Apertura di una nuova Cappella dell’Adorazione Eucaristica continuata – La prima adoratrice
- La liturgia di questa solennità ci colloca all’inizio di tutto, là dove risuona il primo grido di Dio all’uomo: “Dove sei?” (Gen 3,9). È un grido che nasce dal desiderio di ritrovare il figlio smarrito. Dopo il peccato, infatti, l’uomo ha imparato a nascondersi, ma Dio non ha mai smesso di cercarlo. Potremmo dire che tutta la Bibbia è, in fondo, la lunga risposta a questa domanda: la grande narrazione dell’iniziativa di un Dio che non si rassegna alla lontananza dell’uomo. Se Adamo, impaurito, si nasconde, Maria, l’Immacolata, si presenta come il primo essere umano capace di offrire la risposta piena, totale e umile: «Eccomi» (Lc 1,38). In Lei la libertà umana, purificata e custodita dalla grazia, può finalmente corrispondere alla domanda del Creatore.
- È per questo che oggi, mentre inauguriamo una nuova cappella di adorazione perpetua, percepiamo una profonda sintonia con Maria. L’adorazione non è un gesto riservato ai “più devoti”, ma è la disponibilità di tutta la vita a lasciarsi incontrare da Dio. Come scriveva Romano Guardini «adorare significa accettare che Dio sia Dio e che il suo mistero divenga la misura del nostro» (R. Guardini, Das Ende der Neuzeit, 1950). Così la comunità di Giarratana, aprendo questo spazio sacro, offre a Dio un luogo in cui Egli può continuare a pronunciare il suo “Dove sei?” (Gen 3,9) e, al tempo stesso, trovare uomini e donne pronti a rispondere con il loro «Eccomi» (Lc 1,38), come fece Maria.
- Il grande inno della Lettera agli Efesini ci ricorda che siamo stati scelti «per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità» (Ef 1,4). Non si tratta di una semplice consolazione, ma di una rivelazione: Maria, l’Immacolata, si apre davanti a noi come finestra sul progetto originario di Dio per l’umanità. In Lei contempliamo ciò che anche noi siamo chiamati a diventare: creature attraversate dalla grazia, capaci di vivere nella luce, nella comunione, nella gioia.
Non celebriamo, dunque, un privilegio isolato, ma l’inizio realizzato del nostro destino più vero. E la preghiera di adorazione diventa così l’itinerario in cui il cuore si lascia purificare, riportando ciascuno di noi alla bellezza originaria per la qual siamo stati creati. - Vorrei soffermarmi con voi sul cuore spirituale di questa celebrazione: Maria può essere considerata la prima adoratrice del Figlio. Prima che l’Eucaristia fosse istituita, prima che gli apostoli potessero contemplare il suo volto, prima ancora che Betlemme fosse illuminata dal canto degli angeli, Maria aveva già iniziato a lodare e adorare. La sua adorazione è il filo d’oro che attraversa tutta la vita di Gesù ed è modello per la nostra adorazione davanti all’Eucaristia.
- Tutto comincia con l’ascolto. Quando Dio entra nella vita di Maria, non lo fa con lo spettacolo della potenza ma con la delicatezza di una voce. Prima ancora di vedere, Maria ascolta. L’adorazione, come ricordavano i Padri, è il «silenzio colmo della presenza» (Origene, Homiliae in Leviticum, Hom. 8,1). A Nazaret questo silenzio diventa carne: Maria accoglie la Parola prima con l’orecchio, poi con il cuore, e infine con il corpo. Il suo «Eccomi» (Lc 1,38) è l’espressione più pura dell’adorazione: è il lasciarsi guidare, il permettere a Dio di essere Dio.
Nella cappella che oggi inauguriamo, ogni persona che siederà in silenzio davanti all’Eucaristia potrà ripetere, anche senza parole, lo stesso atteggiamento: «Parla, Signore, il tuo servo ti ascolta» (1Sam 3,10). Davanti all’Eucarestia impariamo che la fede cresce nell’ascolto (cf. Rm 10,17) e che l’adorazione non nasce dalle nostre parole, ma dalla disponibilità del cuore ad accogliere la voce del Signore. - Dopo l’Annunciazione, Maria diventa il primo tabernacolo della storia. Porta nel grembo il Figlio e lo adora vivendo quella che sant’Agostino chiama la sua “fecondità della fede” (cfr. Agostino, De sancta virginitate, 2,1): «Maria concepì prima nel cuore che nel corpo». Lo sente crescere, muoversi, bussare alla sua pelle, e lo contempla senza ancora vederlo. Non è forse questa la nostra esperienza davanti all’Eucaristia? Contempliamo un Dio nascosto, che silenziosamente cresce in noi. Questa è un’adorazione profondissima, fatta di intimità, custodia e abbandono.
Ogni madre compie gesti simili quando attende un figlio; ma Maria vive tutto questo sapendo che quel bambino è il Santo di Dio. E quando nasce, lo adora nella sua fragilità: un Dio che piange, che ha fame, che ha bisogno di tutto.
Nella cappella dell’adorazione impareremo a riconoscere Cristo nei suoi nascondimenti quotidiani: nelle nostre debolezze, nei bisogni dei fratelli, nelle situazioni ordinarie e povere della vita. Maria ci insegna che la vera adorazione non è fuga dalla realtà, ma una luce che la illumina e la trasfigura. - La casa di Nazaret è il “santuario nascosto” dove Maria trascorre trent’anni di adorazione silenziosa e discreta. Ogni gesto – preparare il pane, accudire la casa, accompagnare Gesù nelle sue scelte – diventa un atto di contemplazione. Maria impara ad adorare un Dio che cresce, che apprende, che ride, che gioca. In quelle giornate senza miracoli e senza clamore, scopre che adorare significa lasciarsi guidare dal Mistero che cammina accanto a noi; è scorgere la presenza di Dio nelle azioni più semplici e nel lavoro quotidiano. Così la cappella dell’adorazione diventerà la Nazaret della nostra comunità di Giarratana: un luogo dove imparare a portare l’Eucaristia nella vita di ogni giorno, nelle famiglie, nei luoghi di lavoro, nei momenti nascosti che soltanto Dio vede.
- Ciò che più commuove nella vita di Maria è che la sua adorazione non si spegne neppure di fronte alla sofferenza. Ai piedi della croce (Gv 19,25-27), quando gli amici fuggono e il cielo sembra chiuso, Maria continua a contemplare il Figlio. Lo adora proprio nel momento in cui il suo volto è sfigurato, la sua carne ferita, la sua missione apparentemente fallita. Questa è l’adorazione più alta: rimanere davanti a Dio anche quando non comprendiamo, anche quando ogni consolazione viene meno, anche quando l’unica preghiera possibile è il silenzio che piange.
Quante persone entreranno in quella cappella portando la loro croce! Maria camminerà accanto a loro, perché lei sa cosa significa adorare nella notte, quando tutto sembra perduto e invece sta nascendo la salvezza. - Dopo la risurrezione, Maria non cerca il primo piano: si colloca tra i discepoli, nel Cenacolo (At 1,14). La sua presenza silenziosa diventa la preghiera viva della Chiesa nascente. Insegna agli apostoli a ciò che aveva praticato per tutta la vita: attendere, ascoltare, accogliere lo Spirito. Il Cenacolo diventa così il luogo dove l’adorazione personale si trasforma in adorazione ecclesiale. È questo ciò che la cappella dell’adorazione è chiamata a essere per Giarratana e per la nostra diocesi: un cuore che batte, un luogo dove lo Spirito unisce, illumina e rigenera.
- Nel silenzio dell’Annunciazione, nel nascondimento di Nazaret, nella maternità che portava dentro di sé, Maria vive un’adorazione pura e totale. Il suo cuore è tempio, il suo grembo il primo tabernacolo, la sua fede la prima ostensione del Verbo fatto carne. La sua adorazione è il filo d’oro che attraversa tutta la vita di Gesù: dalla gioia di Betlemme allo smarrimento del Sabato Santo, dalla concezione al Calvario. Umile e luminosa, questa contemplazione diventa per noi modello di ogni adorazione eucaristica.
- Dinanzi all’Eucaristia, impariamo da Lei: dalla sua disponibilità totale, dal suo credere senza vedere, dal suo amore che precede ogni segno. In Maria la Chiesa riconosce la forma più pura dell’adorazione e scopre via per stare, con verità e stupore, davanti al Mistero.
Mentre inauguriamo questo luogo di preghiera, invochiamo Maria perché resti sempre con noi. Che ogni adoratore, entrando nella cappella, si senta preso per mano dalla Madre. Che Lei, tutta bella, tutta disponibile, tutta di Dio, ci insegni a trasformare la vita in risposta quotidiana al grande appello del Padre: «Dove sei?» (Gen 3,9).
Che la cappella dell’adorazione di Giarratana diventi il luogo in cui ciascuno possa dire, come Maria: «Eccomi, Signore. Sono qui per Te. Voglio adorarti come Maria ha adorato Gesù in ogni istante della sua vita». Amen.
