla carità, è la forza che ci spinge a ritrovare unità, stimoli e voglia di ricominciare perché «lo Spirito di Cristo, che opera nell’umanità, chiede a gran voce aperture concrete per irrompere e rinnovare il mondo. Occorre riaprire i cantieri dell’anima, ognuno con il suo carisma, per costruire rapporti solidi e veritieri. Oggi è una festa per tutti coloro che hanno a cuore la speranza di ripartire». Un impegno ben definito da parte di tutti i presenti e ripetuto in coro: non spegniamo lo Spirito.

Abbiamo accolto con gioia il messaggio del nostro vescovo Giuseppe, che ci ha fortemente invitati a pregare per la nostra Chiesa «perché tutti avvertiamo che siamo una cosa sola, perché tutti avvertiamo che i carismi che il Signore ci dà, non possiamo custodirli gelosamente nei nostri piccoli e confortevoli gruppi, ma li dobbiamo mettere al servizio degli altri, li dobbiamo trasmettere agli altri, altrimenti muoiono, semplicemente muoiono; vi invito a pregare per la nostra Chiesa locale, a vivere la gioia del camminare insieme; che non corra mai il rischio di spegnere lo Spirito, perché se spegniamo lo Spirito spegniamo semplicemente noi stessi, perché perderemo la gioia di vivere insieme e ci ritroveremo soli sulle nostre comode poltrone. Ma invece andiamo avanti con gioia a testimoniare questo fuoco dello Spirito che è in noi e attraverso noi deve infiammare tutti i cuori della nostra gente».

E ancora: «Sentire forte il senso di Chiesa, di una comunità che cammina insieme, nella quale tutti hanno il desiderio di scambiarsi i doni reciprocamente. E questo ci fa crescere come Chiesa, ci fa sentire “uno”, come ha pregato il Signore».

La celebrazione è proseguita con l’intronizzazione della Parola e dell’icona di Maria, momento intenso e solenne, che ha voluto rendere evidente all’assemblea il valore fondante e normativo della Parola di Dio e la materna assistenza della Madre di Gesù.

Subito dopo, come simbolica delegazione dei profughi della guerra in Ucraina, è stata accolta una famiglia ospitata a Ragusa grazie al progetto di accoglienza messo in campo dalla nostra Diocesi attraverso la Caritas,  e accompagnata da don Franco Ottone e da volontari della parrocchia San Pio X.

Abbiamo ascoltato la voce di chi ha vissuto in prima linea il dramma della pandemia, la dottoressa Monica Ventura, medico del reparto di terapia intensiva dell’ospedale Giovanni Paolo II. La descrizione attenta e profonda dell’esperienza di momenti di paura e poi la consapevolezza di dare aiuto attraverso sguardi e cure amorevoli, vedendo nell’altro non un nemico da combattere o evitare, ma un’espressione del volto di Gesù, ha evidenziato il bisogno umano e cristiano di donarsi e ha suscitato commozione e profonda gioia.

La gioia e la speranza sono state evidenziate anche dalla lettura della toccante testimonianza di una giovane donna, che ha avuto il coraggio di dire “sì” alla maternità, tornando indietro dalla decisione di abortire in un periodo difficile e complicato della sua vita. Il supporto e l’aiuto offertole da alcuni volontari del Centro di aiuto alla vita e da lei testimoniato con gratitudine, ci ha dato modo di riflettere su quanto possa essere positivamente incisivo l’impegno dei credenti nella società contemporanea.

Il senso di festa della giornata si è evidenziato, quando sul parquet del Palazama sono scesi i giovani delle associazioni Scout d’Europa, Agesci e Msac, che con le loro rappresentazioni hanno portato una ventata di freschezza alla giornata, mettendo al centro ciò per cui i giovani lottano: la salvaguardia del pianeta e la gioia di far sentire la propria voce per combattere le ingiustizie e spendere tempo ed energie per essere tutti uguali e uniti, animati dall’ideale cristiano, che ha il centro propulsore nell’amore annunciato, vissuto e donato da Gesù.

Un’emozionante processione aperta dai volontari dell’Unitalsi, che hanno accompagnato diversi assistiti, ha aperto la processione di ingresso della messa, presieduta da monsignor Giuseppe La Placa, concelebrata da parecchi sacerdoti ed animata dai canti eseguiti dalla corale formata da fedeli di diversi gruppi e movimenti, che hanno generosamente profuso tanto impegno nel preparare l’animazione liturgica e festosa della giornata di Pentecoste.

Riportiamo alcuni punti sviluppati dal Vescovo nell’omelia:

Il primato della comunione: «Prima che le strutture, le iniziative, i piani pastorali, nelle nostre comunità parrocchiali occorre promuovere una spiritualità della comunione, come riflesso meraviglioso e misteriosa partecipazione all’intima vita d’amore con la Santissima Trinità; Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola perché il mondo creda che tu mi hai mandato. Spiritualità della comunione significa innanzitutto sguardo del cuore portato sul mistero della Trinità che abita in noi per poter scorgere la luce negli occhi del fratello che ci sta accanto».

L’ecclesialità della comunione: «Un compito specifico delle aggregazioni nella molteplicità e varietà; voi siete segno della ricchezza e della versatilità delle risorse che lo Spirito del Signore Gesù alimenta nella Chiesa; è la fedeltà al medesimo spirito che esige che tutti convergiate nella comunione ecclesiale».

Un ulteriore invito a non chiudersi nel proprio gruppo ma a vivere all’esterno, portando il proprio carisma come dono a servizio degli altri: «nessun carisma è destinato a durare a lungo, quando non è portato agli altri; altrimenti è destinato a invecchiare e morire».

Questi spunti di riflessione, mentre ci confermano nella consapevolezza del compito, che la Consulta delle aggregazioni laicali ha, di contribuire alla costruzione di una sempre più intensa comunione ecclesiale, ci fanno riflettere su quanto ancora ci sia da fare (ed è veramente tanto!) in questa direzione e ci stimolano ad operare e prima ancora a pregare, per individuare e attuare strumenti, modi e occasioni per l’unità dei credenti in vista di un annuncio credibile e capillare del Vangelo.

Vittorio e Rina Schininà

Don Tonino Puglisi

2022-06-23T10:22:12+02:00 26 Giugno 2022|

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