«Il volto umano della sicurezza» Solennità di San Michele Patrono della Polizia di Stato

  1. Cari fratelli e sorelle, cari uomini e donne della Polizia di Stato, celebriamo oggi la festa degli Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele, che la Parola di Dio ci presenta come adoratori e servitori di Dio, messaggeri dell’Altissimo e creature celesti al servizio del suo disegno di salvezza. È una festa che assume un significato particolare per voi, uomini e donne della Polizia di Stato, che riconoscete in San Michele Arcangelo il vostro Patrono. La sua figura ci offre una chiave preziosa per comprendere il senso del vostro servizio quotidiano a tutela della comunità: un servizio alla sicurezza, alla giustizia, alla libertà e alla dignità delle persone. Il libro di Daniele descrive gli angeli come eterni servitori di Dio: «Mille migliaia lo servivano e diecimila miriadi lo assistevano» (Dn 7,10). Gli angeli sono, anzitutto, servitori. E proprio la parola servizio aiuta a comprendere il significato del vostro essere Polizia.

 

  1. Servire non significa soltanto svolgere un compito, ma assumersi una responsabilità verso gli altri, mettendo competenza, tempo, energie e anche coraggio a disposizione della comunità. Ogni giorno siete chiamati a stare accanto alle persone nelle situazioni di fragilità, nelle strade, nelle emergenze e nei momenti di pericolo, accanto a chi ha bisogno di protezione. Il vostro lavoro consiste nel prevenire e intervenire, ma anche nell’ascoltare, accompagnare e soccorrere. È un servizio che richiede professionalità, equilibrio, umanità e prudenza, ma soprattutto la capacità di vedere in ogni persona non soltanto una situazione da gestire, ma una dignità da rispettare e custodire.

 

  1. Servitori di Dio, gli Angeli sono anche coloro che combattono per la sua causa nel mondo. A rappresentarcelo è la scena dell’Apocalisse, con l’Arcangelo Michele che lotta contro il Dragone, simbolo del male: «Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago». Con immagini forti, la Scrittura ci ricorda che la storia è anche il campo di una lotta tra il bene e il male. Il male assume molte forme: violenza, criminalità, corruzione, odio, indifferenza e sopraffazione. Ma dietro queste manifestazioni è in gioco qualcosa di più profondo: la libertà dell’uomo. Un genio della ragione come il filosofo Immanuel Kant ha riconosciuto come la libertà dell’uomo sia continuamente esposta alla minaccia del male. Scrive: «Nondimeno, l’uomo resta pur sempre esposto agli attacchi del principio cattivo, e per conservare la propria libertà, costantemente minacciata, è necessario che egli resti sempre armato e pronto alla lotta»» (La religione entro i limiti della semplice ragione, Milano 2001, p. 225). Sono parole che, pur nate in un contesto diverso, ci ricordano che ogni servizio al bene richiede vigilanza, responsabilità e coraggio. In questo, San Michele è un riferimento significativo: egli combatte il male non per affermare sé stesso, ma per difendere ciò che gli è stato affidato.

 

  1. Questa è anche la differenza fondamentale tra forza e violenza. La forza posta al servizio della persona protegge; la violenza usa la forza per dominare. Per questo la vostra missione richiede fermezza, ma anche misura, responsabilità e rispetto. Nella lotta contro il male, la libertà nasce dall’impegno umano, ma anche dal soccorso che viene dall’alto. La vita è lotta, ma non siamo soli: Dio è con noi quando lo invochiamo con fiducia. È qui che assume un significato particolare il nome di Michele, che significa: «Chi è come Dio?». È una domanda rivolta alla coscienza di ogni uomo e di chi esercita un’autorità. Ricorda che nessuna persona, gruppo o istituzione può considerarsi misura assoluta del bene e del male. Ogni autorità trova il proprio limite e la propria dignità nel servizio alla persona e al bene comune.

 

  1. Cari amici della Polizia di Stato, la vostra autorità è tanto più autentica quanto più rimane legata al servizio. La divisa che indossate rappresenta un’autorità che la società vi affida per proteggere e tutelare i diritti e la dignità di tutti. La sicurezza non è soltanto assenza di pericolo: è la condizione che permette alle persone di vivere liberamente, alle famiglie di sentirsi protette e ai cittadini di vivere insieme nel rispetto reciproco. E qui la vostra missione incontra quella dell’intera società civile. La sicurezza non può essere affidata soltanto alle Forze dell’ordine: è responsabilità di ogni cittadino. Nasce dal rispetto delle regole, dalla partecipazione, dalla cura degli altri, dal rifiuto della violenza e dalla consapevolezza che la legalità è un bene comune.

 

  1. Una società adulta non chiede alla Polizia di intervenire solo quando qualcosa si rompe, ma collabora perché le condizioni della convivenza siano custodite prima che si rompano. Talvolta, infatti, la voce di pochi, soprattutto quando assume forme aggressive o violente, può diventare più visibile di quella silenziosa di chi desidera una convivenza pacifica. Come ricorda la celebre frase attribuita a Goya: «Il sonno della ragione genera mostri». Anche il sonno della responsabilità civile lascia spazio a ciò che ferisce la convivenza: alla forza, alla paura o alla prepotenza. Per questo il vostro servizio ha bisogno anche di una società che non sia spettatrice, ma corresponsabile: la Polizia di Stato svolge una responsabilità secondo la legge e le proprie competenze; i cittadini attraverso il rispetto, la legalità, e la solidarietà quotidiana.

 

  1. Cari amici della Polizia di Stato, il vostro Patrono San Michele vi ricorda che ogni servizio rivolto alla comunità possiede anche una dimensione spirituale: custodire la persona significa custodire qualcosa che appartiene al disegno stesso di Dio. Ogni volta che una persona viene protetta nella sua dignità, che un pericolo viene ricondotto alla sicurezza, che un conflitto viene affrontato nel rispetto della legge e della persona, o che un cittadino fragile trova ascolto e protezione, voi contribuite, secondo la vostra responsabilità, a rendere più umano il volto della nostra società. Per questo chiediamo a San Michele di accompagnarvi nell’esercizio della vostra professione: vi doni fermezza quando occorre essere fermi, prudenza nelle decisioni, pazienza nell’ascolto, coraggio di fronte al rischio e umanità in ogni incontro.

 

  1. San Michele Arcangelo accompagni il vostro cammino. Vi doni il coraggio della verità, la sapienza nelle decisioni e la forza nei momenti difficili. Vi aiuti a riconoscere, anche nelle situazioni più complesse, il volto concreto delle persone affidate al vostro servizio. Il Signore benedica voi, le vostre famiglie e tutte le persone a voi care. Benedica il vostro servizio, la nostra città e il nostro territorio, coloro che hanno responsabilità nelle istituzioni e tutti i cittadini chiamati, ciascuno secondo la propria vocazione, a costruire il bene comune. Con particolare gratitudine ricordiamo coloro che hanno perso la vita nell’adempimento del proprio dovere. Il loro sacrificio rimanga vivo nella memoria di tutti e sia testimonianza del valore e della dedizione con cui hanno servito la comunità. Per intercessione di San Michele Arcangelo, il Signore li accolga nella sua pace, sostenga le loro famiglie e accompagni quanti continuano ogni giorno a svolgere il proprio servizio con coraggio e responsabilità. E così sia.