XXIII Seminario di aggiornamento FISC “Mons. Alfio Inserra”

///XXIII Seminario di aggiornamento FISC “Mons. Alfio Inserra”

Prima giornata di formazione

Raccontare i migranti con la consapevolezza che è proprio tramite la parola che si creano le condizioni affinché si possa creare una narrazione. Narrazione che costituisce vita. Di questo e di molto altro si è discusso nel corso del primo appuntamento del XXIII seminario di aggiornamento “Monsignor Alfio Inserra” tenutosi all’auditorium “San Vincenzo Ferreri” di Ragusa Ibla. Appuntamento voluto dalla Federazione italiana della stampa cattolica in collaborazione con l’Ordine regionale dei giornalisti di Sicilia e l’Ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Ragusa. “Raccontare i migranti” il tema dell’incontro.

“Siamo qui – spiega Gian Piero Saladino, direttore dell’Ucs – per discutere del rapporto fra comunicazione e migranti, e per dare forza culturale e strumenti per poter operare al meglio sul tema nel ginepraio delle comunicazioni sociali. Siamo qui per capire senza giudicare, per riflettere senza fuggire, per innovare senza cedere ai clichet e alle mode di una comunicazione oscillante, ancora spesso, fra razzismo e pietismo”.

“Grazie a quanti sono venuti a Ragusa – afferma il vescovo S. E. Paolo Urso – in una comunità che spera, lavora, soffre e che non aspetta Godot né altri. Sono orgoglioso di essere vescovo di questa chiesa che incontrerete negli edifici di culto, ma anche nelle strade e tra la gente. Una chiesa attenta alle persone e a quello che sta avvenendo. Cambiamenti che essa stessa si preoccupa di sollecitare. L’accoglienza fa parte del dna dei siciliani. Non vogliamo avere sguardo e respiro corto. Vogliamo essere comunità capace di guardare lontano, pur nella consapevolezza della nostra piccolezza. Raccontare i migranti, ma a chi? Alla gente, alle comunità, a coloro che hanno la preoccupazione della gestione delle nostre città. Vogliamo raccontare a chi talvolta sembra essere sordo. Ma perché raccontare? Raccontiamo la loro presenza perché siano conosciuti, perché il fenomeno sia noto nella maniera più corretta possibile e si trovino sistemi validi e significativi per offrire a gente disperata motivi affidabili di speranza. Desideriamo raccontare con equilibrio evitando ricorso a battute e slogan che non costruiscono alcunché. Noi vogliamo raccontare i migranti con equilibrio, consci della complessità e vastità del fenomeno. Ma intendiamo farlo sempre con passione”.

“Il tema che trattiamo – ricorda Giuseppe Vecchio, delegato regionale Fisc Sicilia – è di grande attualità in una terra in cui, nei secoli, si sono susseguiti fenomeni di emigrazione e immigrazione. È un fenomeno che merita di essere analizzato e fatto conoscere nella sua dimensione di verità per facilitare l’accoglienza. Noi intendiamo impegnarci nell’ospitare questa gente immigrata sia come giornalisti che come cattolici”.

“Raccontare i migranti – sottolinea il sociologo Salvatore Squillaci – equivale a dare voce al loro fragoroso silenzio. Un silenzio che comunica valori e bisogni che spesso ci sfuggono. Le loro sono delle biografie sofferte. Noi siamo capaci di accogliere, ma ci manca la conoscenza empatica dell’altro, del diverso da noi. Raccontare è importante perché la parola è la condizione di base affinché qualcosa si muova, cambi, si sviluppi. La parola, il Verbo, è lo strumento attraverso cui si concretizza la narrazione e si costruisce la comprensione della realtà. Qui ed ora occorre condividere il senso della nostra umanità. Dobbiamo evitare la comunicazione stereotipata che li vuole più zombie viventi che persone umane. Dobbiamo iniziare una nuova narrazione che si basi sul bene comune, prima che sia troppo tardi”. 

Di grande interesse anche l’intervento del professor Maurilio Assenza, direttore della Caritas diocesana di Noto.  “Dobbiamo ritrovare e mantenere il linguaggio originario ed evitare racconti falsi, inventati o razzisti. Il racconto giornalistico deve fare combaciare le lettere ai volti. Occorre far prevalere la geografia e la storia sull’immaginazione. Dobbiamo ascoltare gli immigrati, dar loro voce, per lasciarci interrogare e ripensare le nostre categorie mentali. Non dobbiamo limitarci a conoscere i loro bisogni ma anche i loro sogni. Occorre imparare ad usare le due camere del cervello: il cuore e la logica. Il cuore contro le paure, il cuore per dirci la verità, per dirci che ci fa paura la povertà del mondo e il rendiconto che potrebbero chiederci. La logica per capire quanto abbiamo bisogno degli immigrati e come sarebbe più semplice accoglierli tutti liberandoli dagli scafisti e inserendoli secondo regole ferme ma non discriminanti. Così potremmo ricostruire città capaci di riflettere Gerusalemme. Una città in cui si chiaro che siamo figli tutti di un Dio che non vuole sacrifici ma che danza con le differenze”.

Ha chiuso i lavori Francesco Zanotti, presidente della Fisc nazionale“Noi siamo uomini di comunicazione – ricorda – e siamo chiamati a consumare le scarpe per andare alla ricerca dei fatti, dei volti e delle persone per evitare la globalizzazione dell’indifferenza. Il nostro impegno ci deve portare ad essere voci della realtà locale e delle periferie geografiche ed esistenziali. Voci di chi non ha voce, ma solo se questo non si limiterà ad essere uno slogan quanto, piuttosto, un programma di lavoro”.

La giornata si è conclusa con la celebrazione eucaristica nella chiesa di San Tommaso celebrata da padre Mario Cascone, direttore del periodico diocesano “Insieme”.

Dopo la cena una piacevole passeggiata guidata alla scoperta del Barocco Ibleo e l’apertura straordinaria dei palazzi più belli di Ragusa Ibla.

 

In allegato le relazioni di Maurilio Assenza e di Salvatore Squillaci.

 

Seconda giornata di formazione

La ricorrenza del trentennale di “Insieme”, il periodico diocesano ibleo, si colloca al centro della seconda giornata dei lavori del XXIII Seminario formativo “Monsignor Alfio Inserra” sul tema “Raccontare i migranti”.

Il trentesimo anniversario è stato un momento sobrio ed in linea con la storia del giornale.  “Un periodico – ricorda don Mario Cascone che ne è direttore responsabile – che non è un foglio parrocchiale, ma un vero giornale che piace soprattutto ai laici. Una realtà editoriale che, nella sua storia, può vantare firme prestigiose, come quella di Gesualdo Bufalino, ed il fatto di aver svolto il ruolo di scuola di formazione per tanti giornalisti del territorio”.

“Grande – afferma Federico Piccitto, sindaco di Ragusa – è l’importanza dei giornali cattolici per la crescita e la diffusione delle notizie. Ancor più importante è che si svolgano momenti di formazione di alto livello su un tema delicato quale è quello dell’immigrazione. Invito la stampa a dare le giuste sollecitazioni affinché le fasi dell’accoglienza dei migranti siano svolte nel migliore dei modi”.

Al ruolo della stampa come portatrice di fatti veritieri ha fatto riferimento anche il Questore di Ragusa, Giuseppe Gambino nel corso del suo intervento.

Dunque si è tenuta la consegna di una targa ricordo a Gaetano Trovato, primo caporedattore di “Insieme”.

Tornando agli aspetti formativi, nel primo incontro del Seminario promosso dalla Fisc si è discusso di “Informazione e nuovi media”.

Ad aprire i lavori don Adriano Bianchi, giornalista e direttore de “La voce del popolo” di Brescia. “Oggi la notizia viaggia sulla carta, ma anche sulla rete telematica, sui social network o sugli IPad – spiega – e dunque bisogna raccogliere questa sfida. Non esistono soluzioni possibili, ma solo delle buone prassi per realizzare una informazione che è sempre più immediata. In questo contesto è importante che ci siano editori capaci di investire nell’innovazione tecnologica e giornalisti in grado di determinare il passaggio dal fatto alla notizia”.

 “Le regole che stanno alla base del nostro lavoro – aggiunge Claudio Turrini, giornalista e caposervizio di “Toscana Oggi” – non sono cambiate. Tuttavia occorre che il legislatore provveda a colmare alcune significative lacune che riguardano l’informazione online. Una informazione sempre più globale che, dunque, pretenderebbe un coordinamento tra le legislazioni dei vari Paesi”.

Altro seminario ha avuto per tema “Infoetica”. A condurlo Andrea Melodia, presidente nazionale Ucsi e docente di scienze della comunicazione. Melodia, già responsabile Rai, ha ricordato anche il ruolo e l’importanza del servizio pubblico per lo sviluppo della coscienza critica degli italiani. “Dobbiamo evitare – afferma – che la politica e l’informazione, nelle loro interconnessioni, continuino a danneggiarsi a vicenda. Parlare di etica dei mass media equivale a parlare della loro qualità”.

Don Paolo Buttiglieri, docente di Scienze della comunicazione, si è occupato di informazione “bioetica”“Non può esservi comunicazione senza che avvenga una relazione con persone, culture, storie e tradizioni di uno specifico luogo. Quella bioetica è una forma di comunicazione di esseri in relazione. Occorre andare oltre i dettami deontologici e puntare verso un giornalismo capace di educare”.

“Dove sta la notizia?”. A questa domanda hanno cercato di rispondere Orazio Vecchio, giornalista, Giuseppe Di Fazio, caporedattore del quotidiano “La Sicilia” e Francesca Cipolloni, segretario nazionale Fisc.

Vecchio richiama alla memoria quattro eclatanti casi di false notizie assunte agli onori della cronaca in epoche pre e post internet.

Di Fazio ha sottolineato l’importanza del saper vedere la realtà, stupirsene e, dunque raccontarla con passione. “L’indifferenza – avverte– è il principio della non conoscenza e della superficialità”.

“Passione ed equilibrio – aggiunge il segretario nazionale Fisc – sono gli elementi che caratterizzano i giornali aderenti alla nostra federazione. Noi, con 189 testate e un milione di copie settimanalmente distribuite, contribuiamo alla formazione e alla diffusione di una retta opinione pubblica”.

I seminari si sono conclusi presso la chiesa della Badia con gli interventi dei giornalisti Sara Bessi e Luigi Ferraiuolo sul tema “Social media e informazione”.

A chiudere idealmente la giornata, le parole che il vescovo di Ragusa, monsignor Paolo Urso ha adoperato nel corso dell’omelia per la celebrazione eucaristica che si è svolta in Cattedrale. “Nel cuore della parola di Dio – ha detto– si trovano indicazioni utili per il tema che trattate in questo seminario: raccontare i migranti equivale a dar loro delle speranze reali. Ma se non si è capaci di entrare nelle realtà umane, la speranza resta vuota. Il giornalista è chiamato ad alimentare questa speranza avendo a cuore nel suo raccontare il bene comune al di là delle impressioni più immediate. La storia dell’uomo è segnata da prevaricazioni e da discriminazioni, ma Cristo ci insegna con gli atti della propria vita che tali condizioni possono e devono essere superate. Preoccupatevi, dunque, di annunciare la novità di Cristo e così sarà più semplice che gli uomini si riconoscano come fratelli”.

Dopo la cena, al centro storico di Ragusa, il professor Giorgio Flaccavento ha accompagnato i partecipanti, con una lunga passeggiata da Ragusa superiore a Ragusa Ibla e da piazza Repubblica ha proseguito il viaggio barocco il dottor Saro Distefano.

In allegato le relazioni di Luigi Ferraiuolo, Francesca Cipolloni, Orazio Vecchio, don Paolo Buttiglieri, Claudio Turrini.

Qui è possibile ascoltare alcuni estratti degli interventi.

 

 

 

Allegati

M.Assenza
S.Squillaci
BIANCHI
Buttiglieri
Cipolloni
Ferraiuolo
Orazio-Vecchio
Turrini
2018-01-31T12:23:44+02:00 20 Settembre 2014|