La Notte dei Santi

CHIESA E HALLOWEEN

C’è chi la chiama notte di Halloween e non vede l’ora di scatenarsi tra balli, maschere, vampiri, streghe e zucche. Per i cristiani, però, la sera del 31 ottobre è prima di tutto e soprattutto la notte dei Santi. Si chiama così la sfida lanciata da alcune diocesi e anche dall’Ufficio per la Pastorale della Salute. Una serata di riflessione e preghiera, per richiamare il senso cristiano di questa festa e non restare culturalmente passivi. Senza però alzare muri o palizzate. Ci sono tanti giovani cattolici che fanno festa il 31, senza per questo mettere in discussione la loro fede. Halloween è un fenomeno culturalmente complesso e quindi anche la nostra risposta deve essere complessa. Altrimenti, semplificando, rischiamo di escludere qualcuno».
Rimettere la luce di Cristo al centro del 31 ottobre perchè questa notte diventi una veglia di preghiera in attesa della festa di Ognissanti, anzichè una celebrazione del buio e dell’occulto come vorrebbe la festa pagana di Halloween.

«Per i cristiani “hallows” significa “santi” e “All hallows eve”, dal quale deriva il nome di “Halloween”, è una notte di preparazione per capire il modo in cui Dio ci ha condotto a lui, anche attraverso i santi». Invece c’è il rischio che la moderna Halloween promuova l’occulto e potrebbe in qualche modo contraddire gli insegnamenti della Chiesa.

Festa dei morti: c’era una volta in Sicilia il 2 novembre

La commemorazione di tutti i fedeli defunti (in latino: Commemoratio Omnium Fidelium Defunctorum), è una ricorrenza della Chiesa latina celebrata il 2 novembre di ogni anno, il giorno successivo alla solennità di Tutti i Santi.
Secondo il calendario liturgico romano è anch’essa una solennità, e come tale ha precedenza sulla domenica.

Alla commemorazione dei defunti è connessa la possibilità di acquistare un’indulgenza, parziale o plenaria, secondo le indicazioni della Chiesa Cattolica. In Italia, benché molti lo considerino come un giorno festivo, la commemorazione dei defunti non è mai stata ufficialmente istituita come festività civile.

Il colore liturgico di questa commemorazione è il viola, il colore della penitenza, dell’attesa e del dolore, utilizzato anche nei funerali.

Il 2 novembre è il giorno noto come Commemorazione dei defunti, un momento da dedicare ai propri cari che non ci sono più omaggiandoli con preghiere e facendo loro visita al cimitero. Ma in Sicilia, secondo il modo di dire più diffuso, questa data è nota come festa dei morti.

Mia madre mi ha spesso raccontato della mia infanzia e di come questa ricorrenza fosse non soltanto molto sentita, ma di come venisse attesa soprattutto dai bambini, praticamente alla stregua del Natale. In passato infatti, i genitori erano soliti dire ai più piccoli che, se si fossero comportati bene nel corso dell’anno, durante la notte tra l’1 e il 2 novembre, avrebbero ricevuto dei doni da parte dei defunti.

Al mattino, iniziava dunque la caccia al tesoro e ogni singola stanza veniva setacciata. I regali venivano nascosti nei posti più disparati mentre un cesto pieno di dolciumi era solitamente riposto ben in vista.

La frutta di Martorana è il dolcetto per eccellenza della tradizione dolciaria siciliana. Fatta di pasta di mandorle finemente modellata e colorata in modo da imitare alla perfezione frutti e ortaggi in scala ridotta, la frutta di Martorana fu inventata certamente dalle monache del Monastero della Martorana, fondato a Palermo dalla nobildonna Eloisa Martorana nel 1194.

Epoca e modalità della dolce invenzione sono lasciate alla leggenda. Si racconta che le orgogliose monache crearono queste piccole opere d’arte culinaria per la prima volta nel Basso Medioevo, nell’ambito dei preparativi per la visita dell’arcivescovo (o dell’imperatore Carlo V nel 1535, stando a un’altra versione), per sostituire con esse i frutti ormai raccolti dagli alberi del loro giardino – che era famoso per essere splendido e florido – e sbalordire l’illustre ospite.

Quale che sia la verità, la frutta di Martorana è riuscita ad attraversare indenne 500 anni di storia forte della sua capacità di meravigliare la vista tanto quanto deliziare il palato ed è oggi il dolce che, più di ogni altro, riempie e rallegra coi suoi colori vivaci le vetrine di ogni pasticceria siciliana nel periodo della Festa dei Morti del 2 novembre. Inoltre ci si recava insieme al Cimitero a pregare e ringraziare i nostri nonni e familiari defunti con i simboli usati anche nei nostri giorni: i “fiori” simbolo di amore per i nostri cari e i “ceroni” simbolo di luce e di fede nella Risurrezione.

Allegati

31 ottobre
2018-11-06T09:53:52+00:00 29 Ottobre 2018|

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