«Voi siete il segno che un mondo diverso è possibile»
Si chiudono questi giorni colmi di luce, ma nel cuore restano come una fiamma viva che non si spegne. Sono stati giorni intensi, vissuti sotto il sole rovente, sì, ma anche sotto lo sguardo amorevole di Dio. Giorni di passi lenti e silenziosi, di lacrime che non fanno rumore, di sorrisi nati dall’incontro, di abbracci che sanno di casa. Giorni di fatica condivisa, di mani che si stringono, di volti nuovi e amicizie ritrovate. Giorni visitati dalla grazia, giorni in cui abbiamo sentito che Dio cammina davvero con noi.
Da giovedì 1° agosto, 45 giovani della nostra diocesi si sono messi in cammino. Non per fare un semplice viaggio, ma per lasciarsi trasformare. Ognuno di loro è partito con il suo “zaino”: non solo quello sulle spalle, ma quello più profondo, fatto di sogni, paure, attese, domande, ferite e speranze. Hanno avuto il coraggio di portarlo con sé, così com’era e hanno scelto di fidarsi, di affidarsi, di rispondere con un “sì”, piccolo ma sincero, alla chiamata di Dio.
Non è stato facile: le levatacce, il caldo, gli imprevisti, le sistemazioni spartane… ma ogni fatica è stata trasfigurata dalla gioia degli incontri, dalla bellezza dello stare insieme, dal sentirsi parte di qualcosa di più grande. Perché a Roma non erano soli: con loro, migliaia di altri giovani, tutti uniti dallo stesso desiderio: cercare il volto di Dio, trovare senso, sentirsi amati.
Due momenti, in particolare, hanno toccato il cuore dei nostri ragazzi in modo indelebile: la Messa con tutti i giovani della Sicilia e la veglia con Papa Leone XIV a Tor Vergata. In quelle celebrazioni così intense, così vere, hanno scoperto che non sono soli nel cammino della fede. Che anche altri, come loro, portano dentro ferite e sogni. Che anche altri, come loro, provano a fidarsi di un Dio che chiama per nome e che insieme, nella comunione dei cuori, la fede si fa più forte, più viva, più concreta.
Durante la veglia, Papa Leone XIV ha rivolto ai giovani parole semplici, ma profondissime: «Aspirate a cose grandi, alla santità, ovunque siate. Non accontentatevi di meno. Allora vedrete crescere ogni giorno, in voi e attorno a voi, la luce del Vangelo».
Parole che sono entrate nel cuore dei ragazzi come una chiamata alla responsabilità, alla testimonianza, alla bellezza di una vita piena e vera.
E poi… la sera del 2 agosto: l’adorazione eucaristica. Il momento più profondo, più intimo, più disarmante. Migliaia di giovani in silenzio, inginocchiati davanti all’Eucaristia. Nessuna musica, nessun clamore, solo il silenzio. Un silenzio che parlava, che gridava: “Tu sei il Signore della nostra vita!”. Su quel palco non c’erano luci della ribalta, né volti famosi. C’era solo Cristo, vivo, presente, vicino. E ogni cuore si è sentito toccato, accolto, amato. In quel silenzio, Gesù ha parlato, ha guarito, ha donato pace.
In quei giorni abbiamo sperimentato che la Chiesa è viva, che è giovane, appassionata e vera. E che anche se la fede è attraversata da dubbi, fatiche, delusioni, è una fede che resiste, perché fondata su una relazione: quella con Cristo, che non si stanca mai di cercarci.
Papa Leone XIV, parlando con voce ferma e paterna, ci ha ricordato: «Voi siete il segno che un mondo diverso è possibile».
Questa frase, semplice e profetica, è diventata per molti una bussola per il ritorno alla quotidianità. Non siamo tornati da Roma uguali a prima, qualcosa in noi si è acceso.
Ora il pellegrinaggio è finito, ma il cammino vero comincia adesso. Perché ciò che abbiamo vissuto non resti solo un bel ricordo, ma diventi seme che porta frutto. Non possiamo tenere per noi ciò che abbiamo ricevuto, non possiamo tacere l’Amore che ci ha visitati. Ci siamo riconosciuti figli amati, perdonati, redenti e questo cambia tutto.
Siamo stati pellegrini di Speranza e vogliamo continuare ad esserlo: nelle nostre parrocchie, nelle nostre famiglie, tra i banchi di scuola e nei luoghi di lavoro, ogni giorno, ovunque, per essere segni di luce nelle notti del mondo, astri che brillano nelle tenebre (cf. Fil 2,15-16). Perché tanti, attraverso di noi, possano incontrare il volto misericordioso del Padre.
Abbiamo incontrato il Signore, il Dio di Gesù Cristo. E ora, con umiltà e gioia, vogliamo portarlo a ciascuno di voi.
Vincenzo Guastella

