Stemma

//Stemma

Secondo la tradizione araldica ecclesiastica, lo stemma di un Vescovo è tradizionalmente composto da:

– uno scudo che può presentare varie forme e contiene dei simbolismi tratti da idealità personali, da tradizioni familiari, oppure da riferimenti al proprio nome, all’ambiente di vita o ad altro;

– una croce astile ad un braccio traverso posta in palo, ovvero verticalmente dietro lo scudo;

– un cappello prelatizio detto galero, con cordoni a dodici fiocchi, pendenti, sei per ciascun lato, il tutto di colore verde;

– un cartiglio inferiore recante il motto. Nel nostro caso si è scelto uno scudo di foggia gotica e una croce in oro, con cinque gemme rosse per simboleggiare le piaghe di Cristo e con quattro piccoli lobi lanceolati per indicare i raggi.

Il motto: IN OMNIBUS CHRISTUS

Per il proprio motto Mons. Cuttitta ha scelto le parole “In omnibus Christus”, “Cristo è tutto in tutti”, tratte dalla Lettera di S. Paolo Apostolo ai Colossesi (Cf.3,11), testo che esalta il primato di Cristo su qualunque differenza culturale, di razza o di pensiero. Si intende più precisamente indicare la centralità di Cristo e la sua Signoria sul cosmo, sulla storia, sull’uomo e su ogni azione che compiamo. La centralità del Cristo in noi e in ogni azione è la sintesi del nuovo ministero episcopale di Mons. Cuttitta. Interpretazione dello stemma

La metà dello scudo è in azzurro, sfondo che simboleggia il distacco dai valori mondani e l’ascesa dell’anima verso Dio, quindi il percorso delle Virtù che s’innalzano sulle cose di questa terra verso l’incorruttibilità della volta celeste.

Su questo colore campeggia il sole “caricato” del monogramma di Gesù Salvatore dell’Umanità (IHS), a significare che Gesù Cristo è la fonte di luce che deve entrare in tutti noi per condurci sulla via della Verità e verso la Salvezza.

L’altra metà è in oro, il metallo più nobile, simbolo della prima Virtù, la Fede; infatti, è solo grazie alla Fede che possiamo comprendere pienamente il messaggio d’amore e di salvezza di Cristo. Su questo colore campeggia la torre che simboleggia la Beata Vergine Maria, la “Turris eburnea” delle litanie lauretane, invocata anche come Vergine del Carmelo, che richiama, perciò, il nome del vescovo. La torre in araldica identifica l’edificio che offre rifugio e protezione nelle avversità; Mons. Cuttitta intende porre il suo nuovo ministero sotto la protezione della Madonna. Inoltre, la torre rappresenta anche l’edificio della Chiesa, “la mistica torre” (Pastore di Erma,Vis. 3,31), la Chiesa degli eletti, di cui Maria è figura, nell’ordine della fede, della carità e della perfetta unione con Cristo.     I gigli, in forma araldica, sono il simbolo di Santa Rosalia, Patrona di Palermo, il suo nome deriva dalla contrazione di due termini latini rosa e lilium, il giglio appunto. Con essi si vuole far riferimento alla Diocesi di origine del vescovo.

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