«QUANDO IL DOLORE INCONTRA LA SPERANZA» Memoria della Beata Vergine Maria Addolorata

Mascalucia (CT), Santuario dell’Addolorata, 15 settembre 2026

  1. Carissimi fratelli e sorelle, cari Padri Passionisti, la liturgia di questa festa ci introduce nel cuore stesso del mistero cristiano. Subito dopo aver contemplato l’Esaltazione della Santa Croce, la Chiesa ci invita a fermare lo sguardo sulla Madre che sta presso la Croce del Figlio. Non si tratta semplicemente di accostare due memorie liturgiche, quasi che la Croce appartenga a Cristo e il dolore a Maria. Nel mistero del Calvario si compie, piuttosto, una comunione profonda tra il Figlio che offre sé stesso al Padre per la salvezza del mondo e la Madre che, con animo materno, partecipa alla sua offerta, attraversando nella fede l’ora più oscura della propria esistenza. Celebriamo dunque la festa dell’Addolorata e, nella Vergine che soffre, contempliamo anche la nostra vita: il dolore, infatti, presto o tardi, diventa per tutti un inevitabile e scomodo compagno di viaggio.
  1. Per Maria tutto era cominciato con un «sì»: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto» (Lc 1,38). Era un sì pronunciato nella fede, un sì che avrebbe orientato per sempre la sua esistenza, aprendola a un disegno che in quel momento ella non poteva ancora conoscere pienamente. Maria non sapeva quello che avrebbe dovuto attraversare, ma accettava con fiducia e senza riserve il progetto di Dio. Gli anni successivi sarebbero stati la progressiva scoperta di ciò a cui aveva aderito fin dall’inizio. Perché la fede autentica non consiste soltanto nell’accogliere la parola di Dio quando essa ci appare luminosa e consolante, ma nel rimanervi fedeli anche quando il suo compimento passa attraverso strade che non comprendiamo. Quella spada che avrebbe trafitto l’anima di Maria, profetizzata dal vecchio Simeone, certo raggiunge il suo culmine ai piedi della Croce, ma attraversa in qualche modo tutto il suo cammino di fede (cfr. Lc 2,35). Anche Maria, pur favorita dalla grazia, rimane una creatura che conosce il turbamento, l’attesa e la fatica dell’incomprensione, imparando a fidarsi di Dio anche quando il senso degli eventi le rimane nascosto.
  1. Maria, infatti, non è una creatura sottratta alla concretezza dell’esistenza: è una donna veramente umana, che ha conosciuto il turbamento davanti al mistero, che ha dovuto porsi domande e attraversare la notte della fede. Davanti alla Croce avrebbe potuto chiedersi se avesse ancora senso l’annuncio ricevuto dall’angelo, se Dio fosse ancora con lei, se fosse ancora la «benedetta fra tutte le donne» (Lc 1,42), se fosse ancora vera quella promessa secondo la quale tutte le generazioni l’avrebbero chiamata beata (cfr. Lc 1,48). Umanamente, avrebbe avuto molti motivi per gridare a Dio: «Mi hai ingannata!», «Mi hai sedotta e io mi sono lasciata sedurre!» (Ger 20,7). Avrebbe potuto fuggire dal Calvario. Maria, invece, resta. Rimane in piedi, in silenzio, presso la Croce di Gesù (Gv 19,25). Ed è proprio in quel “rimanere” che si manifesta tutta la grandezza della sua fede: non possiede una spiegazione per ciò che sta accadendo, ma continua a fidarsi dell’amore di Dio e delle sue promesse. Nel silenzio del Calvario rinnova l’«Eccomi» e, rimanendo accanto al Figlio, testimonia la forza di una fede che non viene meno neppure davanti al dolore e al mistero. È questa la grande lezione che l’Addolorata offre alla nostra fede. Ci sono momenti nei quali Dio sembra non ascoltare più le nostre preghiere, nei quali le sue promesse sembrano smentite e le potenze delle tenebre avere il sopravvento. In quelle ore Maria ci insegna che credere non significa avere sempre una spiegazione, ma continuare ad affidarsi; non significa vedere già la luce della Risurrezione, ma custodire la certezza che Dio non abbandona l’opera delle sue mani.
  1. Il Concilio Vaticano II ci ricorda che la Vergine «ha avanzato nel cammino della fede», conservando fedelmente la sua unione con il Figlio e associandosi «con animo materno al sacrificio di lui, amorosamente consenziente all’immolazione della vittima da lei stessa generata» (LG 58). Maria, dunque, non è una semplice spettatrice del sacrificio del Figlio, ma entra, mediante la fede, nel mistero della sua Passione; soffre nel cuore ciò che il Figlio soffre nella carne e, unendo la propria sofferenza a quella redentrice di Cristo, partecipa in modo singolare dell’opera della salvezza. Per questo la contemplazione dell’Addolorata, particolarmente significativa qui, in questo Santuario affidato ai Padri Passionisti, non nasce da un semplice coinvolgimento emotivo, ma ci conduce alla contemplazione dell’amore che nella Croce raggiunge la sua manifestazione suprema. Il dolore di Maria nasce dalla sua comunione con il Figlio: ella partecipa alla Passione nella fede, nella speranza e nella carità. E proprio nell’ora del massimo dolore, diventa anche Madre della speranza. Sul Calvario Maria ha condiviso le sofferenze di Cristo, ma anche, in qualche modo, le primizie della sua Risurrezione. Per l’evangelista Giovanni, la Croce non è soltanto il momento della morte di Cristo, ma anche il momento della sua glorificazione. E Maria, che sta presso la Croce, è già dentro questo mistero di amore che dalla morte conduce alla vita. La speranza cristiana non è la negazione del dolore, né l’illusione che la sofferenza non esista: è la certezza che la sofferenza non è l’ultima parola sulla nostra vita. È, infatti, possibile ricominciare sempre, perché Dio sa far nascere una vita nuova anche dai nostri fallimenti e dalle macerie del nostro cuore. Maria ci insegna così a sperare contro ogni speranza, perché anche nel cuore della notte Dio continua a preparare la luce della Risurrezione.
  1. Fratelli e sorelle carissimi, questa sera siamo venuti in questo Santuario, forse portando nel cuore una sofferenza che nessuno conosce; sicuramente portando le nostre gioie e le nostre ferite, le nostre domande e le nostre speranze, le nostre famiglie e i nostri affetti. Maria ci insegna che tutto può essere consegnato a Dio, anche ciò che non comprendiamo e che, a volte, ci sembra impossibile da accettare. La fede non consiste nel possedere la spiegazione di ogni cosa, ma nel continuare ad affidarsi a Lui anche quando il cammino si fa oscuro e le risposte sembrano tardare. Quando le fondamenta della nostra vita sembrano vacillare, possiamo fare nostra la parola del salmista: «Nel Signore mi sono rifugiato» (Sal 11,1). Quando Dio sembra non ascoltare più le nostre preghiere e l notte sembra avere l’ultima parola, volgiamo lo sguardo alla Madre Addolorata. Il suo silenzioso rimanere sotto la Croce ci ricorda che anche nella prova Dio non ci abbandona e che può aprire sentieri di luce proprio là dove noi vediamo soltanto oscurità. Perché la notte non è eterna e la Risurrezione rimane il compimento della nostra speranza.
  1. Questa speranza, però, non può rimanere soltanto dentro di noi. Maria, dopo la Croce, continua la missione del Figlio, persevera nella preghiera insieme alla comunità dei discepoli e accompagna il popolo pellegrinante che il Figlio le ha affidato (cfr. At 1,14). Anche noi, allora, siamo chiamati a stare presso i crocifissi di oggi: i poveri, i sofferenti, gli umiliati, coloro che vivono nella solitudine e nelle ferite della vita. Non basta commuoverci davanti al loro dolore: siamo chiamati a farci presenza, vicinanza e speranza, annunciando con la nostra vita e con le nostre parole che la sofferenza non è l’ultima parola e che la morte non avrà l’ultima vittoria, perché la nostra fede è fondata sulla Risurrezione. Ed è proprio nell’ora del massimo dolore, che Maria viene chiamata a diventare Madre una seconda volta: non più soltanto Madre dell’Unigenito Figlio di Dio, ma Madre degli uomini salvati dalla Passione e dalla morte di Cristo: «Donna, ecco tuo figlio!», e subito dopo al discepolo: «Figlio, ecco tua madre!» (Gv 19,26-27). Dalla Croce Gesù compie questo reciproco affidamento: il Figlio dona la Madre al discepolo e il discepolo riceve la Madre come dono. Dalla Croce nasce così una nuova famiglia, generata dall’amore che scaturisce dalla Croce. La maternità di Maria, dunque, non si conclude con la morte di Gesù: proprio nell’Ora della Croce essa si apre a una dimensione nuova e universale. Quella maternità annunciata dall’Angelo ora si dilata attraverso la parola del Figlio e abbraccia la Chiesa e ogni discepolo. Maria diventa la nuova Eva, la Madre dei figli redenti dal sangue della Croce. Da quel momento tutti noi siamo affidati alla sua maternità.
  1. Ecco perché il popolo cristiano ha sempre sentito il bisogno di stringersi attorno all’Addolorata. Abbiamo bisogno di una Madre che ci accompagni quando la strada diventa oscura, che ci sostenga nella sofferenza e che ci insegni a custodire la speranza quando, umanamente, non sembrano esserci più ragioni per sperare. Quanti uomini e quante donne portano oggi nel cuore una spada; quante madri conoscono il dolore per un figlio malato, perduto o ferito dalla vita; quante persone attraversano la malattia, la solitudine, il fallimento, il lutto; quanti anziani sperimentano l’abbandono, sentendosi ormai considerati estranei alla vita della famiglia e della società. Davanti a tutto questo, Maria Addolorata si fa Madre di ogni persona ferita e addolorata. Come lei è rimasta accanto al Figlio morente, così ci insegna a stare accanto a chi porta il peso della propria croce.
  1. Carissimi amici, questa parola interpella le nostre famiglie, le nostre comunità, la Chiesa intera e ciascuno di noi. Non lasciare mai solo chi è addolorato significa rendere visibile la compassione di Dio, facendo della nostra presenza una forma concreta della maternità della Chiesa. Attraverso un gesto, una visita, una parola, una preghiera, possiamo aiutare chi soffre a scoprire che Dio non lo ha abbandonato. È questa la misura della nostra umanità; è qui che la fede diventa carità e la speranza diventa concreta responsabilità verso l’altro. E allora, questa sera, davanti all’Addolorata, affidiamo a lei tutto ciò che portiamo nel cuore: le nostre famiglie, le nostre madri, i nostri figli, i nostri anziani, i nostri malati, le nostre comunità e quanti attraversano la notte della fede. Non chiediamo soltanto di essere risparmiati dalla croce, ma la grazia di attraversarla con Cristo, nella certezza che nessuna sofferenza vissuta nell’amore è mai perduta davanti a Dio. Maria Addolorata, Madre della Chiesa e Madre nostra, rimani ancora una volta ai piedi delle nostre croci. Tu che hai conosciuto l’ora in cui sembrava che tutte le promesse di Dio fossero smentite, insegnaci a custodire il nostro «sì» anche quando non comprendiamo. Tu che hai sperato contro ogni speranza, insegnaci a non cedere alla disperazione. Tu che dalla Croce hai ricevuto una nuova maternità, rendici capaci di vivere nella Chiesa come una vera famiglia, nella quale nessuno sia lasciato solo. E quando verrà anche per noi l’ora della prova, quando le nostre forze verranno meno e non riusciremo più a comprendere le vie di Dio, fa che possiamo ricordarci di te, in piedi presso la Croce del tuo Figlio, silenziosa e fede. Fa che, guardando te, possiamo rinnovare il nostro «sì» e pronunciare il nostro «amen», certi che la misericordia di Dio non ci abbandonerà mai, né ora né nell’ora della nostra morte. Amen.