Giubileo straordinario e Sinodo: presentate le coordinate del nuovo anno pastorale
«Proseguiamo nel percorso intrapreso, nella consapevolezza che Camminando s’apre cammino»: sono le parole con le quali si conclude la quarta lettera pastorale del Vescovo di Ragusa, monsignor Giuseppe La Placa, che è stata presentata nel corso della prima serata dell’assemblea pastorale diocesana. Sono stati due giorni nei quali la comunità ecclesiale si è ritrovata nella chiesa di San Giuseppe Artigiano per mettere a fuoco le coordinate del nuovo anno pastorale: il Giubileo straordinario della nostra Chiesa e le nuove tappe del cammino sinodale. A guidare la riflessione sono stati la lettera pastorale del vescovo, presentata dal vicario generale don Roberto Asta, e la relazione sulle parrocchie come comunità solidali tenuta dal professor don Antonio Ruccia, docente della Facoltà Teologica Pugliese di Bari.
Don Roberto Asta si è soffermato sui contenuti della lettera pastorale che ancora una volta è una potente spinta per indirizzare la Chiesa di Ragusa lungo le frontiere indicate dallo Spirito, dai lavori del Sinodo e dalla volontà di continuare a incarnare, nel mondo e nella realtà di oggi, gli insegnamenti del Vangelo. Monsignor La Placa, come ricordato da don Roberto Asta, auspica che durante questo anno particolare si possa, partendo dal cammino già percorso, guardare al presente e al futuro della Chiesa iblea, continuando «ad alzare, mattone su mattone, le pareti della nostra storia, guardando a quanto si è fatto finora e programmando insieme quanto sarà da realizzare nei prossimi anni». Si riparte da alcune scelte pastorali condivise: collaborazione tra parrocchie limitrofe; protagonismo degli organismi di partecipazione; percorso comunitario per i fidanzati; pastorale familiare integrale, attenta alle diverse e concrete situazioni che vivono le famiglie di oggi; l’ascolto dei giovani e l’ascolto nei giovani; un progetto catechistico integrale che abbracci tutte le età della vita; un direttorio diocesano per la liturgia e la pietà popolare.
Molto ricco di intuizioni e di spunti il capitolo che riguarda la pastorale delle parrocchie con il grande obiettivo di riportare la parrocchia al centro del quartiere, anche attraverso la collaborazione tra le parrocchie limitrofe. «Dobbiamo essere pronti – suggerisce il vescovo e ricorda don Roberto – a dialogare con il nostro tempo e ad offrire delle proposte valide per continuare ad annunciare il Vangelo nelle case che insistono nel territorio parrocchiale; un territorio che è da intendersi, ormai, più sotto l’aspetto esistenziale-comunitario che secondo quello geografico. Non è più il tempo in cui il parroco suonava la campanella per le strade e la gente si riversava in chiesa: in un tempo in cui l’indifferenza religiosa pesa più di ogni teoretica negazione di Dio, occorre una certa visibilità della parrocchia, atta a ricondurre il popolo di Dio ad incontrarsi in chiesa. È tuttavia necessario il passaggio fuori dal tempio, come quando si esce dalle proprie case per incontrare gli amici per strada».
E il ruolo centrale delle parrocchie come luoghi di incontro, dialogo e discernimento comunitario è stato un ottimo assist per i lavori del giorno successivo quando don Antonio Ruccia ha spiegato come le comunità parrocchiali possano diventare sempre più luoghi di partecipazione attiva, ascolto reciproco e costruzione di una Chiesa inclusiva e fraterna. Don Antonio ha condotto la riflessione intorno ad un concetto mutuato dal linguaggio calcistico: «per vincere occorre aggredire gli spazi»: entrare cioè nel tessuto sociale e culturale. La Chiesa – ha più volte ripetuto il relatore – deve essere presente dove finora è stata assente, «un cammino non alla ricerca di proseliti ma orientato all’incontro con quanti desiderano nella libertà incontrare e conoscere Gesù». Con una consapevolezza fondamentale: la Chiesa è una comunità laicale, nasce dal battesimo di ciascuno, il quale è battezzato non per se stesso ma per il mondo. Come lavorare? Creando unità tra la dimensione kerygmatica, l’annuncio della fede e della parola di Cristo, con quella catecumenale, cioè il cammino verso i sacramenti. Come si fa questa unità? I ministeri sono i creatori dell’unità e della comunità; ministeri (talvolta definiti “nuovi”) indirizzati all’evangelizzazione. «Al centro c’è solo e sempre la comunità – ha concluso il professor Ruccia – il futuro non sta in operatori o gruppi isolati e il futuro non sono le devozioni; ma la catechesi che deve permeare ogni aspetto della vita di comunità e la scuola dei ministeri nuovi. Questo cammino ci consentirà di aver una Chiesa profetica ed incisiva che “attacca gli spazi”, una Chiesa dalle parole nuove».
