Festa di Santa Venera Patrona della Città di Avola – «LA FORZA DELLA DEBOLEZZA»

  1. Carissimi fratelli e sorelle, nella festa di Santa Venera, la città di Avola si raccoglie ancora una volta attorno alla sua Patrona, giovane vergine e martire, che da secoli accompagna il cammino della comunità custodendone la fede, sostenendone le speranze e condividendone le fatiche quotidiane. La testimonianza di Santa Venera continua a indicare alle nuove generazioni la via della santità, mostrando che essa non è una realtà riservata a pochi, ma la forma più alta e più bella dell’esistenza umana, perché nasce dall’incontro con Cristo e dalla piena disponibilità ad accogliere il suo amore. La sua presenza attraversa la storia della città, dalle antiche origini sul Monte Aquilone fino alla ricostruzione dopo il terremoto del 1693, quando la statua e le reliquie della Santa furono salvate e traslate nella nuova Avola. È un segno che ricorda come la fede di un popolo possa attraversare ogni prova, superare ogni difficoltà e continuare a generare vita, speranza e di comunione.
  1. Oggi guardiamo a Santa Venera come a una sorella nella fede che accompagna la vita concreta della città: le gioie e le speranze delle famiglie, il lavoro quotidiano di tanti uomini e donne, l’impegno di quanti costruiscono il bene comune, ma anche le fragilità di chi cerca un’occupazione stabile, dei giovani che desiderano costruire il proprio futuro, di coloro che vivono la solitudine o sperimentano la precarietà. La sua testimonianza ci ricorda che una comunità cresce davvero quando pone al centro la dignità di ogni persona, la solidarietà e la fraternità. I santi non sono eroi secondo i criteri del mondo, ma uomini e donne nei quali il Vangelo ha trovato piena accoglienza. Essi sono testimoni della carità di Cristo, capaci di stare accanto ai poveri, ai deboli e ai sofferenti, indicando una speranza che non delude. Santa Venera continua così a rivolgere anche a noi un invito alla conversione: lasciare alle spalle egoismi, divisioni e contrapposizioni per diventare costruttori di fraternità e autentici testimoni della fede.
  1. Le letture che abbiamo ascoltato ci aiutano a comprendere il significato profondo della sua testimonianza. Nel libro del Siracide abbiamo ascoltato la grande preghiera di lode del giusto: «Ti renderò grazie e ti loderò, benedirò il nome del Signore» (Sir 51,1). È il canto di chi ha sperimentato che Dio non abbandona mai coloro che confidano in Lui. L’autore ripercorre le prove affrontate, i pericoli incontrati, le insidie che hanno minacciato la sua vita, e riconosce che il Signore lo ha liberato perché è rimasto fedele alla sua promessa. Questa è anche la storia di Santa Venera. La sua vita non fu segnata dal successo umano o dal riconoscimento terreno, ma dalla fedeltà a Cristo. Le persecuzioni non riuscirono a spegnere la sua fede, perché il suo cuore era radicato nel Signore. Il martirio non fu una sconfitta, ma la vittoria dell’amore di Dio. La sua verginità consacrata il segno di una libertà autentica: la scelta di appartenere totalmente a Cristo e di rendere visibile un amore indiviso per il Signore. La sua esistenza diventa così un Vangelo vissuto fino alle estreme conseguenze, una testimonianza della pienezza della vita battesimale.
  1. San Paolo ci conduce poi al cuore della fede cristiana: «La parola della croce è stoltezza per quelli che si perdono, ma per quelli che si salvano, per noi, è potenza di Dio» (1Cor 1,18). L’Apostolo ci ricorda che la sapienza della Croce rimane incomprensibile a chi misura tutto secondo la logica del potere, del successo e dell’efficienza. La libertà di Cristo trova il suo compimento nel “sì” totale al Padre: una fedeltà piena che lo conduce fino alla Croce e che diventa salvezza per il mondo intero. Per questo Paolo mette in guardia da ogni illusione. I Giudei cercano i miracoli, i Greci cercano la sapienza. Anche oggi l’uomo è tentato di cercare sicurezza nel dominio, nel possesso e nell’autosufficienza. La tecnica, il sapere e il progresso sono grandi doni, ma diventano un inganno quando fanno credere all’uomo di poter fare a meno di Dio. È la stessa tentazione che Satana presenta a Gesù nel deserto: una salvezza senza obbedienza, una gloria senza Croce, un Messia secondo i criteri del mondo. Per questo dobbiamo diffidare di un cristianesimo senza Croce, senza esigenze e senza conversione. Il discepolo autentico non cerca semplicemente il consenso degli uomini, ma la fedeltà al Signore.
  1. La Croce continua ancora oggi a scandalizzare il mondo. La mentalità contemporanea ammira il successo, il prestigio e l’efficienza; Dio invece sceglie la via dell’umiltà, del dono e dell’amore che sa sacrificarsi. Per questo Paolo arriva ad affermare: «Ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini» (1Cor 1,25). Santa Venera ha vissuto pienamente questa sapienza della Croce. Agli occhi del mondo avrebbe potuto salvare la propria vita rinnegando Cristo; invece ha scelto di perdere tutto pur di non perdere il Signore. Apparentemente sconfitta, nel martirio ha raggiunto la vittoria più grande: la vittoria dell’amore che rimane fedele fino alla fine. La sua testimonianza ci ricorda che una società diventa veramente forte non quando prevale il più potente, ma quando ciascuno impara a servire, ad amare e a donarsi. È questa la sapienza che la nostra Patrona continua a insegnare alla città di Avola.
  1. Il Vangelo ci presenta infine le parole esigenti di Gesù: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua» (Lc 9,23). È questo il segreto della santità. Santa Venera non si è limitata a sopportare la croce: ha seguito Cristo fino in fondo, trasformando la propria vita in un dono totale d’amore. La sua verginità consacrata e il suo martirio non sono il frutto di un semplice eroismo umano, ma della forza della grazia e dell’amore per Colui che per primo aveva donato la vita per lei. Rinnegare sé stessi, come ci insegna il Vangelo, non significa annullare la propria dignità. Significa, piuttosto, liberarsi dall’uomo vecchio che pretende di vivere senza Dio, dominato dall’orgoglio, dall’egoismo e dal desiderio di possedere tutto. Significa liberare il cuore dalla doppiezza e dall’ambiguità, lasciando spazio a Dio come sorgente della misericordia, del bene e della vera bellezza.
  1. Le domande che Gesù rivolge ai suoi discepoli sono rivolte oggi anche a noi: «Quale vantaggio ha un uomo se guadagna il mondo intero, ma perde sé stesso?» (Lc 9,25). Quali valori guidano le nostre famiglie, le nostre istituzioni, il cammino educativo dei nostri giovani? Che cosa riteniamo davvero essenziale? Queste parole acquistano una forza ancora più grande davanti alle ferite del nostro tempo: i femminicidi, le guerre, il traffico di esseri umani, lo sfruttamento e ogni forma di violenza contro la persona. Tutto questo rivela una società che rischia di smarrire il senso del limite, il rispetto della dignità umana e la fraternità voluta da Dio. Per questo Santa Venera non è soltanto modello di verginità consacrata, ma anche di carità operosa e di santità incarnata nella storia. Ella ci insegna ad abitare il nostro tempo con lo sguardo stesso di Cristo, capace di riconoscere in ogni persona un fratello da amare e mai un avversario da combattere. Questa è la santità che Santa Venera propone alla città di Avola: una fede che diventa carità, una speranza che genera comunione, un amore capace di trasformare la storia perché nasce dalla Croce gloriosa di Cristo.
  1. La festa patronale ci invita a riscoprire ciò che rende veramente grande una comunità. Non sono soltanto le opere realizzate, le ricchezze accumulate o i risultati economici raggiunti, pur importanti e necessari, a determinare la grandezza di una città; ciò che la rende autenticamente umana è soprattutto la qualità delle relazioni, la cura verso i più fragili, la fedeltà ai valori del Vangelo e il senso profondo del bene comune. Una città cresce davvero quando ciascuno si sente responsabile della vita e del destino dell’altro. Avola custodisce nel cuore un patrimonio spirituale prezioso: la fede trasmessa dai padri, la testimonianza dei santi, la carità silenziosa di tante famiglie, il servizio generoso di sacerdoti, consacrati e laici, l’impegno quotidiano di tanti uomini  e donne che edificano il bene della comunità. Santa Venera continua a custodire questo patrimonio e ci invita a non disperderlo, ma a consegnarlo alle nuove generazioni con una fede più viva, una speranza più forte e una carità più operosa. In una società che spesso misura il valore della persona secondo ciò che possiede o secondo ciò che riesce a produrre, Santa Venera annuncia il primato dell’essere sull’avere, del dono sul possesso, della comunione sulla competizione.
  1. Tra poco accompagneremo il suo simulacro per le vie della città. Non sarà soltanto il ripetersi di una tradizione antica, ma il segno di una Chiesa che cammina insieme al suo popolo, condividendone le gioie e le sofferenze, le speranze e le inquietudini. Mentre Santa Venera attraverserà le nostre strade, sarà come se entrasse ancora una volta nelle nostre case: accanto alle famiglie, ai malati, ai giovani, agli anziani, a quanti vivono la solitudine o la precarietà. A lei affidiamo il cammino della nostra comunità. Chiediamo alla nostra Patrona di accompagnare la Chiesa che è in Avola; di custodire le nostre famiglie nell’unità e nell’amore; di sostenere i giovani nelle scelte decisive della vita; di rendere forti gli sposi nella fedeltà; di confortare gli anziani e i malati; di suscitare nuove vocazioni al sacerdozio, alla vita consacrata e al matrimonio cristiano, Le chiediamo inoltre di illuminare quanti sono chiamati a servire il bene comune, perché possano svolgere il loro compito con responsabilità, giustizia e rettitudine. E ottenga per tutti noi la grazia di vivere con perseveranza la sapienza della Croce: quella sapienza che il mondo continua a considerare stoltezza, ma che è la sola vera forza capace di salvare l’uomo, di rinnovare la storia e di condurci alla pienezza della vita in Dio. Amen.