Venticinquesimo anniversario di ordinazione sacerdotale di padre Biagio Ravalli – «RAVVIVA IL DONO CHE È IN TE»

  1. Oggi la Chiesa rende grazie al Signore per il venticinquesimo anniversario di ordinazione sacerdotale di don Gino Ravalli. È un ritorno alla sorgente, al giorno in cui Dio ha pronunciato il suo nome e lo ha reso partecipe del ministero del suo Figlio. Venticinque anni dopo quella chiamata, il rendimento di grazie diventa memoria grata dell’iniziativa di Dio, che continua a sostenere con la sua grazia il cammino di chi, un giorno, gli ha risposto con fiducia: «Eccomi». Questa Eucaristia si celebra nei giorni in cui la Chiesa di Comiso onora il suo patrono, san Biagio. La sua testimonianza di vescovo e martire ci ricorda che ogni vocazione trova la sua verità nel dono di sé, proprio come san Biagio che ha custodito la fede fino al sacrificio della vita, diventando segno di quella fedeltà che il Signore continua a chiedere ai suoi ministri. Caro don Gino, questa celebrazione ti riporta là dove tutto è iniziato. Il ministero, infatti, ritrova la sua freschezza, la sua gioia e la sua fecondità quando ritorna al suo principio, quando si lascia ancora raggiungere dalla voce del Signore che continua a chiamare per nome coloro che ha scelto.
  1. Il profeta Osea, nella prima lettura, ci pone davanti al dramma di Israele. Il popolo continua a costruire altari e a moltiplicare gesti religiosi, ma il Signore ricorda che il cuore dell’alleanza non è la moltiplicazione delle opere, ma la comunione con Lui. Gli altari, invece di custodire la memoria dell’amore ricevuto, finiscono per diventare l’espressione di un’iniziativa soltanto umana. Per questo il profeta pronuncia quelle parole forti: «Hanno seminato vento e raccoglieranno tempesta» (Os 8,7). Solo chi semina nella terra dell’alleanza raccoglie il frutto della benedizione. Venticinque anni di sacerdozio, caroo don Gino, custodiscono una grazia che continua a sgorgare dalla sorgente della tua ordinazione. È una grazia che non può essere dispersa in mille rivoli, ma va custodita e continuamente ricondotta alla sua origine, perché continui a irrigare con fecondità il ministero che il Signore ti ha affidato. È lì che si rinnova l’identità sacerdotale e si ritrova la gioia di lavorare nella messe del Signore. Per questo l’esortazione dell’apostolo Paolo a Timoteo, risuona oggi con particolare forza anche per te: «Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te» (2Tm 1,6).
  1. Matteo, nel Vangelo, ci presenta Gesù che, mentre percorre città e villaggi, annuncia il Regno, guarisce ogni malattia e ogni infermità. È un racconto che svela l’identità e la missione più profonda di Cristo: «Vedendo le folle, ne sentì compassione» (Mt 9,36). Tutto nasce da questo sguardo. Gesù guarda l’umanità con gli occhi del Padre; per questo si fa vicino, entra nella vita delle persone, condivide le loro fatiche, guarisce le loro ferite, rialza chi è caduto e dona speranza a chi l’ha smarrita. È quanto il Signore continua a compiere attraverso il ministero di ogni sacerdote. Oggi gli rendiamo grazie per tutto il bene che, in questi venticinque anni, ha compiuto attraverso il tuo sacerdozio, caro don Gino. Nell’annunciare il Vangelo, celebrare i sacramenti, accompagnare le famiglie, sostenere chi attraversava la prova, incoraggiare i giovani e condividere le gioie e le fatiche del popolo di Dio, hai reso visibile la compassione di Cristo, il Buon Pastore, che continua a prendersi cura del suo gregge attraverso il ministero dei sacerdoti, rendendoli strumenti della sua vicinanza e della sua misericordia (cfr. Gv 10,11-16).
  1. Ma proprio perché nasce dalla compassione di Cristo, il ministero non conosce soste nell’amore. Il ministero sacerdotale non è un servizio che si misura con l’orologio, ma con la disponibilità del cuore. Il tempo del sacerdote appartiene al Signore e al suo popolo; per questo domanda un cuore sempre disponibile, capace di rinnovare ogni giorno la generosità della risposta. Il dono ricevuto nell’ordinazione chiede di essere continuamente ravvivato, perché l’amore di Cristo non ci permette di accontentarci del minimo, ma ci invita sempre a donare il meglio di noi stessi, con uno zelo apostolico che si rinnova ogni giorno.
  1. In questi giorni si svolgono i Mondiali di calcio. Una grande squadra non si riconosce soltanto dal risultato finale, ma dal modo in cui interpreta la partita. C’è chi si limita ad amministrare il gioco, chi risparmia le energie, chi aspetta che siano gli altri a prendere l’iniziativa. C’è invece una squadra che costruisce il gioco, cerca con determinazione la porta avversaria e vive ogni minuto della partita con intensità, fino al fischio finale. Caro don Gino, anche il Signore ti ha chiamato a vivere così il ministero: senza risparmiarti, con fedeltà e generosità, fino in fondo. È la testimonianza che ci offre anche san Biagio, il quale non ha abbandonato il campo quando sono giunte la persecuzione e la prova, ma è rimasto fedele a Cristo fino al martirio. Per questo la Chiesa lo venera non solo come patrono, ma anche come modello di quella perseveranza che nasce dall’amore per il Signore. Il Signore ti ha consacrato perché ogni stagione del tuo sacerdozio fosse vissuto con pienezza, con il cuore aperto, con la libertà di chi mette in campo tutto ciò che ha ricevuto. La grazia dell’ordinazione non dimuinuisce con il passare degli anni, al contrario, chiede di essere continuamente rinnovata e rende il sacerdote capace di spendere con gioia tutte le energie del cuore, dell’intelligenza e dell’amore. La messe appartiene al Signore e merita il meglio di ciascuno dei suoi operai. Per questo l’apostolo Paolo ci ricorda: «Qualunque cosa facciate, fatela di cuore, come per il Signore» (Col 3,23).
  1. Questo stile nasce da una sorgente ben precisa: l’incontro quotidiano con Cristo. Solo chi ritorna ogni giorno alla grazia della propria vocazione ritrova entusiasmo, creatività pastorale, libertà interiore e gioia nel servizio. È questo il dono che oggi chiediamo per te, caro don Gino: che la memoria del tuo primo «Eccomi» rimanga sempre viva e continui a illuminare il tuo cammino; che la gioia della chiamata custodisca la freschezza del tuo sacerdozio e mantenga sempre giovane il tuo cuore; che ogni nuova stagione del ministero ti trovi sempre pronto a entrare nella messe con la stessa passione del primo giorno. La messe, infatti, continua ad essere abbondante e ad attendere operai generosi. Ed è proprio perché «la messe è abbondante, ma sono pochi gli operai» (Mt 9,37-38), che il discepolo non può cedere alla tiepidezza, alla dispersione o a quella stanchezza che ripiega il cuore su se stesso. La grazia ricevuta non è un dono da custodire per sé, ma una vita da spendere con generosità, perché porti frutto nel servizio dei fratelli.
  1. È questa la logica del Vangelo. Il Signore affida ai suoi discepoli il suo campo e li chiama a lavorare con cuore libero, vigilante e perseverante, perché il seme della grazia non vada perduto ma porti frutto. È quanto Gesù stesso afferma: «Io vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga» (Gv 15,16). È questa la grazia per la quale rendiamo grazie nel venticinquesimo anniversario del tuo sacerdozio, carissimo don Gino: una vita donata al Signore, spesa con fedeltà nell’annuncio del Vangelo e nel servizio al popolo di Dio. Il campo resta sempre vasto e il lavoro non manca, ma la gioia dell’operaio fedele non consiste nei risultati raggiunti, ma nel sapere di aver consegnato senza riserve la propria vita a Cristo, perseverando nel suo amore fino alla fine. Questa stessa grazia la invochiamo anche per tutti noi, sacerdoti e fedeli. Chiediamo al Signore di custodire la gioia della fede, la freschezza della vocazione e il coraggio della missione. È così che cresce la Chiesa: attraverso uomini e donne che si lasciano trasformare da Cristo e rispondono con fiducia alla sua chiamata, collaborando all’opera del suo Regno.
  1. Mentre affidiamo al Signore il cammino che ancora ti attende, caro don Gino, ci rivolgiamo con fiducia alla Vergine Maria, Madre dei sacerdoti, e a san Biagio, patrono di questa Chiesa di Comiso. Maria custodisca il tuo cuore nell’amore del Figlio e sostenga ogni giorno il tuo ministero; san Biagio ti ottenga la fortezza nella prova, la perseveranza nella carità e la gioia di donare la vita per Cristo e per il suo popolo. Con lo sguardo sempre fisso su Cristo, autore e perfezionatore della fede (cfr. Eb 12,2), possa tu continuare a vivere con generosità tutta la partita del tuo sacerdozio, fino al fischio finale, nella serena certezza che il Signore non delude mai chi ripone in Lui la propria fiducia. Amen.