Un dono nelle serre

La nostra volontaria Francesca Castiglione è tornata venerdì tra i bambini e i ragazzi di Marina di Acate, con cui aveva dovuto interrompere le relazioni oltre due mesi fa, a causa del Covid19.
Ha portato loro un dono originale. Ecco il suo racconto:

Ho avuto la possibilità di invitare i piccoli abitanti tra le serre di Marina di Acate, ad intraprendere un nuovo viaggio, la meta? Se stessi.  Lo strumento? Una finestra di cartone.

Eravamo all’aperto, dove il mare è una parentesi di bellezza tra povertà, plastica e sporcizia, eppure l’aria mi è venuta a mancare. Io, che attraverso una simbolica finestra di cartone, volevo donare “una boccata d’aria” a quei bambini, ritengo di non averne avuta a sufficienza per affrontare la loro stanchezza, i loro sguardi annoiati, la loro iniziale diffidenza. Io, che alle parole volevo farli aggrappare per sfogarsi, raccontarsi ed esplorarsi, di parole non ne ho avute abbastanza. Un bambino ha fatto da interprete per me perché un altro non conosceva bene la lingua. Una mascherina ha fatto da barriera al mio sorriso, ma sono sicura che né la lingua né un tessuto in volto, abbiano ostacolato la comunicazione dell’anima.

Per questi bambini la quarantena non è un periodo circoscritto. La loro è un’esistenza in quarantena: visti a distanza e raramente guardati.

I loro sorrisi timidi e i loro occhi sospettosi e curiosi, alla vista delle finestre di cartone, si sono accesi. Abbiamo detto loro che avrebbero avuto a disposizione diversi fogli bianchi da riempire con i propri pensieri e colorare con le proprie emozioni. Alcuni hanno esordito con “Wow! Che bello, grazie!”  altri con “Possiamo farlo dopo i compiti?” altri ancora con “Non ho ben capito, cosa posso farci?”. Vallo a spiegare a questi bambini guardati a distanza, cosa significhi guardarsi dentro. In questo periodo di chiusura, fisica e mentale, vallo a far capire che possono, devono, aprirsi a sentimenti e creatività.

Eravamo all’aperto, i bambini erano parentesi di bellezza tra povertà, plastica e sporcizia e proprio loro mi hanno ribadito che in fondo, tutti, abbiamo bisogno della stessa cosa: una boccata d’aria e, i rapporti umani, ne sono la fonte più viva.

Anche loro mi hanno invitato ad intraprendere un nuovo viaggio. La meta? L’altro. Lo strumento? Il cuore, ed il mio, quel pomeriggio, era colmo di gratitudine.

P.S. “Posso disegnare…che cosa? le serre?”. Questa è una tra le risposte che mi rimbomba dentro. È una risposta amara, disperata e disillusa. La condivido per concludere affinché faccia riflettere sul fatto che nessuna pandemia riesce a mutilare le ali della fantasia di un bambino quanto l’emarginazione. Nessun virus è più letale della segregazione sociale.

2020-06-01T09:01:33+02:00 30 Maggio 2020|

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