Consacrati nella verità per la vita del mondo – Omelia per il quarto anniversario di Ordinazione Episcopale e Giubileo dei Presbiteri, Diaconi, Adoratori e Ministri Straordinari della Comunione
- Eccellenza Rev.ma, carissimi fratelli e sorelle nel Signore, cari Presbiteri, Diaconi, Religiosi e Religiose, gentili Autorità, Adoratori e Ministri straordinari della Comunione, oggi il Signore mi concede la grazia di celebrare con voi il quarto anniversario della mia ordinazione episcopale. È un giorno che sento profondamente radicato nel mistero della Chiesa, intrecciato con la trama della mia vita, e ancor più fondato sulla fedeltà di Dio, che mai viene meno (cf. Lam 3,22-23).
- Il 16 luglio del 2021, in questa nostra chiesa Cattedrale, accoglievo con trepidazione e gioia il dono dell’episcopato, che univa in modo nuovo e definitivo la mia vita umana e sacerdotale a questa bella e feconda Chiesa di Ragusa. Ricordo quel giorno come un momento di grazia indelebile, impresso nel cuore e nella memoria: la liturgia solenne, il silenzio orante dell’assemblea, la forza del Vangelo proclamato, l’imposizione delle mani e l’unzione con il sacro crisma. Segni antichi e sempre nuovi, nei quali si compiva il mistero della Chiesa che genera alla vita apostolica e manifesta la fedeltà di Dio che chiama e consacra. Quel giorno ho sentito la Chiesa avvolgermi con la sua preghiera, come un grembo che accoglie e custodisce. Ho percepito, in modo quasi tangibile, la comunione dei santi e la voce del Signore che, ancora una volta, chiedeva amore e disponibilità: «Mi ami tu? Pasci le mie pecore» (cf. Gv 21,15-17). È stato un “sì” pronunciato con timore e fiducia, nell’obbedienza della fede (cf. Rm 1,5), e affidato alla preghiera di ciascuno di voi, che siete parte viva di questa Chiesa che amo e servo.
- Sono già trascorsi quattro anni. In questo tempo ho potuto toccare con mano il volto accogliente, generoso e fedele della nostra Chiesa diocesana. Ringrazio il Signore per ciascuno di voi: i presbiteri, primi e insostituibili collaboratori nel ministero, con i quali condivido la gioia e la responsabilità dell’annuncio del Vangelo e della cura del Popolo di Dio; i Diaconi, immagine viva del Cristo servo, che rendono visibile, nella carità operosa, il cuore umile del Signore; i consacrati e le consacrate, profezia vivente del Regno e testimoni della bellezza di una vita interamente donata; i fedeli laici, che, nella varietà delle vocazioni e dei carismi, edificano la Chiesa nella vita quotidiana delle parrocchie, delle associazioni, dei movimenti e delle tante realtà presenti nella nostra diocesi. Insieme abbiamo condiviso gioie e fatiche, sfide e speranze, nella consapevolezza che «la barca della Chiesa non è nostra, ma sua» (Papa Francesco), e che è Cristo, il Pastore grande del gregge, a guidarla, con la forza dello Spirito e la fedeltà della sua Grazia.
- Come il profeta Geremia, anch’io sento risuonare nel cuore quelle parole che danno origine e senso ad ogni vocazione: «Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato» (Ger 1,5). Ogni chiamata nasce da un disegno eterno, custodito nel cuore di Dio, e affonda le sue radici in uno sguardo che ci precede, in un amore preveniente che ci conosce e ci consacra prima ancora che noi possiamo comprenderne il senso. La vocazione non è frutto di un progetto umano, ma della misteriosa intimità tra Dio e l’anima. In questa luce, il ministero episcopale si colloca come epifania di questo disegno di grazia: non un compito da rivestire, né una funzione da gestire, ma un dono da accogliere con timore e tremore (cf. Fil 2,12), nella disponibilità radicale all’opera dello Spirito, in obbedienza alla Parola, in fedeltà alla Chiesa e nella partecipazione umile e concreta alla missione apostolica.
- Mi commuove profondamente quel gesto solenne con cui Dio tocca le labbra del giovane Geremia e gli dice: «Ecco, metto le mie parole sulla tua bocca» (Ger 1,9). In questo gesto si rivela il cuore del ministero profetico e sacerdotale: noi non siamo padroni della Parola, ne siamo destinatari. È questo il segreto di ogni autentico ministero: la Parola ci viene consegnata da Dio stesso e solo nel silenzio della preghiera, nell’ascolto umile, nel servizio quotidiano e perseverante, essa si fa carne della nostra carne, verità del nostro cammino, criterio del nostro operare. Come ha ricordato Benedetto XVI: «Il sacerdote non annuncia sé stesso o ciò che è suo, ma parla con la voce di Cristo e per Cristo» (Verbum Domini, 58). Perché – afferma Gesù nella sua preghiera al Padre – «la tua parola è verità» (Gv 17,17). Ed è solo nella verità della Parola accolta, meditata e vissuta che si compie la nostra santificazione e quella del popolo che ci è affidato.
- Questa Parola trova il suo grembo generativo nell’Eucarestia: lì essa si fa pane spezzato, sangue versato, vita donata per il mondo. Nell’Eucaristia, culmine e fonte di tutta la vita cristiana (cfr. Lumen Gentium, 11), la Parola proclamata diviene realtà vissuta, dono che edifica la Chiesa e plasma ogni vocazione. Non vi è autentica chiamata, non vi è ministero, non vi è vera comunione ecclesiale senza questo continuo ritorno all’altare, da cui tutto scaturisce e verso cui tutto converge.
- In questo giorno di grazia, mentre celebriamo il Giubileo dei Presbiteri, dei Diaconi, degli Adoratori e dei Ministri straordinari della Comunione, ci è dato contemplare una splendida icona della Chiesa: un popolo radunato attorno all’Eucaristia, trasformato da essa e da essa inviato nel mondo come segno e strumento di comunione e speranza (cfr. Lumen Gentium, 1). I presbiteri, celebrando il Mistero pasquale, rendono presente il sacrificio di Cristo, obbedendo al suo comando: «Fate questo in memoria di me» (Lc 22,19); i Diaconi, configurati a Cristo servo, testimoniano una Chiesa che si fa servizio, parola viva e carità operosa. I Ministri straordinari della Comunione, portano l’Eucaristia là dove la vita è più fragile, diventando anelli di comunione tra la liturgia e la sofferenza, tra l’altare e le case. Gli adoratori, infine, vegliando davanti al tabernacolo, si fanno sentinelle dell’Invisibile, sostegno silenzioso della Chiesa e intercessori per un mondo assetato di Dio.
- Carissimi confratelli nel presbiterato, oggi vi invito a rinnovare con me la gioia di essere stati chiamati a servizio del Vangelo e dell’Eucarestia. Il nostro sacerdozio ha il suo centro nell’altare e il suo volto nella fraternità. Custodiamo insieme, con gratitudine e responsabilità, la bellezza di questo dono, affinché la comunione tra noi sia forza che edifica la Chiesa e segno profetico per il mondo.
- Anch’io oggi, come vostro fratello nel presbiterato e vostro Vescovo, faccio mia la preghiera che Gesù, nella notte santa della sua Passione, rivolge al Padre per noi: «Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quelli che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi» (Gv 17,11b). «Consacrali nella verità» (Gv 17,17). Custodisci, Signore, questi miei fratelli, chiamati come me a servire il tuo popolo nel ministero sacerdotale: difendili dalla stanchezza che affievolisce lo zelo, dalla rassegnazione che spegne la gioia, dalla solitudine che chiude il cuore. Custodiscili nella comunione tra di loro e con me, perché nessuno si senta solo nel peso del ministero, e insieme possiamo essere segno credibile del tuo amore che unisce, testimoni della speranza che non delude, presenza viva del tuo Vangelo in mezzo al tuo popolo.
- Padre Santo, consacrali nella verità del tuo amore. Fa’ che siano pastori secondo il tuo cuore: innamorati del Vangelo, liberi da calcoli e da paure, capaci di parlare al cuore degli uomini con parole semplici e vere e di testimoniare con la vita ciò che annunciano. Santificali, Padre Santo, con quella santità che nasce dalla fedeltà quotidiana, dal dono di sé, dal servizio generoso alla tua Chiesa. Rendi feconde anche le loro povertà, trasfigura con il tuo Spirito le loro ferite, perché diventino, come quelle del Crocifisso, segni di una vita donata fino alla fine.
- Padre santo, in questo giorno in cui rinnovo davanti a te il mio “si”, non ti chiedo altro se non la grazia di essere sempre, per coloro che mi hai affidato, fratello nella fede, padre nella carità, servo nella fedeltà. Insegnami a custodirli con la tenerezza del Buon Pastore, a sostenerli con la forza del tuo Spirito, ad amarli con il cuore del tuo Figlio. Come Gesù, tuo Unigenito, pregò per i suoi e si consacrò a loro (Cfr. Gv 17,19), così anch’io mi offro e mi consacro a te e a loro, perché la mia vita diventi segno visibile della tua consolazione e della tua fedeltà. Rendimi, Signore, strumento umile e docile della tua misericordia, capace di donarmi senza riserve, per la salvezza e la crescita di coloro che mi hai affidato.
- A voi, carissimi adoratori del Santissimo Sacramento, va il mio più profondo e sincero ringraziamento. Siete come incenso che sale puro davanti a Dio (cf. Sal 140), come lampade sempre accese davanti al tabernacolo, sentinelle silenziose e vigilanti dell’Assoluto. Il vostro sostare davanti al Signore, è forza nascosta che sorregge la nostra Chiesa. Come Mosè sul monte, con le braccia alzate verso il cielo (cf. Es 17,11-12), anche voi, nell’umiltà dell’adorazione, sostenete il combattimento della fede e intercedete per il popolo di Dio. Ogni ora trascorsa davanti all’Eucaristia è un atto di amore che trascende il tempo, un seme di speranza gettato nel cuore del mondo, capace di portare luce e pace dove regnano oscurità e incertezza.
- E a voi, Ministri straordinari della Comunione, desidero esprimere la mia sincera riconoscenza. Siete il volto concreto di una Chiesa che si fa prossima, che non dimentica i suoi figli più deboli, che porta Cristo nei luoghi della fragilità, della solitudine, della sofferenza. Il vostro ministero è gesto profondamente eucaristico: siete coloro che spezzano il Pane degli Angeli e lo portano là dove il silenzio della vita si fa preghiera, attesa e speranza.
- «Che cosa renderò al Signore per tutto il bene che mi ha fatto?» (Sal 115,12). L’unica risposta è continuare a servire con gratitudine, con gioia e con il cuore colmo di fiducia, nella consapevolezza che il Signore ci precede, ci accompagna e ci sostiene sempre con la sua grazia. Lui – ci ricorda Papa Benedetto – «non ci chiede nulla che prima non ci abbia donato» (Benedetto XVI, Sacramentum Caritatis, 1). Ancora una volta affido il mio ministero alla Vergine Maria, Madre della Chiesa e Donna dell’Eucaristia, colei che ha accolto, adorato e donato Cristo al mondo. Chiedo a ciascuno di voi di accompagnarmi con la preghiera, come anch’io ogni giorno vi porto davanti al Signore, affinché il nostro “sì” – il mio e il vostro – sia ogni giorno Eucaristia vissuta: vita spezzata, condivisa donata. Amen.
