«Imparare a sinodar»: la sfida di una Chiesa radicata in Cristo
«In che modo le Chiese che sono in Italia possono oggi annunciare ed essere testimoni più trasparenti del Vangelo nel cuore dell’umanità?». È questo l’interrogativo che attraversa il documento “Radicati in Cristo”, presentato all’Assemblea Pastorale diocesana da don Ignazio La China, già referente diocesano per il Cammino sinodale della Diocesi di Noto.
Un interrogativo che nasce dalla consapevolezza di una realtà ormai evidente: la fede e la sua trasmissione non possono più essere date per scontate. In questo scenario, il documento individua una direzione precisa: riportare al centro della vita cristiana Cristo e il dono della fede, riscoprendo ciò che costituisce il fondamento dell’esperienza ecclesiale e, nello stesso tempo, aprendosi con coraggio alle trasformazioni necessarie.
Una fede che non rimane confinata alla dimensione individuale, ma che deve essere accolta, educata, celebrata e vissuta. Accolta attraverso itinerari compiuti di formazione alla vita cristiana; celebrata nella liturgia, «fonte e culmine della vita cristiana»; vissuta all’interno della comunità ecclesiale, attraverso relazioni autentiche e fraterne, la partecipazione diversificata ai servizi e la corresponsabilità nell’annuncio del Vangelo.
È una fede che si esprime nell’annuncio e nella condivisione, trova nella carità una forma concreta di testimonianza ed è chiamata ad animare anche le realtà secolari, entrando in dialogo con la vita quotidiana delle persone e con gli ambienti nei quali esse vivono, lavorano e costruiscono il futuro.
Da qui la necessità di un secondo passaggio, strettamente legato al primo: osare il cambiamento. Non un cambiamento fine a se stesso, ma quello che nasce dalla fedeltà al Vangelo e dal desiderio di rendere più efficace la missione della Chiesa. «Osare» significa avere il coraggio di rivedere prassi e tradizioni, così come forme e strutture che nel tempo possono aver perso la loro capacità di parlare al mondo di oggi.
In questa prospettiva, anche le parrocchie sono chiamate a superare «campanilismi vecchi e nuovi», aprendosi a una logica di collaborazione e di comunione. La provocazione proposta da don La China è semplice quanto significativa: «Parrocchia + Parrocchia = comunità di comunità». Un modo diverso di pensare la presenza ecclesiale sul territorio, non più secondo una logica di separatezza, ma nella prospettiva di una rete di comunità capaci di condividere risorse, responsabilità, esperienze e soprattutto la missione dell’annuncio.
Il percorso indicato dal documento passa dunque attraverso una rinnovata capacità di camminare insieme. E proprio nella parte conclusiva del suo intervento, don Ignazio La China ha sintetizzato con una parola volutamente originale la sfida del Cammino sinodale: imparare a “sinodar”. Un verbo inventato, mutuato da un pronunciamento di Papa Francesco, per esprimere un atteggiamento concreto: imparare a camminare insieme, ascoltarsi, condividere responsabilità, discernere e lasciarsi trasformare dall’esperienza della comunione.
Alla base di tutto, però, rimane una condizione imprescindibile: la conversione del cuore. Perché ogni rinnovamento delle strutture, delle prassi e delle modalità pastorali rischierebbe di rimanere esteriore se non fosse accompagnato da una conversione autentica delle persone e delle comunità.
“Radicati in Cristo” diventa così non soltanto un documento da conoscere, ma una prospettiva da assumere: tornare all’essenziale della fede per poter abitare con maggiore trasparenza il tempo presente e testimoniare il Vangelo dentro la vita concreta degli uomini e delle donne di oggi.
I lavori assembleari sono continuati con un articolato confronto dei partecipanti in 21 tavoli di condivisione che hanno lavorato su alcuni ambiti che toccano il cuore della missione della nostra Chiesa diocesana:
- Come coinvolgere l’intera comunità nell’iniziazione cristiana e rendere le nostre celebrazioni più significative, attrattive e accessibili?
- Quali gesti concreti di accoglienza, vicinanza e riconciliazione possono rendere le nostre comunità luoghi di relazioni reali per anziani, giovani, poveri?
- Di quali nuovi ministeri hanno bisogno le nostre comunità, e quali percorsi formativi possiamo progettare in Diocesi per chi è chiamato ad assumerli?
