Chiusura Giubileo Ordinario 2025 – Custodi e testimoni della speranza
- Eccellenza Reverendissima, carissimi Confratelli Sacerdoti, Religiosi e Religiose, Anime Consacrate, Diaconi, Sorelle dell’Ordo Virginum, amatissimi Seminaristi, carissimi fratelli e sorelle nel Signore, è una gioia profonda ritrovarci insieme al termine di un anno di grazia, che rimarrà impresso nella storia e nel cuore della nostra Chiesa diocesana e di ognuno di noi.
L’anno appena trascorso ci ha visti celebrare il Giubileo della nostra Diocesi, nel 75° anniversario della sua erezione canonica, e, nello stesso tempo, partecipare al Giubileo della Chiesa universale. Due eventi che si sono illuminati reciprocamente, permettendoci di vivere la nostra vicenda ecclesiale dentro l’orizzonte più ampio della cattolicità, della comunione e della missione affidata alla Chiesa nel mondo. - La nostra gioia è stata grande, perché abbiamo potuto sperimentare che la Chiesa di Ragusa non cammina da sola, ma è parte viva di un popolo più grande, pellegrino nella storia, guidato dallo Spirito verso la pienezza del Regno.
Rimangono impresse nella memoria le numerose celebrazioni vissute insieme: nessuno è rimasto escluso. A tutti è stata offerta la possibilità di rinnovare l’incontro con il Signore, di lasciarsi riconciliare e consolare dal dono della remissione dei peccati, di riscoprire quella speranza che sgorga dalla misericordia di Dio, capace di rigenerare la vita personale e di rinnovare il volto stesso della Chiesa. - Molti di noi hanno camminato come peregrinantes in spem verso la Città eterna, portando nel cuore la vita, le attese e le fatiche dell’intera comunità diocesana dell’intera comunità diocesana. Quel pellegrinaggio è stato segno di un desiderio profondo di conversione e di rinnovamento interiore: un ritorno alla sorgente della speranza, capace di illuminare il presente e di aprire la vita all’Eternità di Dio.
Attraversando la Porta Santa delle Basiliche romane, come pure la porta della nostra Cattedrale e delle chiese giubilari della Diocesi, abbiamo espresso la volontà di lasciare alle spalle egoismi, orgogli e rancori, tutto ciò che appesantisce il cuore e ferisce la comunione. Varcare quella soglia, ne siamo certi, non è stato un semplice gesto rituale, ma un autentico passaggio interiore e spirituale: un vero attraversamento pasquale, un esodo che ci ha condotti alla misericordia del Padre. - In questo anno di grazia, il Signore ha chiamato a sé Papa Francesco e, al contempo, ha donato alla Chiesa un nuovo Successore di Pietro, Papa Leone XIV, che con mitezza evangelica e ferma determinazione guida il cammino della Chiesa universale. Ho avuto la gioia di incontrarlo in diverse occasioni ufficiali, portando sempre con me, nel cuore e nella preghiera, ciascuno di voi e l’intera nostra Chiesa di Ragusa, e chiedendo per tutti la santa benedizione apostolica.
Tanti passi abbiamo compiuto insieme. Essi restano segni eloquenti di una Chiesa che desidera camminare unita, riscoprendo la bellezza della comunione e la forza di una speranza che non delude, perché fondata sull’amore fedele di Dio.
Ora, mentre il Giubileo giunge al suo compimento, il Signore ci invita a custodire e far maturare i frutti che lo Spirito Santo ha seminato nel nostro cammino ecclesiale. Questo tempo, vissuto con gioia e gratitudine, è chiamato a diventare fermento di rinnovamento nelle nostre vite e nelle nostre comunità, perché ciò che abbiamo celebrato non resti solo memoria, ma si traduca in scelte concrete di fede, di carità e di speranza. - Prendendo l’abbrivio dalle parole di Papa Francesco pronunciate lo sorso anno in Piazza di Spagna durante l’Atto di Omaggio all’Immacolata – quando evocava i cantieri aperti nelle strade di Roma – abbiamo iniziato il Giubileo con il desiderio di aprire e di mettere mano ai “cantieri” della nostra anima. Cantieri interiori, che non si edificano con mattoni o cemento, ma con la preghiera perseverante, con le opere di misericordia, con l’attenzione ai poveri, con la vicinanza a chi soffre, con gesti semplici e quotidiani, capaci di restituire gioia e speranza a chi è triste e sfiduciato.
Oggi, giunti a conclusione del Giubileo, siamo chiamati a sostare e a verificare l’“avanzamento dei lavori”, sia nella nostra vita personale sia in quella delle nostre comunità. Forse dobbiamo riconoscere, con umiltà e verità, che non tutti i cantieri hanno raggiunto il traguardo sperato; che alcune impalcature sono ancora in piedi; che certi lavori procedono con lentezza o sono rimasti sospesi, frenati dalla stanchezza, dalla paura, dell’abitudine o dalla mancanza di coraggio. Non tutto ciò che avevamo sognato ha preso forma, e non sempre siamo stati fedeli alle intuizioni che lo Spirito aveva acceso nel nostro cuore. - Eppure, questo non è il tempo del rimpianto. Nei cantieri dell’anima non conta la velocità né l’efficienza con cui si procede, ma la fedeltà del cuore e la disponibilità a lasciarsi plasmare dallo Spirito. Se continuiamo ad affidarci con fiducia alla sua azione, sarà Lui a portare a compimento ciò che abbiamo iniziato.
Il Giubileo non si chiude con la porta Santa; al contrario, apre una strada: quella del nostro desiderio più autentico. Anche se oggi ci scopriamo poveri di risultati, possiamo però essere ricchi di desiderio: un desiderio che ci impedisce di spegnerci, di accontentarci, di rassegnarci a una vita spirituale senza slancio. Se sapremo custodire questo desiderio – anche nella povertà e nella fatica – lo Spirito continuerà a operare nei cantieri ancora aperti della nostra vita personale e comunitaria, facendo emergere forme nuove di fedeltà e di speranza. - Il cammino sinodale che stiamo vivendo ci ha insegnato che la Chiesa non si costruisce attraverso iniziative isolate o percorsi paralleli, ma camminando insieme, ascoltandoci reciprocamente e portando gli uni i pesi degli altri. In questa luce, oggi, la festa della Santa Famiglia, ci ricorda la chiamata alla comunione e alla corresponsabilità che scaturisce dalla vita di Gesù, Maria e Giuseppe. Come ci mostra il Vangelo appena ascoltato (Cfr. Mt 2,13-15.19-23), il loro cammino non è stato privo di difficoltà: hanno affrontato pericoli, incertezze e persino l’esilio. E tuttavia, dentro queste prove, la Santa Famiglia rimane unita, docile alla Parola di Dio, salda nella fiducia nel progetto del Padre.
Anche nei nostri contesti ecclesiali, lo sappiamo bene, i cantieri della comunione spesso procedono a passo lento. Fatiche, esitazioni, timori o resistenze possono rallentare il cammino. Ma questa lentezza non va vissuta come un fallimento, bensì come uno spazio prezioso di conversione: un tempo favorevole in cui lo Spirito Santo ci educa, passo dopo passo, a passare dall’“io” al “noi”, dall’autosufficienza alla comunione, dalla difesa dei propri confini alla gioia della fraternità. - Le nostre parrocchie – famiglie di famiglie – sono chiamate a riconoscersi sempre più come membra di un unico corpo, soprattutto là dove la vicinanza geografica invita a condividere responsabilità, risorse e speranze. Non si tratta di perdere identità, ma di viverle in relazione, come avviene in ogni autentica famiglia.
Come ci ricorda san Paolo, siamo chiamati a rivestirci di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di pazienza, lasciandoci guidare dall’amore che tutto unisce e tutto compie (cfr. Col 3,12-17). È così che, nella vita familiare e in quella comunitaria, impariamo ogni giorno a camminare insieme, sostenendoci a vicenda, trasformando le sfide in occasioni di crescita e lasciando che la pace di Cristo abiti nei nostri cuori. - Per questo è necessario che, in questo anno pastorale, ci impegniamo a curare con particolare attenzione la qualità delle nostre relazioni, perché da esse dipende in larga misura la fecondità della nostra missione ecclesiale. È questo l’auspicio che affido alla Lettera pastorale che vi consegnerò al termine di questa celebrazione: un testo in cui ho inteso raccogliere sia le indicazioni emerse dal Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese in Italia, sia quanto è maturato attraverso l’ascolto attento e condiviso dell’ultima Assemblea diocesana.
Nella comunità cristiana, infatti, la qualità delle relazioni non è un elemento accessorio, ma il segno concreto e verificabile della presenza e dell’azione dello Spirito Santo: là dove la carità è autentica, nessun ostacolo può impedire la comunione. Ed è proprio da relazioni così rinnovate, guarite e riconciliate che possiamo ripartire insieme per la missione, nei diversi contesti di vita e nei molteplici ambiti pastorali in cui il Signore ci chiama a servire il Vangelo. È da questa comunione vissuta e testimoniata che nasce e si alimenta la speranza cristiana. - Amata Chiesa di Ragusa, rendiamo visibile questa speranza. Facciamo delle nostre comunità luoghi in cui ogni uomo e ogni donna possano riconoscere che Dio cammina con noi, che non ci abbandona, e che continua ad aprire sempre strade nuove, anche nelle situazioni più difficili.
Lo chiedo anzitutto a me stesso e a voi, carissimi confratelli Presbiteri: ritorniamo con la memoria e con il cuore al giorno della nostra Ordinazione, quando ci siamo consegnati senza riserve al Signore per essere ministri di speranza a servizio del popolo che ci è stato affidato. La nostra presenza in mezzo ai fedeli sia luce che rischiara il cammino, sostegno nelle fatiche quotidiane, consolazione nelle difficoltà della vita e testimonianza viva della fedeltà di Dio. - Lo chiedo a voi, cari Diaconi: siate ministri di speranza soprattutto là dove lo scoraggiamento e la solitudine sembrano avere il sopravvento, nelle periferie spirituali e materiali della nostra Chiesa e del nostro territorio. Con la vostra vita e il vostro servizio, testimoniate che la Parola di Dio apre orizzonti nuovi e che, anche nelle situazioni di fragilità e di abbandono, il Signore continua a generare futuro e a seminare speranza.
Lo chiedo a voi, consacrati e consacrate: rendete la vostra vita un segno profetico di speranza per tutti. La comunione fraterna, la fedeltà quotidiana, il servizio umile e la preghiera perseverante ricordino al mondo che Dio è fedele, che il suo amore non delude e che la promessa della vita eterna non è un’illusione, ma una certezza per chi crede e si affida a Lui.
Lo chiedo infine a voi, fedeli laici: siate portatori di speranza negli ambienti della vita quotidiana, nelle famiglie, nel lavoro, nelle relazioni sociali, nell’impegno civile. Fate emergere il volto della speranza cristiana non tanto con le parole, quanto con la coerenza della vita, con gesti semplici e concreti, capaci di dire a agni cuore e a ogni comunità. Dimostrate che la speranza di Cristo è viva, operante e capace di illuminare ogni passo del nostro cammino. - Carissimi Confratelli Sacerdoti, Religiosi e Religiose, Anime Consacrate, Diaconi, Sorelle dell’Ordo Virginum, amatissimi Seminaristi, e tutti voi, carissimi fratelli e sorelle nel Signore, come ricordavo nel messaggio di Avvento, la Porta Santa – che tra poco si chiuderà – non segna la fine di un tempo di grazia, ma l’inizio di una missione nuova. Da questo momento in poi, sarà il nostro cuore a dover rimanere aperto: aperto a Dio, perché solo chi si lascia raggiungere dal Suo amore può diventare un segno autentico e credibile della Sua presenza; aperto ai fratelli, perché la misericordia ricevuta si trasformi in misericordia donata.
- Ripartiamo, dunque, con coraggio e con gioia, certi che la speranza celebrata e accolta in questo Anno giubilare continui a trasformare le nostre vite e a rendere visibile al mondo il volto del Cristo Risorto. Custodiamo la speranza come dono prezioso e condividiamola come responsabilità ecclesiale, capace di generare relazioni nuove, fondate sulla fiducia, sulla riconciliazione e sulla stima reciproca.
Andiamo avanti insieme, con entusiasmo e slancio missionario: testimoni del Vangelo, strumenti della misericordia del Padre, costruttori di comunione e portatori di quella speranza che nasce dalla Pasqua e ci spinge ad andare incontro all’uomo là dove vive, soffre e spera.
A Maria Santissima, Stella della Speranza, affidiamo il cammino della nostra Chiesa, perchè ci insegni a vivere il Vangelo con semplicità e umiltà di cuore, a custodire relazioni autentiche e a lasciarci condurre dallo Spirito Santo lungo i sentieri della missione che il Signore affida alla nostra Chiesa.
Il Signore benedica ciascuno di voi, renda fecondo il dono della grazia ricevuta e ci conceda di essere, qui e ora, nella nostra terra e nel nostro tempo, segni e strumenti di una speranza che non delude. Amen.
