L’inno alla pace e alla speranza e contro ogni guerra del vescovo di Ragusa

È un inno alla pace, alla speranza, alla concordia quello che il vescovo, monsignor Giuseppe La Placa, ha consegnato oggi al prefetto, ai sindaci, alle autorità civili e militari e alle forze dell’ordine durante la celebrazione in cattedrale in preparazione della Pasqua. Ma è anche una forte denuncia di ogni forma di violenza e, soprattutto, della guerra che continua, in modo cinico e disumano, a infierire su bambini, donne e anziani. E se l’uomo di Dio non ha dubbi che «con la morte e resurrezione, Gesù ci ha dato la garanzia che la vita e la pace trionferanno», il pastore di anime chiede a tutti di contribuire a questo progetto facendosi «costruttori di concordia e di pace, mettendo in moto intelligenza, cuore e braccia, ponendo fine alle piccole o grandi guerre che quotidianamente si combattono in noi e intorno a noi».

Se questo è compito di ognuno di noi, uno ancora più specifico e particolare è affidato alle autorità civili, a chiunque rivesta responsabilità pubbliche, alle forze dell’ordine. «Nelle nostre città – ha rilanciato il vescovo durante l’omelia – siete chiamati a essere custodi della pace, della gioia, dei desideri di realizzazione e di creatività delle persone che vi abitano, salvaguardandoli da tutto ciò che potrebbe minare l’ordine pubblico e la legalità. Il nostro sogno di una socialità vissuta nell’armonia e nella pace passa anche attraverso le vostre persone e il vostro servizio».

Così si può alimentare quella logica della speranza e quei sentimenti di gioia che rinascono in occasione della Pasqua. Logica e sentimenti che si contrappongono alle immagini di dolore e di morte ci arrivano dai fronti di guerra. Monsignor La Placa ha usato parole forti per condannare la guerra. «Davanti agli occhi e nel cuore di ciascuno di noi – ha detto in un altro passaggio dell’omelia – scorrono le immagini di una violenza cinica e disumana che non esita a infierire su bambini, donne e anziani. Scontri e massacri. Stragi di innocenti. Ostaggi. Razzi su ospedali, bombe sulle chiese, quartieri devastati e privati di luce, acqua, pane, medicine. Una emergenza umanitaria che sta assumendo proporzioni apocalittiche. Cedere a questa logica di morte, significa ritrovarsi tutti quanti in trappola, senza via d’uscita, senza un varco, come migliaia di sfollati davanti a una frontiera sigillata. Il veleno, iniettato nelle vene di questa nostra storia, divide dal di dentro le nostre stesse società. Schierarsi da una parte o dall’altra non aiuta a ristabilire le vie della giustizia e della pace, né contribuisce ad assicurare stabilità e sicurezza. È certo, però, che quando il diritto alla difesa si trasforma in ritorsione e vendetta, rispondendo all’orrore con altro dolore innocente, l’unico risultato è quello di aggiungere altri anelli alla già pesante catena di morte e di violenza. Gli errori e le guerre del passato sono memoria e monito, testimonianza che non esiste alternativa alla pace. Sperare in una pace possibile – ha poi aggiunto – non è un’utopia. Attinge piuttosto la sua forza dal Vangelo, dalla fede nel Signore Gesù, colui che ha incarnato le beatitudini nei comportamenti e nelle scelte di vita».