Settimana Santa del malato

Anche oggi, come Gesù, molti nostri fratelli e sorelle sono inchiodati ad un letto di dolore, negli ospedali, nelle case di riposo, nelle nostre famiglie. La malattia non chiede permesso. Giunge sempre inattesa a volte sconvolge, limita gli orizzonti, mette a dura prova la speranza.

Solo se troviamo, accanto a noi, qualcuno che ci ascolta, ci sta vicino, si siede sul nostro letto, allora la malattia può diventare una grande scuola di sapienza, incontro con Dio. Quando qualcuno prende su di sé le nostre infermità, per amore, anche la notte del dolore si apre alla Luce Pasquale di Cristo Crocifisso e Risorto. Anche quest’anno l’Ufficio per la Pastorale della Salute attraverso i Riti della Settimana Santa, vuole diffondere lo spirito più autentico della solidarietà con la speranza che la sofferenza non abbia l’ultima parola, cedendo il passo alla tenerezza, alla prossimità e al sollievo.

Nella vita, nella malattia, nel dolore “l’importante è non sentirsi abbandonati e soli”. La misura dell’umanità si determina essenzialmente nel rapporto con la sofferenza e col sofferente. Una sensibilità oggi più che mai sopita dalla fretta e da una certa ineducazione, talvolta da impreparazione e paura, a confrontarsi in modo maturo, empatico, solidale e propositivo con la sofferenza e con il dolore. «La tentazione di considerare naturale il dolore». Non esiste una compassione che non ascolti. Non esiste una compassione che non solidarizzi con l’altro. La compassione non è zapping , non è silenziare il dolore, al contrario, è la logica propria dell’amore, del patire-con. La misura dell’umanità si determina essenzialmente nel rapporto con la sofferenza e col sofferente.

Auguro a tutti di vivere il cammino della Settimana Santa ricco di frutti spirituali di conversione e di carità, per andare, con cuore puro e sereno, incontro al Risorto e ricevere da Lui la pace, la gioia e un nuovo slancio nel cammino di testimonianza e di apostolato che, sempre e dovunque, tutti noi battezzati siamo chiamati a svolgere, in particolare nei confronti dei fratelli e sorelle che sperimentano la fragilità e la sofferenza.

Don Giorgio Occhipinti

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Pasqua 2019
2019-04-08T09:31:14+01:00 7 Aprile 2019|