«DALL’ALTARE ALLA VITA» Inizio del ministero pastorale di Amministratore parrocchiale di padre Mario Modica nella parrocchia Risurrezione
- Carissimi fratelli e sorelle, nella vita di una comunità cristiana vi sono occasioni nelle quali la liturgia ci aiuta a riconoscere con particolare evidenza che è il Signore a custodire e far crescere la sua Chiesa, anche attraverso i ministeri che affida al suo popolo. Padre Mario, oggi viviamo una di queste occasioni. Nel tuo ministero riconosciamo un dono per questa comunità e un segno della sollecitudine con cui il Signore continua ad accompagnare il suo popolo, nell’annuncio del Vangelo, nella celebrazione dei sacramenti e nel cammino verso la santità. Vorrei leggere questo momento attraverso una chiave particolare: il servizio pastorale come una vera e propria liturgia ministeriale. Come nella liturgia il Signore convoca il suo popolo, lo pone in ascolto della Parola e lo nutre della sua grazia, così il pastore è chiamato a raccogliere la comunità, ad accompagnarla nella fede e a custodirne la comunione. È un servizio che nasce da Cristo e si esprime nell’annuncio, nei sacramenti, nella preghiera e nella cura quotidiana delle persone. Così ciò che la comunità celebra trova continuità nella vita e la grazia ricevuta diventa fede vissuta e testimonianza del Vangelo.
- È proprio a questa vita secondo il Vangelo che ci riconducono le Beatitudini (cfr. Mt 5,3-12). Possono sembrare parole fuori dal tempo, difficili da accogliere, persino illusorie: una consolazione per chi sperimenta il peso degli insuccessi e dei fallimenti o una promessa di felicità rimandata a un’altra vita. Eppure le Beatitudini non sono una fuga dalla realtà, ma la rivelazione di una logica nuova del vivere, nella quale la felicità non nasce dal successo, dal possesso o dal potere, ma dalla relazione con Dio e dall’affidamento a Lui della propria vita. Per questo sono parole profondamente rivoluzionarie: non invitano alla rassegnazione, ma indicano una via. Sono la magna carta della vita cristiana, perché ci aiutano a riconoscere già nel presente i segni del Regno, come primizia dei «cieli nuovi e della terra nuova» (2Pt 3,13; cfr. Ap 21,1). La nostra patria è nei cieli (cfr. Fil 3,20); tuttavia è dentro questo mondo che siamo chiamati a vivere la fede e a testimoniare la novità del Vangelo. Paolo ci ricorda che «passa la figura di questo mondo» (1Cor 7,31). In un mondo che cambia, la Chiesa è chiamata a custodire ciò che non passa e, nello stesso tempo, a riconoscere ciò che il Signore va facendo maturare nella storia. Padre Mario, anche questa è una responsabilità del ministero che ti viene affidato: accompagnare questa comunità perché sappia riconoscere i segni del Regno e renderne testimonianza nel tempo presente.
- Se il ministero pastorale accompagna una comunità a riconoscere i segni della presenza del Signore, la liturgia occupa un posto del tutto particolare. È nella celebrazione che la Chiesa ascolta la Parola, entra nel mistero di Cristo e riceve la grazia per continuare il proprio cammino nella storia. In questo, padre Mario, la tua formazione liturgica è una particolare ricchezza. Hai studiato liturgia a Roma e svolgi il servizio di direttore dell’Ufficio Liturgico Diocesano. È una competenza che può diventare un autentico dono pastorale per la comunità della Risurrezione, soprattutto se saprai metterla al servizio della sua crescita nella fede. La liturgia, infatti, non è separata dalla vita della Chiesa. Essa, come ci ha ricordato il Concilio Vaticano II, è «il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, insieme, la fonte da cui promana tutta la sua energia» (SC 10). È dalla celebrazione che la Chiesa riceve ciò che è chiamata a vivere e a testimoniare. Una liturgia curata, sobria, bella e radicata nella Parola non è anzitutto una questione estetica, ma un servizio alla fede. Nell’Eucaristia domenicale persone diverse imparano a riconoscersi come un solo popolo; nella Parola può trovano un criterio per leggere la propria esistenza; nei sacramenti riconoscono la presenza fedele del Signore nelle diverse stagioni della vita. È qui che liturgia e ministero pastorale si incontrano: celebrare per educare alla fede, celebrare per generare comunione, celebrare per imparare a vivere secondo il Vangelo. Questa è anche la consegna che desidero affidarti: aiutare questa comunità a celebrare in modo tale che ciò che celebra all’altare si compia nella vita di ogni giorno, nelle relazioni, nelle scelte, nel servizio e nella cura degli altri. Perché ciò che accade all’altare non rimanga all’altare.
- Se la liturgia ci insegna a riconoscere ciò che il Signore compie nel presente, ci insegna anche a custodire con gratitudine ciò che Egli ha già compiuto nella storia di una comunità. Nessun ministero, infatti, comincia da zero: ogni sacerdote riceve una storia già iniziata e un popolo nel quale altri hanno seminato prima di lui. Caro padre Mario, desidero perciò affidarti anche la memoria di coloro che ti hanno preceduto. Un pensiero grato va a padre Tonino, che per diversi anni ha condiviso con questa comunità il cammino della fede, e a padre Pietro Floridia, che negli ultimi due anni ha continuato questo servizio con la sua presenza e il suo ministero. A entrambi va la nostra riconoscenza. Ogni sacerdote lascia una traccia e consegna qualcosa al popolo che gli è affidato. Accogliere questa eredità non significa semplicemente conservare ciò che è stato, ma riconoscere con gratitudine i semi già presenti e custodirli perché possano portare nuovo frutto.
- Padre Mario, sei stato costituito presbitero per annunciare il Regno di Dio e servire il suo popolo. Oggi sei chiamato ad assumere una responsabilità più stabile in questa comunità, mettendo a disposizione la tua vita e i doni che hai ricevuto per il bene e la santificazione dei fedeli. Anche per te le Beatitudini possono diventare una via di santità, quella «misura alta della vita cristiana ordinaria» alla quale siamo tutti chiamati. Vorrei affidartene alcune come traccia per il ministero che oggi inizi. Parto dalla prima: «Beati i poveri in spirito» (Mt 5,3). È una Beatitudine che ricorda una verità fondamentale: che non bastiamo a noi stessi, che la nostra vita, la nostra fede e il nostro ministero sono un dono ricevuto. Tutto viene dal Signore. Per questo, padre Mario, ti auguro di essere non un «povero prete», ma un prete povero: libero dal bisogno di affermarsi, di avere sempre ragione, di mettere sé stesso al centro. Un prete è povero quando sa stare accanto alle persone senza giudicarle e senza pretendere di risolvere tutto. La povertà evangelica è sobrietà, condivisione e attenzione ai più fragili; ma, prima ancora, è libertà del cuore, capacità di fare spazio a Dio e alle persone che gli sono affidate. È da questa libertà del cuore che possono nascere le altre Beatitudini del tuo ministero.
- E questa povertà del cuore trova il suo luogo più vero nella preghiera. Beato te, padre Mario, quando saprai fermarti davanti al Signore, nel silenzio, per ritrovare in Lui la sorgente del tuo ministero. È nella preghiera che il sacerdote lascia che Cristo plasmi il suo cuore e impari a servire con il suo stesso amore. Beato te quando saprai vivere la fraternità con gli altri sacerdoti, accogliendo e amando anche chi non hai scelto. La comunione non è soltanto qualcosa che celebriamo: è una realtà da costruire ogni giorno. Beato te quando saprai usare misericordia, soprattutto verso chi è fragile, ferito o ha sbagliato. Saper ascoltare, accompagnare e dare a qualcuno la possibilità di ricominciare è una delle forme più concrete con cui la Chiesa rende visibile il volto di Dio. Beato te quando saprai osare, aiutando questa comunità a non chiudersi nelle proprie abitudini e nei propri problemi, ma ad aprirsi alle persone e alle attese del nostro tempo. Beato te quando saprai custodire la fiducia nel Signore. Ci saranno giorni facili e giorni faticosi, risultati che vedrai e altri che forse non vedrai. Ricorda allora che la vigna non è tua: è del Signore, e il popolo è suo (cfr. Gv 15,1-8). A te è chiesto di lavorare con fedeltà e umiltà, lasciando a Lui il compito di far crescere ciò che hai seminato. Così il tuo ministero sarà una liturgia che continua nella vita: un servizio offerto a Dio e al suo popolo, perché la grazia celebrata diventi comunione, carità e speranza.
- Ma il Vangelo non parla soltanto al sacerdote. Parla anche a voi, cari fratelli e sorelle della Risurrezione. E allora, beati voi se saprete accogliere il vostro pastore con semplicità e generosità, camminando con lui e mettendo a disposizione ciò che siete e ciò che sapete fare. Non chiedetegli ciò che voi stessi non siete disposti a vivere. Una comunità cresce quando ciascuno si sente parte del cammino e ne assume, secondo la propria vocazione, la responsabilità. Beati voi se saprete custodire la memoria senza vivere di nostalgia. Il passato è un dono da accogliere con gratitudine, ma non può diventare un rifugio. Ciò che avete ricevuto diventi impegno responsabilità nel presente e fiducia nel futuro. Come ricordava don Tonino Bello, non siamo chiamati a stare alla finestra, ma a entrare nelle vene della storia (cfr. A. Bello, Nelle vene della storia. Lettera a Gesù). Una comunità vive il Vangelo quando non rimane chiusa nelle proprie mura, ma sa accorgersi di chi le sta accanto e si prende cura della vita concreta delle persone. Beati voi quando saprete asciugare le lacrime di chi piange, condividere la gioia di chi è felice e custodire la speranza di chi è smarrito. Una comunità che non si chiude in sé stessa, diventa compagna di strada degli uomini e delle donne del nostro tempo. Beati voi, e beato te, padre Mario, quando le Beatitudini non saranno soltanto proclamate nella liturgia, ma diventeranno la forma concreta della vostra vita. Allora ciò che celebriamo all’altare continuerà nella vita e la nostra vita potrà tornare all’altare come offerta al Signore. Questa è la vera liturgia ministeriale.
- Nel mese di gennaio avrò la gioia di vivere con voi la visita pastorale. Sarà un tempo di grazia, nel quale potrò conoscere più da vicino questa comunità e condividerne il cammino. Oggi, invece, affidiamo padre Mario e questa comunità alla grazia di Dio. A te, padre Mario, chiedo di amare questa comunità con il cuore di Cristo, di guardarla con i suoi occhi e di servirla con la libertà dei figli di Dio. Nutri il tuo popolo alla mensa della Parola e dell’Eucaristia e accompagnalo con pazienza e fiducia verso ciò che lo Spirito Santo desidera compiere in esso. Torna ogni giorno all’altare per ricevere da Cristo ciò che sei chiamato a donare, e torna poi al popolo per donare ciò che hai ricevuto. E a voi, cari fratelli e sorelle della Risurrezione, chiedo di accogliere il vostro sacerdote e di camminare con lui. Pregate per lui, sostenetelo con la vostra fraternità e corresponsabilità e abbiate cura gli uni degli altri. Il ministero porta frutto quando incontra una comunità capace di condividere la missione. Il Signore vi conceda di essere una comunità capace di riconoscere la sua presenza, di lasciarsi guidare dal suo Spirito e di testimoniare nel mondo la gioia del Vangelo. La Vergine Maria, Madre della Chiesa, accompagni padre Mario nel suo ministero, custodisca questa comunità e la sostenga nel cammino della fede. Amen.
