«DAL DONO DI DIO AL DONO DI SÉ» Rito dell’Istituzione dei Lettori, Accoliti e Catechisti
- Quello che stiamo vivendo, carissimi fratelli e sorelle, è un momento di grazia per la nostra Chiesa. Alcuni nostri fratelli e sorelle stanno per ricevere il ministero del lettore, dell’accolito e del catechista. La Chiesa, dopo averne riconosciuto l’idoneità, li chiama a una particolare forma di ministero nella sua vita. Ci chiediamo allora: che cosa significa ricevere un ministero nella Chiesa? La risposta ci viene anzitutto dalle parole di san Paolo che abbiamo ascoltato nella seconda lettura: «Nessuno di noi vive per sé stesso e nessuno muore per sé stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore» (Rm 14,7-8). Ecco qual è la radice profonda di ogni ministero cristiano. Prima di essere un incarico, una responsabilità pastorale, un compito liturgico o catechistico, il ministero nasce dall’appartenenza a Cristo. Siamo del Signore e, proprio perché siamo del Signore, la nostra vita diventa disponibilità al servizio dei fratelli. Il ministero è dunque una forma concreta nella quale la grazia del Battesimo diventa servizio per l’edificazione della Chiesa. Lo Spirito Santo distribuisce i suoi doni e suscita uomini e donne attraverso i quali il Popolo di Dio possa crescere nella fede, nella comunione e nella missione. La Chiesa, attraverso il discernimento e la formazione, riconosce questi doni e affida loro un servizio stabile, perché ciascuno, secondo la propria vocazione, possa contribuire all’edificazione del corpo di Cristo.
- È questa la prospettiva entro la quale comprendere anche il cammino che ha portato la Chiesa, soprattutto a partire dal Concilio Vaticano II, a riscoprire la ricchezza della ministerialità dei Christifideles laici. Il Concilio ha riconosciuto con maggiore chiarezza che tutto il Popolo di Dio partecipa alla missione di Cristo attraverso la pluralità dei carismi e dei ministeri suscitati dallo Spirito. Nel 1972, con Ministeria quaedam, san Paolo VI ha dato una nuova configurazione ai ministeri del lettore e dell’accolito, aprendoli anche ai fedeli laici e non più soltanto come tappe preparatorie al sacramento dell’Ordine. Nel 2021, papa Francesco ha ulteriormente sviluppato questo cammino con Spiritus Domini, aprendo tali ministeri anche alle donne, e con Antiquum ministerium, istituendo il ministero del catechista. È un percorso attraverso il quale la Chiesa ha progressivamente riconosciuto e valorizzato la vocazione e la responsabilità dei fedeli laici nella sua vita e nella sua missione. I ministeri, dunque, non sono semplicemente l’affidamento di determinati compiti, ma il riconoscimento ecclesiale di una vocazione che scaturisce dal Battesimo.
- Ed è proprio qui che la prima lettura ci offre una chiave preziosa per comprendere ogni servizio ecclesiale. Il Siracide ci ha parlato del perdono: «Perdona l’offesa al tuo prossimo e per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati» (Sir 28,2). E poi domanda: «Un uomo che resta in collera verso un altro uomo, come può chiedere la guarigione al Signore?» (Sir 28,3). Dobbiamo partire da qui: chi serve nella Chiesa è anzitutto una persona che ha ricevuto misericordia. Il ministero nasce dalla consapevolezza di aver ricevuto gratuitamente un dono che, proprio per questo, non può essere trattenuto, ma è chiamato a diventare servizio: la misericordia ricevuta diventa misericordia condivisa, la Parola ascoltata diventa Parola annunciata, il Corpo di Cristo ricevuto diventa Corpo di Cristo servito, la fede ricevuta diventa fede accompagnata e trasmessa. È la stessa logica che ritroviamo nella pagina evangelica con la parabola del servo al quale viene condonato un debito enorme e che, subito dopo, si mostra incapace di usare misericordia verso il fratello che gli deve molto meno. Pietro aveva chiesto a Gesù: «Quante volte dovrò perdonare al mio fratello? Fino a sette volte?». Gesù risponde: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette» (Mt 18,21-22). Pietro pensa ancora secondo la logica della misura; Gesù lo introduce nella logica sovrabbondante della grazia. La vita della Chiesa nasce da questa logica: ciò che abbiamo ricevuto dal Signore non può essere trattenuto, ma deve diventare dono per gli altri.
- A voi, cari fratelli e sorelle che ricevete il ministero del lettore, la Chiesa affida il servizio della Parola. Il vostro compito appare semplice: proclamare le letture nella liturgia. Eppure, proprio perché semplice, è molto importante: quando salite all’ambone, la comunità non ascolta semplicemente la vostra voce, ma Dio stesso che parla, convoca e guida il suo popolo. Il vostro ministero, però, non si esaurisce nella proclamazione. Siete chiamati anche a favorire la formazione biblica e i gruppi di ascolto, aiutando bambini, giovani e adulti a scoprire la bellezza della Scrittura. Con il vostro servizio ricordate alla comunità che «la fede nasce dall’ascolto» (Rm 10,17). Siate, dunque, servi dell’ascolto: la Parola che proclamate diventi anzitutto Parola accolta e vissuta nella vostra vita. A voi, che ricevete il ministero dell’accolito, la Chiesa affida il servizio dell’altare e dell’Eucaristia. Siate fedeli e attenti nel servire la celebrazione, collaborando con il sacerdote e il diacono e, secondo le condizioni previste, distribuendo la Comunione e portandola agli infermi e a quanti non possono partecipare all’assemblea. Il vostro servizio unisce l’altare alla vita. L’Eucaristia edifica il Corpo di Cristo e alimenta la comunione, «poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo» (1Cor 10,1). Per questo imparate a riconoscere nel volto dei fratelli, soprattutto dei più fragili, il Corpo di Cristo che siete chiamati a servire. Quando portate la Comunione a un malato, portate anche la vicinanza e la sollecitudine della Chiesa. Alla scuola di Cristo che si dona nell’Eucaristia, imparate a fare della vostra vita un dono per i fratelli.
- E a voi, cari catechisti, viene affidato un ministero nuovo nella sua configurazione istituzionale, ma profondamente radicato nella vita della Chiesa delle origini, quando uomini e donne si dedicavano all’insegnamento della fede, all’accompagnamento dei catecumeni e alla trasmissione della memoria apostolica. Siate testimoni della fede, maestri e mistagoghi, accompagnatori e pedagoghi. Il vostro ministero comprende la trasmissione organica della fede, l’accompagnamento di bambini, giovani e adulti, la preparazione ai sacramenti, il cammino dei catecumeni e la formazione cristiana nelle diverse età della vita. Ma ricordate che la catechesi non consiste soltanto nel trasmettere conoscenze. Siete chiamati ad accompagnare dalla domanda all’incontro con Cristo, dalla fede ricevuta alla testimonianza. Per questo abbiate una solida formazione e una profonda familiarità con la Scrittura, la Tradizione e la dottrina della Chiesa, insieme alla capacità di ascoltare con attenzione le persone, le loro domande e le loro storie. «Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore» (Rm 14,8). È questa la parola che oggi vi consegniamo. Appartenete al Signore quando proclamate la sua Parola, quando servite all’altare, quando accompagnate nel cammino della fede, quando visitate un malato o incontrate una persona nella sua ricerca e nella sua fragilità. Soprattutto, appartenete al Signore quando, nelle relazioni quotidiane, la pazienza, l’ascolto e il perdono diventano la forma concreta del Vangelo. La prima lettura e il Vangelo ci hanno ricordato che ogni ministero nasce dalla misericordia: prima di essere chiamati a donare, siamo noi ad aver ricevuto il perdono, la vita, la Parola che illumina, il Corpo di Cristo che ci nutre, la fede trasmessa attraverso la Chiesa. Il Signore vi chiede ora di diventare testimoni di ciò che avete ricevuto: il dono della grazia, accolto nella vostra vita, diventi attraverso il vostro servizio un dono per i fratelli. Chiediamo al Signore che questa celebrazione faccia crescere la nostra Chiesa nella comunione e nella missione; ci renda capaci di riconoscere i doni che Egli affida a ciascuno e di metterli con generosità al servizio di tutti. Così, nella ricchezza delle diverse vocazioni e dei diversi servizi, la nostra Chiesa possa crescere nell’unità e nella missione, vivendo ciò che san Paolo oggi ci ha ricordato: «Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore» (Rm 14,8). Amen.
