“GUARDARE LA PAROLA” – Spunti di riflessione sulle letture festive nelle opere d’arte della diocesi

///“GUARDARE LA PAROLA” – Spunti di riflessione sulle letture festive nelle opere d’arte della diocesi

I DOMENICA DI AVVENTO – ANNO C – “Sollevate il capo” (Geremia 33, 14-16  Salmo 24   1 Tessalonicesi 3, 12.4,2- Luca 21,25-28.34-36)

Il tema della liturgia della Prima domenica di Avvento dell’anno C è quello dello sguardo di speranza fiduciosa che il cristiano rivolge al suo Signore in mezzo alle difficoltà che la vita gli pone davanti. Così infatti recita l’Antifona di ingresso tratta dal Salmo 24: “A te Signore innalzo l’anima mia, mio Dio, in te confido: che io non resti deluso! Non trionfino su di me i miei nemici! Chiunque in te spera non resti deluso.” Ad essa poi fa eco la preghiera di Colletta per l’anno C, che si rivolge al Padre perché rialzi il capo dell’umanità oppressa dal male e apra i cuori alla speranza.

Fiducia e speranza sono anche i temi che si intrecciano nei testi della Parola di Dio.

La prima lettura, tratta dal profeta Geremia parla del compimento delle “promesse di bene” che Dio ha fatto al suo popolo, nella seconda lettura San Paolo prega perché il signore renda i suoi fedeli “saldi e irreprensibili nella santità”, ed infine, nel Vangelo, Gesù invita i suoi discepoli a non abbattersi anche davanti a segni spaventosi ma risollevarsi e alzare il capo verso il Figlio dell’uomo che viene “con grande potenza e gloria”, perché la “liberazione è vicina”.

Lo sguardo di fiducia e speranza che anima la liturgia odierna lo riscontriamo nel grande affresco, collocato nella parete di fondo del Battistero della chiesa cattedrale di San Giovanni Battista a Ragusa.  La figura maestosa del Cristo Risorto e glorioso domina tutta la composizione, le sue braccia aperte ricordano il suo sacrificio sulla croce e nello stesso tempo, quasi abbracciando gli apostoli, disposti attorno a Lui, ricordano la sua presenza in loro, e quindi nella chiesa, “tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.

Agli apostoli si rivolge una umanità oppressa dalle diverse schiavitù di una  società dominata dall’odio, dallo sfruttamento, dall’egoismo; a destra si vedono volti in lacrime, uomini in catene, e più in alto: schiere di uomini curvi  che trasportano faticosamente grosse pietre, altri legati ad una grossa fune, altri che si avventano gli uni su gli altri nel corso di una battaglia ed altri che fuggono da una città in fiamme.

A questa umanità schiava e dolente gli apostoli rivolgono l’annuncio della “verità che libera” a cui si aderisce con il Battesimo, che S. Pietro amministra ad un giovane, attraverso il quale si entra nella umanità liberata da Cristo, caratterizzata dalla “legge dell’amore” e raffigurata nel lato sinistro. Una madre allatta il suo piccolo; due uomini che si abbracciano sotto lo sguardo di Giovanni, il discepolo dell’amore; un uomo porta gli attrezzi del lavoro a cui non è più incatenato, altri si dedicano ai deboli, ai piccoli e, più in alto, uomini donne e bambini che danzano esprimono la gioia dell’amore e della libertà ritrovata.

È il compimento delle promesse di Dio annunciato dal profeta Geremia nella prima lettura: “In quei giorni Giuda sarà salvato e Gerusalemme vivrà tranquilla”.

Don Giuseppe Antoci

2022-01-03T09:42:07+01:00 28 Novembre 2021|

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