QUARESIMA DI SOLIDARIETA’ CON LE FRAGILITA’

///QUARESIMA DI SOLIDARIETA’ CON LE FRAGILITA’

Il 26 febbraio 2020 – Mercoledì delle Ceneri, inizia la Quaresima.

È il «tempo forte» che prepara alla Pasqua, culmine dell’Anno liturgico e della vita di ogni cristiano. Come dice san Paolo, è «il momento favorevole» per compiere «un cammino di vera conversione» così da «affrontare vittoriosamente con le armi della penitenza il combattimento contro lo spirito del male», si legge nell’orazione colletta all’inizio della Messa del Mercoledì delle Ceneri.
Questo itinerario di quaranta giorni che conduce al Triduo pasquale, memoria della passione, morte e risurrezione del Signore, cuore del mistero di Salvezza, è un tempo di cambiamento interiore e di pentimento che «annuncia e realizza la possibilità di tornare al Signore con tutto il cuore e con tutta la vita».
Nella liturgia si parla di “Quadragesima”, cioè di un tempo di quaranta giorni. La Quaresima richiama alla mente i quaranta giorni di digiuno vissuti dal Signore nel deserto prima di intraprendere la sua missione pubblica. Si legge nel Vangelo di Matteo: «Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame».
Quaranta è il numero simbolico con cui l’Antico e il Nuovo testamento rappresentano i momenti salienti dell’esperienza della fede del popolo di Dio. È una cifra che esprime il tempo dell’attesa, della purificazione, del ritorno al Signore, della consapevolezza che Dio è fedele alle sue promesse. Nell’Antico Testamento sono quaranta i giorni del diluvio universale, quaranta i giorni trascorsi da Mosè sul monte Sinai, quaranta gli anni in cui il popolo di Israele peregrina nel deserto prima di giungere alla Terra Promessa, quaranta i giorni di cammino del profeta Elia per giungere al monte Oreb, quaranta i giorni che Dio concede a Ninive per convertirsi dopo la predicazione di Giona.
Nei Vangeli sono anche quaranta i giorni durante i quali Gesù risorto istruisce i suoi, prima di ascendere al cielo e inviare lo Spirito Santo. Tornando alla Quaresima, essa è un «accompagnare Gesù che sale a Gerusalemme, luogo del compimento del suo mistero di passione, morte e risurrezione e ricorda che la vita cristiana è una “via” da percorrere, consistente non tanto in una legge da osservare, ma nella persona stessa di Cristo, da incontrare, da accogliere, da seguire».
La Quaresima è un tempo propizio per aprire la porta ad ogni bisognoso e riconoscere in lui o in lei il volto di Cristo. Ognuno di noi ne incontra sul proprio cammino. Ogni vita che ci viene incontro è un dono e merita accoglienza, rispetto e amore. La Parola di Dio ci aiuta ad aprire gli occhi per accogliere la vita e amarla, soprattutto quando è debole.
Inoltre ritengo personalmente che “accogliere” è “prendersi cura”, è sguardo attento e premuroso, è guardare alla persona e non solo ai suoi bisogni. Cfr. la parabola del Buon Samaritano (Lc 10,2-37). «Gesù andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando la buona novella del Regno e curando ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo» (Mt 4,23).
Nel “guarire” i malati Gesù rivela non solo la sua potenza, ma la sua condivisione delle infermità e delle malattie dell’uomo.
Nel cap. 8, Mt ci racconta tre episodi di guarigione: il lebbroso, il servo del centurione, la suocera di Pietro. Quindi presenta un sommario dell’attività di Gesù: «Venuta la sera», portavano da Gesù molti indemoniati ed «egli scacciò gli spiriti con la sua parola e guarì tutti i malati perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia (53,4): “Egli ha preso su di sé le nostre infermità e si è addossato le nostre malattie”».
«Prendere – portare» più che la potenza di Gesù, dicono la sua dedizione, la sua partecipazione alle condizione dell’uomo fragile.
Oggi più che mai siamo invitati ad essere presenti accanto a chi sperimenta le fragilità, senza pregiudizi, paure e soprattutto indifferenza. «Non c’è sporcizia più grande di chi non vuole sporcarsi le mani con gli altri» (Tolstoj).

Don Giorgio Occhipinti

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2020-02-21T09:00:11+02:00 20 Febbraio 2020|

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  • ⭕ VITA PASTORALE IN 60 SECONDI “Con lo sguardo del Narratore – l’unico che ha il punto di vista finale – ci avviciniamo ai protagonisti, ai nostri fratelli e sorelle, attori accanto a noi della storia di oggi” (Messaggio del Papa per la 54ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali). Inauguriamo su questa pagina social una rubrica che racconta in 60 secondi le esperienze pastorali ordinarie e qualche volta straordinarie della Chiesa diocesana nelle sue diverse articolazioni: parrocchie, gruppi, associazioni, uffici. Inauguriamo cioè “una narrazione umana che ci parli di noi e del bello che ci abita”, che racconti il nostro essere parte di un tessuto vivo, “che riveli l’intreccio dei fili coi quali siamo collegati gli uni agli altri”. Storie, quindi, della nostra fatica pastorale, della nostra generosità, del nostro senso ecclesiale e del nostro ministero, dei nostri carismi e della nostra inventiva, per raccontare il Vangelo di Gesù oggi, agli uomini ed alle donne del nostro tempo, ai ragazzi ed ai giovani, alle nostre città, quartieri, parrocchie. L’inventiva formativa, sempre feconda, ora rituale ora innovativa, ma sempre centrata sulla gioia di raccontare “quello che abbiamo visto e udito”.
“Ciascuno di noi conosce diverse storie che profumano di Vangelo - scrive il Papa nel Messaggio citato - che hanno testimoniato l’Amore che trasforma la vita. Queste storie reclamano di essere condivise, raccontate, fatte vivere in ogni tempo, con ogni linguaggio, con ogni mezzo”.
Ed abbiamo l’ardire, proprio perché utilizziamo un mezzo social, narrare come Chiesa diocesana, storie che vorremmo fossero sempre buone, edificanti e significative per contribuire ad edificare la città dell’uomo (e di tutti gli uomini), la Gerusalemme Celeste a cui ogni uomo tende nella quale ritrovare la vita buona per tutti; “non esistono storie umane insignificanti o piccole. Dopo che Dio si è fatto storia, ogni storia umana è, in un certo senso, storia divina”
Dott. Emanuele Occhipinti - Direttore Ufficio Comunicazioni Sociali

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