Giubileo dei “Gruppi di preghiera” di San Pio da Pietrelcina – STANZE DI LUCE NELLA CASA DI DIO

  1. Cari fratelli e sorelle, oggi la nostra Chiesa diocesana vive un momento di grazia: il Giubileo dei Gruppi di Preghiera di San Pio da Pietrelcina. La Parola di Dio ci dona due immagini complementari della vita cristiana e della Chiesa: la prima lettura ci presenta la comunità dei credenti come casa di Dio, costruita sulle fondamenta degli apostoli e saldamente ancorata a Cristo, pietra viva; il Vangelo ci conduce sul monte, dove Gesù, dopo una notte di preghiera, sceglie e chiama i Dodici, manifestando che ogni vocazione e ogni missione nascono dal dialogo con il Padre.
  1. San Paolo, nella Lettera agli Efesini, ci ricorda: «Non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio» (Ef 2,19). Ecco il primo dono che oggi siamo chiamati a riscoprire: la Chiesa non è anzitutto un’organizzazione o un’associazione, ma una famiglia, la famiglia di Dio. In essa nessuno è estraneo: tutti abbiamo un posto, tutti siamo accolti, tutti siamo chiamati per nome. La fede ci introduce in una comunione viva, edificata «sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù» (Ef 2,20). Essere Chiesa significa, dunque, appartenere a un corpo vivo, plasmato dall’amore del Signore e animato dal suo Spirito; significa riconoscere che la comunione non è frutto dei nostri sforzi, ma dono di grazia che ci rende “pietre vive” (cf. 1Pt 2,5) nell’edificio spirituale di Dio.
  1. San Pio da Pietrelcina ha incarnato in modo luminoso questa verità. È stato un uomo radicato nella Chiesa, obbediente, fedele al Magistero, intimamente unito al Papa. Non ha mai camminato da solo, perché sapeva che non si segue Cristo senza la Chiesa di Cristo. La sua santità è stata profondamente ecclesiale. Basti pensare alla sua docilità verso i confessori, alla fedeltà con cui accoglieva le decisioni delle autorità ecclesiastiche, anche quando gli procuravano dolore e umiliazione. Nei momenti più difficili della prova, Padre Pio non smise mai di pregare né cessò di esortare i suoi figli spirituali a rimanere saldi nella fede e uniti alla Chiesa. Egli sapeva che l’obbedienza, nella Chiesa, non è sottomissione cieca, ma atto di amore e di fiducia in Dio, via che conforma al Cristo obbediente fino alla croce.
  1. Cari membri dei Gruppi di Preghiera, la vostra vocazione non è solo personale: è profondamente ecclesiale e comunitaria. Siete chiamati a essere nella Chiesa, con la Chiesa e per la Chiesa. Padre Pio vi immaginava come «roccaforti di fede e centri di amore»: non semplici devoti, ma veri testimoni di comunione, piccole cellule vive della grande famiglia di Dio, chiamate a custodire e trasmettere la sua presenza nel mondo. Nei vostri incontri imparate a camminare insieme, a condividere gioie e fatiche, a custodire la comunione fraterna, a sostenere i sacerdoti nel loro ministero e a intercedere per le necessità della Chiesa e del mondo. La preghiera comune diventa così un vincolo di carità e una sorgente di speranza, un filo invisibile che unisce il cuore di Dio e il cuore dell’uomo, rendendo visibile nella comunità l’azione dello Spirito Santo.
  1. La vita di Padre Pio è costellata di gesti che testimoniano il primato della preghiera comunitaria. Lo vediamo nelle lunghe ore di adorazione davanti al Santissimo Sacramento, spesso condivise con i suoi figli spirituali; nelle veglie notturne vissute con i confratelli; e nelle sue parole semplici e incisive, che restano come un autentico programma di vita: «Pregate, pregate molto… e fate del bene». Padre Pio aveva compreso che la preghiera, soprattutto quando è vissuta insieme, diventa forza che sostiene i deboli, luce che rischiara le notti del mondo, e seme di pace che Dio fa germogliare nei cuori degli uomini.
  1. La preghiera è il cuore pulsante di ogni comunità, il respiro che ci introduce nell’intimità stessa di Gesù. Nel Vangelo di oggi (Lc 6,12-19), il Signore si trova davanti a un momento decisivo della sua missione: prima di scegliere i Dodici, si ritira sul monte e trascorre tutta la notte in preghiera. Tutto nasce da quell’incontro silenzioso. La Chiesa germoglia nel dialogo d’amore tra il Figlio e il Padre, che precede ogni scelta, ogni passo, ogni missione. Senza la preghiera, la Chiesa perde il suo respiro e la sua fecondità: l’attività apostolica si svuota, le opere diventano sterili, i cuori si raffreddano, la missione si riduce a semplice attivismo, priva di anima e di luce. La preghiera, invece, è sorgente che rinnova, fiamma che riscalda, linfa che feconda ogni opera dello Spirito. È in essa che nasce la forza per amare, il coraggio per servire, la luce per testimoniare il Vangelo in ogni momento della vita. Come scriveva san Giovanni Crisostomo, «nulla è più potente dell’uomo che prega: egli partecipa della forza stessa di Dio» (Homilia de Anna, PG 54, 666).
  1. È per questo che Padre Pio volle i Gruppi di Preghiera come fucine di fede viva, scuole di fiducioso abbandono a Dio e laboratori di carità operosa. Per lui, pregare non significava evadere dal mondo, ma abitarlo più profondamente con lo sguardo di Dio; non fuggire dagli altri, ma lasciarsi condurre verso di loro con cuore purificato e compassionevole. La preghiera autentica non chiude, ma apre; non isola, ma unisce; non è ripiegamento, ma intercessione per il mondo intero. I nostri Gruppi di Preghiera sono chiamati ad essere proprio questo: luoghi di accoglienza e di fraternità, luoghi dove ciascuno può sentirsi accolto così com’è, con le proprie fragilità e le proprie speranze, e dove la Parola di Dio diventa luce che orienta i passi e dona coraggio; luoghi in cui la preghiera si intreccia con la vita quotidiana, trasformando le azioni di ogni giorno in gesti di amore e di servizio verso chi ci sta accanto. Essere parte di un Gruppo di Preghiera significa, dunque, vivere una spiritualità concreta e incarnata: non chiudersi nel privato del proprio cuore, ma lasciarsi plasmare dallo Spirito Santo, affinché possiamo guardare il mondo con occhi nuovi, riconoscendo in ogni persona un fratello o una sorella da amare.
  1. Oggi, davanti a Dio e alla comunità, siamo chiamati a rinnovare il nostro impegno di fede e di testimonianza. Tre vie concrete possono aiutarci a vivere pienamente questa chiamata. Innanzitutto, lasciarci trasformare dalla preghiera. La preghiera non è un dovere da assolvere né un’abitudine vuota: è l’incontro quotidiano con Cristo che rinnova il cuore e trasfigura la vita. In essa impariamo a guardare tutto con gli occhi di Dio, troviamo la forza per affrontare le prove, la pace che vince le inquietudini, la luce che orienta le nostre scelte. In secondo luogo, costruire legami di comunione e fraternità. La Chiesa è una grande famiglia, e ogni gruppo di preghiera ne è una stanza viva e luminosa. Farne parte significa camminare insieme, condividendo la gioia e la fatica della fede, sostenendosi a vicenda e imparando a riconoscere il volto di Cristo nel fratello. Come ci insegna San Pio, la comunione richiede obbedienza, rispetto verso i pastori e offerta generosa di sé per il bene di tutti. È il primo frutto della fede autentica, coltivato con pazienza, umiltà e carità fraterna. Infine, essere strumenti di speranza nel mondo. La preghiera che non si apre agli altri resta incompiuta. Diventa feconda quando si traduce servizio. Ogni atto di bontà, ogni parola di conforto, ogni gesto di solidarietà è un frammento di luce che spezza il buio del dolore e dello scoraggiamento. Seguendo l’esempio di Padre Pio, anche noi possiamo rendere visibile l’amore di Cristo: diventare mani che soccorrono, occhi che guardano con misericordia, cuori che portano speranza.
  1. Che questo Giubileo sia per tutti noi un tempo di gratitudine e rinnovamento. Come i Dodici riuniti nel Cenacolo e i primi cristiani perseveranti nella preghiera, lasciamoci guidare dallo Spirito Santo. La nostra preghiera non resti chiusa nei cuori, ma diventi luce, sostegno e vita per tutti coloro che incontriamo. Fratelli e sorelle, la Chiesa è la nostra casa comune, e i gruppi di preghiera ne sono come stanze luminose: luoghi in cui Cristo continua a edificare, con pazienza e tenerezza, il suo popolo santo. Affidiamo a Lui i nostri incontri, le nostre suppliche, le nostre gioie e fatiche, certi che – come ricorda san Paolo – «in Lui tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo del Signore» (Ef 2,21).

Che San Pio da Pietrelcina interceda per noi, ci insegni la fedeltà nella preghiera, rafforzi la nostra comunione fraterna e ci renda portatori della luce di Cristo nel cuore della nostra diocesi. Amen.