Una testimonianza dal Centro Ascolto di Comiso

////Una testimonianza dal Centro Ascolto di Comiso

Anche per il Centro Ascolto di Comiso le Idi di marzo sono state fatali, nessuna congiura come quella ordita per Cesare, ma silenziosa e -non per questo meno letale -l’ormai dichiarata pandemia dall’OMS, prendeva possesso della nostra quotidianità.
Il 16 marzo il Centro di Ascolto di Comiso è stato chiuso e la sensazione di sbandamento che aleggiava su di noi era ormai concreta: come continuare con il nostro servizio di ascolto se gli uffici erano chiusi? Come avrebbero affrontato i nostri utenti questo periodo di isolamento?
La sensazione di impotenza che provavamo trovandoci chiusi in casa era destabilizzante.
La prima persona a venirci in mente fu una ragazza tunisina in stato interessante il cui marito si era da pochissimo trasferito in Lombardia per lavorare; purtroppo per lui l’azienda che lo aveva appena assunto chiuse dopo una settimana per la pandemia. Così lui rimase senza lavoro e lontano da casa, lei incinta e senza il marito che potesse sostenerla.
Fu Lucia, una delle volontarie del Centro appartenente anche alla Caritas parrocchiale del Sacro Cuore, a prodigarsi per far sì che alla giovane donna non mancassero mai i generi alimentari di prima necessità. Altre famiglie furono aiutate da un’altra nostra volontaria, Nunzia, che cercò di non far mai mancare loro nulla, dagli indumenti ai generi alimentari.
Le difficoltà riscontrate specialmente durante la prima fase di lock down erano parecchie: gli affitti, le utenze da pagare, i problemi relativi alla didattica a distanza, hanno fatto sì che tante famiglie si rivolgessero alla Caritas Diocesana e al Comune. La collaborazione fra i due enti è stata infatti di vitale importanza tanto da stilare un protocollo d’intesa. Entrambi, quasi giornalmente, mi fornivano indirizzi e recapiti telefonici di chi chiedeva aiuti. Io, dal canto mio, tramite colloqui telefonici cercavo di essere il più possibile di aiuto.
Silvia, la ragazza del servizio civile, si è prodigata a fare pervenire la strumentazione necessaria per permettere a due ragazzi di potere seguire da remoto la didattica.
Al piccolo Rosario, bimbo di prima elementare che non riusciva a sillabare, seguito a distanza supportata dall’insegnante Maria Teresa Angelieri che ha fornito il materiale didattico.
Ha seguito Emily, ragazzina quindicenne che se inizialmente aveva abbandonato gli studi per la vergogna di dover frequentare la prima media con compagni di classe più piccoli, tramite Silvia e l’aiuto sia dell’insegnante Elena D’Amato che della psicologa Simona Degno le hanno permesso di recuperare i primi due anni di media inferiore e l’accesso in terza media, previo superamento di un esame.
Il 15 giugno finalmente una parvenza di normalità è stata ripristinata; diverse sono infatti gli accorgimenti presi: i nostri utenti possono essere accolti solo su prenotazione e gli ascolti possono essere massimo tre, tutti con gli accorgimenti e presidi necessari (mascherine, gel, schermo in plexiglass).
Alla luce di questa esperienza sono certo che porterò sempre con me la prontezza e l’instancabile determinazione di tutti i volontari come Barbara, Giovanna, Maria, Angelo e Nunzio che quotidianamente si spendevano affinché potessimo reperire il necessario per tutti. Naturalmente in tutto questo eravamo supportati dal nostro Direttore di Caritas Diocesana, Domenico Leggio, che ci consigliava come operare nei casi più difficili.
Il COVID-19 ha aumentato le distanze, insinuandosi nelle nostre vite come un’ombra fatta di dubbi e paure ma l’esito positivo degli aiuti forniti mi lascia ben sperare in quella leopardiana social catena.
Il 7 settembre riapriremo e volevo fare mia una frase tratta da “Napoli milionaria” di E. De Filippo: “Mo ha da passà ‘a nuttata”.

Gabriele Giallongo

Responsabile Centro Ascolto di Comiso

2020-08-31T09:41:18+02:00 28 Agosto 2020|

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