Giubileo degli Scout – Come artigiani e giardinieri di pace

Carissimi scout, Assistenti e Capi scout della nostra diocesi, oggi celebriamo con gioia il vostro, anzi il nostro, Giubileo. La parola Giubileo, come sapete, viene dall’ebraico Jobèl, che significa “corno” o “tromba di montone”. Nella Bibbia, il suono dello Jobèl annunciava il tempo speciale di Dio: tempo di gioia, di liberazione, di ritorno alla vita piena. Era il richiamo che ricordava al popolo che Dio ci vuole liberi dalle catene del peccato e in comunione con Lui e con i fratelli.

Anche per voi, carissimi scout, questo Giubileo è un richiamo a vivere con coraggio l’avventura della vita, a costruire legami di autentica fraternità e a essere testimoni di speranza. Come una bussola, il Giubileo vi invita a ritrovare la direzione giusta: non vivere alla giornata, ma orientare le vostre scelte con fedeltà agli ideali che vi guidano – lealtà, servizio e fraternità – perché, come diceva Baden-Powell, «la vera felicità si trova nel rendere felici gli altri».

Il Vangelo che abbiamo ascoltato ci ha offerto due immagini preziose: il granello di senape e il servo. Due icone che parlano direttamente al cuore di ogni scout. Gli apostoli chiedono a Gesù: «Accresci in noi la fede!». E lui risponde ricordando loro che basta una fede piccolissima, quanto un granello di senape per fare grandi cose.

Cari scout, anche il vostro cammino parte da piccoli gesti: un passo dopo l’altro, una mano tesa, una buona azione. Come un seme, questi gesti semplici possono crescere e portare frutti capaci di cambiare il mondo. Non scoraggiatevi se la vostra fede vi sembra piccola o fragile: nelle mani di Dio, anche un gesto nascosto può cambiare il mondo.

San Paolo, nella seconda lettura, si rivolge a Timoteo con parole che sembrano scritte per voi: «Ravviva il dono di Dio che è in te» (2Tm 1,6). È come dire: non lasciate che il fuoco si spenga! Lo scout conosce bene il valore del fuoco di bivacco: scalda, illumina, raduna. Ma il fuoco va alimentato. Così è la fede: un dono da custodire, ma soprattutto da far ardere. Baden-Powell ricordava: «Lo scautismo non è altro che cristianesimo applicato». Ravvivare la vostra fede significa renderla concreta, viva, contagiosa. Ma significa anche mettere in gioco i talenti che Dio ha posto nel vostro cuore: il coraggio, la fantasia, la capacità di amare, la gioia di servire.

Il dono ricevuto, infatti, non è per la nostra gloria, ma per il servizio. È questo il cuore della parabola del servo che abbiamo ascoltato nel Vangelo: Gesù insegna compiere il proprio dovere senza vantarsi, a donarsi senza cercare applausi. Questo è lo stile dello scout: servire con gioia, essere “sempre pronti”, costruire legami fraterni senza tornaconti personali. È così che si ravviva il dono di Dio: quando lo si mette a disposizione degli altri, con gratuità e umiltà.

Ed è così che la vostra vita diventa un Vangelo vissuto, non scritto sulla carta, ma impresso nei gesti quotidiani. Il mondo ha bisogno di giovani che non si lasciano addormentare dalla pigrizia, che non si accontentano di scorciatoie facili, ma che, come veri “scout della fede”, sanno mettersi in cammino anche quando la strada è in salita, portando nello zaino la speranza, la carità e la fede come compagni inseparabili di viaggio.

Ricordatevi che la vostra promessa e la vostra legge non sono semplici parole da cerimonia, ma impegni concreti per crescere come donne e uomini liberi, responsabili, capaci di costruire un mondo più giusto e fraterno.

Lo Spirito Santo è come un fuoco di bivacco: raduna, scalda, illumina, fa cantare insieme, ma poi spinge a ripartire. Uno scout che non cammina non è più scout; un cristiano che non serve non è più discepolo. E oggi il Signore vi chiama ad essere pellegrini di speranza. In un mondo ferito da guerre e divisioni, siete chiamati a mostrare che è possibile vivere da fratelli, rispettare la natura, costruire ponti di dialogo e scegliere ogni giorno la via della pace.

Per giungere fino alla Cattedrale avete percorso una piccola route, un cammino che vi ha fatto sperimentare cosa significhi davvero “camminare nella pace”. Il filo conduttore che vi ha accompagnati è stato: “La speranza abita nella pace”.

La prima tappa vi ha ricordato che la pace è come un fiore fragile che tenta di sbocciare tra le pietre della violenza: nasce dalla speranza di chi crede che anche il più piccolo gesto di bene possa trasformare il mondo. Ma questo richiede la responsabilità di ciascuno: ognuno è chiamato a fare la propria parte, diventando – come prega san Francesco – strumento della sua pace. Per gli scout, il cammino della pace deve essere una scelta quotidiana: fatta di gesti concreti, di parole gentili, di ascolto e di comprensione. Solo allora, persino in un mondo ferito da guerre e conflitti – dove i bambini vengono lasciati morire di fame – la speranza può continuare a fiorire.

La seconda tappa vi ha invitato a diventare artigiani di pace. Come ogni artigiano, infatti, anche voi siete chiamati a usare pazienza, dedizione e creatività, tessendo legami di amicizia, di rispetto, accoglienza e collaborazione, a partire dai vostri gruppi. La pace non è un’idea astratta, ma un lavoro quotidiano: richiede mani che seminano, occhi che vedono, cuori che sanno accogliere. È l’impegno personale di chi sceglie il bene sull’esempio di Gesù che, per amore, non ha avuto paura di sporcarsi le mani con la nostra fragile umanità.

La terza tappa vi ha ricordato che la pace va coltivata come un giardino: richiede cura, attenzione e costanza. Come giardinieri, dobbiamo estirpare le erbacce dell’odio e della rabbia, annaffiare con gesti di gentilezza, seminare parole di conforto e incoraggiamento. Dove altri hanno seminano il sospetto, voi scegliete la fiducia; dove altri vedono le differenze come barriere, voi potete riconoscerle come vie di arricchimento reciproco. Solo così la pace cresce e fiorisce. Forse i frutti non arriveranno subito, ma ogni seme gettato con amore porta vita e speranza e, soprattutto, contribuisce – come invitava Baden-Powell – a lasciare il mondo un po’ migliore di come lo abbiamo trovato.

Carissimi, il vostro Giubileo non finisce qui: da oggi inizia un nuovo cammino, ricco di avventure d vivere, di giornate da affrontare e di piccoli passi da compiere con coraggio e gioia. Non abbiate paura delle salite: saranno le fatiche che vi faranno crescere e vi renderanno più forti. Non temete le notti: vi insegneranno a riconoscere le “stelle” e a cercare la luce anche nei momenti più difficili. Non fermatevi davanti agli ostacoli: vi aiuteranno a scoprire che insieme si può andare più lontano di quanto avreste mai immaginato.

Ma questo cammino non si ferma nei sentieri dei boschi o nei campi scout: continua ogni giorno. A scuola, quando scegliete di rispettare gli altri, di essere responsabili e di coltivare amicizie vere. In famiglia, quando portate pace e dialogo. In città, quando vi prendete cura dell’ambiente e state accanto a chi è più fragile. E nella comunità cristiana, quando partecipate con gioia alla Messa, mettete a disposizione i vostri talenti, dedicate tempo ed energie nei gruppi e nelle associazioni. La Chiesa ha bisogno di voi: della vostra freschezza, della vostra creatività, del vostro entusiasmo. Voi siete il futuro che costruisce il presente.

Camminate leggeri: con la bussola del Vangelo in mano, la fraternità nello zaino, il servizio come corda che vi lega e sostiene, e la speranza come tenda pronta a offrirvi rifugio e conforto. Siate sempre pronti a rialzarvi quando cadete, a sostenere chi è stanco, a sorridere anche quando la strada sembra lunga. Così il vostro cammino diventerà testimonianza viva di fede e di amore.

«Estote parati»: siate dunque “sempre pronti” a servire, ad amare, a sperare. Questa è la vostra forza e la vostra missione.

Che Maria, compagna fedele del vostro cammino, vi guidi ad ogni passo, affinché possiate accendere nel mondo la luce della fede e diffondere la gioia della fraternità.

Allacciate bene gli scarponi, aprite il cuore, non smettete di sognare e di sperare. Buona strada, amici scout! E buon Giubileo! Amen.