Un tema sempre attuale: cosa dissero monsignor Rizzo e monsignor Pennisi
I nostri vescovi si sono occupati della religiosità popolare e in particolar modo del tema delle feste religiose: il primo fu monsignor Francesco Pennisi nel 1963 in una sua lettera per la Quaresima intitolata proprio “Le feste religiose” pubblicata subito dopo la promulgazione della Sacrosanctum Concilium, il documento conciliare sulla liturgia. Monsignor Pennisi prese in esame la celebrazione delle feste religiose nella diocesi di Ragusa sottolineando che vi sono diversi aspetti da correggere come per esempio le commissioni che organizzano le feste, spesso costituite da persone completamente al di fuori della comunità ecclesiale, oppure la pratica di appendere i soldi della raccolta sulla statua del Santo, ancora l’eccesso di processioni, alcune immagini sacre poco decorose, ecc. Nella lettera invitava prima di tutto il clero e poi i laici impegnati, che allora erano gli appartenenti all’Azione Cattolica a vigilare sul decoro delle feste religiose ipotizzando anche la diminuzione del loro numero.
Ventitrè anni dopo, nel 1986, è invece monsignor Angelo Rizzo ad intervenire sul tema, con una lettera pastorale intitolata “Difendiamo le nostre feste religiose popolari”. In essa monsignor Rizzo fa la sintesi delle discussioni avviate precedentemente nel Consiglio presbiterale diocesano e nel Consiglio pastorale diocesano, in cui erano prevalse due posizioni: una che sosteneva l’inutilità delle feste religiose e quindi proponeva la loro abolizione ed un’altra invece che proponeva la loro conservazione considerandole una eredità tramandata dai “padri” da non dover modificare. La posizione di monsignor Rizzo, espressa anche dal titolo della lettera, si pose in una via mediana sostenendo la bontà delle feste religiose, quale espressione della pietà popolare, ma nello stesso tempo sottolineando che proprio per volerle rispettare bisogna modificarne alcuni aspetti eliminando le deviazioni. Nella lettera monsignor Rizzo ribadì che deve essere sempre il parroco a presiedere le commissioni delle feste, che si devono contenere le spese per le manifestazioni esterne, quali fuochi pirotecnici, luminarie e spettacoli, proporre dei momenti di riflessione e di preghiera durante le processioni, ed infine destinare una quota della raccolta per la festa ad opere di carità o opere missionarie.
