RaccontaMI… “La CURA tra le pagine”. Lourdes la casa dei malati. Sui Passi di Bernadette

///RaccontaMI… “La CURA tra le pagine”. Lourdes la casa dei malati. Sui Passi di Bernadette

Progetto di Lettura Guidata

Narratore: Don Giorgio Occhipinti (Direttore Ufficio Pastorale della Salute)

17 Febbraio 2020

Ore 16.00: Reparto Hospice Oncologico – Ospedale Maria Paternò Arezzo, Ragusa

Sui passi di Bernadette

Mettersi in cammino con Bernadette Soubirous significa immergersi in un’avventura umana e spirituale che ci porta idealmente sui luoghi autentici dove ha vissuto. Con una semplicità disarmante, la piccola Bernadette ne è uscita maturata.

La Grotta di Massabielle
La grotta era situata fuori dal paese, difficilmente raggiungibile perché ai piedi di uno strapiombo, lambita dall’impetuoso canale del mulino di Savy e pericolosamente vicina al fiume Gave. L’interno era quasi completamente ostruito da cumuli di ciottoli, fango ed acqua. Veniva allora chiamata “la tutte aux cochons”, la tana dei maiali perché sembra lì andassero a pascolare i maiali di proprietà del comune. Era un posto malfamato e isolato, ma le bambine vogliono andare proprio lì, in un luogo che non appartiene a nessuno, perché nessuno possa accusarle di aver rubato qualcosa.
E proprio lì, la Vergine irrompe nella poverissima vita senza speranze di Bernadette, come Dio fa irruzione impetuosamente nelle vite degli uomini preannunciato da un soffio di vento, il soffio della vita. E proprio a lei appare la Signora. Le parlerà solo alla terza apparizione nel dialetto della Bigorre, l’unica lingua che Bernadette conosce, rivolgendosi a lei con il “voi” chiedendole: “Volete avere la compiacenza di venire qui per quindici giorni?”.
“Mi guardava come una persona che parla ad un’altra persona” dirà più tardi Bernadette che è abituata a ben altro trattamento e di slancio risponde di sì, proprio come Maria rispose all’annuncio dell’angelo.
La maggior parte delle apparizioni si svolgono in silenzio ed in preghiera, sono poche le volte in cui Maria parla a Bernadette, ma in quelle parole è racchiuso tutto il messaggio profetico di Lourdes. Nella terza apparizione: “Non vi prometto di rendervi felice in questo mondo, ma nell’altro”. Poi, silenzio fino al 24 febbraio, data dell’ottava apparizione: “Penitenza, penitenza, penitenza. Pregate per la conversione dei peccatori, baciate la terra per la conversione dei peccatori”. E il giorno seguente la Vergine chiede di andare a bere e di mangiare l’erba.
Nel frattempo il paese e i dintorni sono sconvolti da questa storia, sempre più gente si raduna per guardare la piccola Bernadette alla grotta. Quel giorno la vedono scavare per terra, portarsi alla bocca il fango e poi mangiare l’erba. La folla è disorientata e molti la prendono per pazza.
I gesti di Bernadette, apparentemente incomprensibili, sono veramente profetici.
Al momento si vede solo il peccato che sporca l’uomo e lo riduce simile ad un animale che cammina carponi e mangia l’erba, ma due giorni dopo Bernadette troverà l’acqua limpida sgorgare dalla sorgente: è l’acqua della vita che cancella il peccato e che ridona all’uomo la luce del suo volto che è a somiglianza di Dio, è il richiamo al nostro battesimo.
Gesù aveva detto: “Bisogna rinascere dall’acqua e dallo spirito”, la bruttezza del peccato che ci sporca è lavata dalla grazia divina.
Alla tredicesima apparizione, il primo marzo, Maria dice a Bernadette di chiedere ai sacerdoti di andare lì in processione e di costruire una cappella.
Bernadette, raduna tutto il suo coraggio per riferire questo messaggio al parroco, l’abate Peyramale, della cui severità e del cui carattere burbero ha un timore reverenziale. Ha resistito con coraggio agli interrogatorio del commissario e del procuratore, ma con il parroco è tutt’un’altra cosa. Infatti riesce appena a dire che la Signora desidera che i sacerdoti vadano lì in processione che il parroco esplode in una reazione furibonda e l’accusa di essere una bugiarda. Bernadette scappa via, ma quando si rende conto che non ha riferito il messaggio per intero sfodera tutto il suo coraggio e torna dall’abbé Peyramale a riferirgli il secondo desiderio della Signora.
Il 25 marzo, giorno della sedicesima apparizione, finalmente la Vergine le rivela la sua identità: “Que soy era Immaculada Concepciou” (“Io sono l’Immacolata Concezione”). Bernadette non ha la più pallida idea del significato di quelle parole, ma ripetendole continuamente per paura di dimenticarle, va di corsa dal parroco e tutto d’un fiato ripete quelle parole misteriose.
Tutte le resistenze del parroco si dissolvono all’istante e da quel momento l’abbé Peyramale crede fermamente che la Signora, Aquerò (“quella cosa”, come la chiamava Bernadette), è veramente Maria e prende sotto la sua paterna protezione la piccola Bernadette.
Nel frattempo, la storia delle apparizioni si è diffusa in tutta la Francia, una folla sempre più numerosa si precipita alla grotta, i giornali ne parlano, scienziati e medici si pronunciano sulla salute mentale di Bernadette, le autorità temono disordini e transennano l’area. Il sedici luglio è il giorno dell’ultima apparizione, Bernadette non può raggiungere la grotta, ma deve restare al di là del fiume. Ma la distanza non scalfisce l’intensità del suo rapporto con la Vergine, dirà più tardi con immensa nostalgia : “Non l’ho mai vista così bella”.

Dopo le apparizioni, il momento della scelta
Bernadette Soubirous trascorre otto anni della sua vita all’Ospizio di Lourdes tenuto dalle Suore della Carità di Nevers.
Vede le suore vivere il loro quotidiano con gli ammalati, gli anziani poveri e le bambine di famiglie senza risorse. Le suore sono in realtà vicine ai più poveri, come chiedeva loro il Fondatore della Congregazione. Jean-Baptiste Delaveyne.

“Voglio tanto bene ai poveri, mi piace curare gli ammalati, resterò dalle Suore di Nevers.”
La comunità accoglie Bernadette, lasciandola libera di scegliere la sua strada. Deciderà con calma: “Vado dalle suore, perché non hanno cercato di attirarmi, voglio tanto bene ai poveri, voglio tanto bene agli ammalati, resterò dalle Suore di Nevers.”
Nel 1866 parte per Nevers, la sua vita sarà d’ora in poi con le Suore della Carità di Nevers. La sera del 7 luglio 1866, con la superiora di Lourdes e altre due ragazze, Bernadette Soubirous varca la soglia della Casa Madre a Nevers, chiamata allora S. Gildard.
Già dal suo arrivo può leggere le parole “Deus Charitas est” scolpite sulla pietra del frontone dell’entrata. Queste parole esprimono lo spirito della Congregazione fin dalle origini.
L’indomani del suo arrivo a S. Gildard, nel suo costume dei Pirenei, Bernadette, per l’ultima volta, racconta le apparizioni davanti a 300 suore riunite per ascoltarla. Entrerà poi nel periodo di formazione alla vita religiosa.

La sua vita quotidiana di suora della Carità di Nevers
Il 30 ottobre 1867, con 44 novizie, Bernadette pronuncia i primi voti . Avrebbe desiderato partire in una comunità per occuparsi degli ammalati e dei poveri, ma la sua salute non lo permette, perciò rimane in Casa Madre con l’incarico di aiutare in infermiera e di pregare.
Lungo i tredici anni trascorsi a S. Gildard, Bernadette sarà successivamente aiutante in infermeria, responsabile dell’infermeria, sacrestana e, molto spesso, lei stessa ammalata. La sua vita è semplice e ordinaria. Bernadette ha un carattere gioioso, disponibile a quanto le viene chiesto. “Non vivrò un solo istante senza viverlo amando”.
Passa lunghi periodi in infermeria. Colpita da un tumore al ginocchio e dalla tubercolosi polmonare che le causano forti sofferenze, muore il 16 aprile 1879, a 35 anni. La seppelliscono nella cappella S. Giuseppe, a metà del giardino. Hanno inizio le pratiche per la beatificazione e la canonizzazione. Per questo tre ricognizioni del corpo vengono effettuate nel 1909, nel 1919, e nel 1925.
Ogni volta il corpo viene ritrovato intatto.
Nel 1925, quando è dichiarata beata, il suo corpo è deposto in un’urna posta nella cappella dove si trova ancora oggi.
Sarà canonizzata l’8 dicembre 1933.

 

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2020-02-15T09:50:03+02:00 13 Febbraio 2020|