Festa di Santa Rita 2019

22 Maggio 2019, ore 9.00, parrocchia SS Ecce Homo, Ragusa – S. Messa per i malati e i sofferenti con Benedizione delle Rose. Dopo la S. Messa le rose benedette saranno donate ai degenti dei Presidi Ospedalieri Giovanni Paolo II e Maria Paternò Arezzo.

Santa Rita da Cascia, con la sua semplicità, ha conquistato milioni di devoti in tutto il mondo, tutti coloro che cercano una strada per affrontare la vita quotidiana nel rispetto delle virtù cristiane. Rita non ci ha lasciato scritti, ma l’esempio vissuto nella quotidianità della sua vita semplice. Donna dalla forte volontà, è andata contro le convenzioni per seguire Gesù Cristo.

Il Messaggio
Santa Rita ha tramandato il suo messaggio senza mai scrivere niente, ma usando l’esempio concreto del vivere quotidiano fatto di rispetto verso l’altro e verso il creato. Le testimonianze dei miracoli accaduti per sua intercessione sono talmente numerose, che è stata proclamata dal popolo di fedeli “santa dei casi impossibili” (o santa degli impossibili), in quanto, così come Rita ci ha insegnato, se ci si affida a Dio, tutto può accadere. Questa piccola, grande donna ha lasciato tracce di numerose opere miracolose sia in vita, che dopo la morte. Guarigioni che sembrano inspiegabili. Migliaia, sono le testimonianze di grazie ricevute che ogni anno arrivano in monastero. Donna del dialogo e della riconciliazione, Santa Rita si rivolge a tutti: ai cristiani nel mondo, ma anche alle persone che hanno un credo religioso diverso da quello cristiano. La strada che Santa Rita ti suggerisce è fatta di umiltà, sacrificio, ascolto dell’altro e ricerca del dialogo.

Alla fine dei suoi giorni, malata e costretta a letto, Rita chiede a una sua cugina venuta in vista da Roccaporena di portarle due fichi e una rosa dall’orto della casa paterna. Ma siamo in inverno e la cugina l’asseconda, pensandola nel delirio della malattia. Tornata a casa, la giovane parente trova in mezzo alla neve una rosa e due fichi e, stupefatta, subito torna a Cascia per portarli a Rita. Da allora, la rosa è il simbolo ritiano per eccellenza: come la rosa, Rita ha saputo fiorire nonostante le spine che la vita le ha riservato, donando il buon profumo di Cristo e sciogliendo il gelido inverno di tanti cuori. I due fichi, invece, può darsi che rappresentino i suoi figli e la consapevolezza che, malgrado tutto, si sono salvati. Il prodigio delle rose e dei fichi in inverno è reso attendibile da diverse testimonianze raccolte nel processo per la beatificazione nel 1626.Uscendo dalla porta vicino alla cella di Santa Rita, si può vedere il roseto in uno splendido scorcio dell’antico monastero, creato in ricordo di questo prodigio. Il roseto che c’è oggi è stato piantato lo scorso secolo. L’orto di Santa Rita, dove la cugina raccolse la rosa e i fichi sotto la neve, si trova a Roccaporena, nella città natale di Rita, a circa 5 km da Cascia.

Il fiore simbolo di Santa Rita caratterizza anche il nome della Rivista del monastero “Dalle Api alle Rose” e la tradizionale “Benedizione delle Rose”, che avviene ogni anno dopo la messa pontificale del 22 maggio, festa di Santa Rita, davanti alla Basilica di Cascia. Nella più antica tradizione, le api si collegano al primo miracolo attribuito a Rita in vita: la guarigione di un contadino. Il quinto giorno dopo la sua nascita, mentre la piccola Rita riposa nella culla, posta nel giardino della casa paterna, delle api cominciano a entrare e uscire dalla sua bocca, senza pungerla. Un contadino, mietendo in un campo poco distante, si taglia profondamente una mano con la falce. L’uomo comincia a perdere molto sangue e lascia frettolosamente il lavoro in cerca d’aiuto. Nel passare accanto alla piccola Rita, si accorge delle api che le ronzano attorno al viso e fa un gesto con la mano per allontanarle. Nel ritirare la mano a sé, si accorge con stupore di essere guarito.

Si tratta di una semplice credenza popolare, piena di simbologia. In particolare, la scelta delle api è legata alla necessità di comunicare l’importanza della figura di Rita fin da piccolissima. C’è una sacralità nel miele, che ha radici antiche. La Chiesa medievale usava le api come simbolo per rappresentare l’operosità, la laboriosità, l’efficienza sociale, tipica di questi insetti. È di Sant’Ambrogio (vescovo di Milano dal 374 al 397), una delle prime omelie sulle virtù delle api, proposte ai fedeli come modello di vita. Gli insetti operosi simbolo di Santa Rita hanno ispirato la Beata Madre Fasce quando ha chiamato Alveare di Santa Rita il progetto di sostegno ai bambini in difficoltà (le Apette e i Millefiori). Anche il nome della Rivista del monastero, Dalle Api alle Rose, è un omaggio alla simbologia ritiana.

La vite rigogliosa che si può ammirare dentro al monastero, produce ogni anno uva bianca. È diventata il simbolo dell’obbedienza di Santa Rita e della sua fecondità spirituale. Rita, infatti – come dice il vangelo di Giovanni – unita a Gesù, vera vite, è un tralcio che produce molti frutti. La tradizione dice che mentre Rita è novizia, la superiora le chiede di innaffiare per obbedienza una pianta secca, che si trova nel giardino. Rita lo fa umilmente giorno per giorno, attingendo l’acqua dal pozzo che tutt’oggi si trova accanto alla vite. Così la pianta riprende a vivere.
Nel 1700 si comincia ad affermare che la pianta secca rinverdita per l’obbedienza di Santa Rita, era di fatto una vite. Quella che si vede oggi ha più di 200 anni.

Le stigmate sono il segno di un amore vero che dona la vita liberamente fino in fondo per gli amici e per i nemici, per i vicini e per i lontani. “Così fu in Cristo, modello supremo, così fu in Rita. In verità Ella ha sofferto ed ha amato: ha amato Dio e ha amato gli uomini; ha sofferto per amore di Dio e ha sofferto a causa degli uomini” (Giovanni Paolo II). È il 1432. Un giorno, mentre è assorta in preghiera, forse memore della predicazione sulla passione di Cristo fatta da fra Giacomo della Marca nel 1425 presso la chiesa di Santa Maria e, ancor più, formata alla spiritualità agostiniana incentrata sull’amore verso l’umanità di Cristo (che trova la sua più alta espressione nella passione), chiede al Signore di renderla partecipe alle sue sofferenze. Non sappiamo cos’è accaduto in quel momento, una luce, un lampo, una spina staccatasi dal Crocifisso le si conficca nella fronte e nell’anima.

Un particolare ringraziamento al parroco Don Giovanni Bruno Battaglia e la comunità parrocchiale per la cortese disponibilità.

In allegato i programmi dell’Ufficio e della Parrochia SS. Ecce Homo, Ragusa

 

Allegati

Ufficio per la Pastorale della Salute - Festa di Santa Rita
Parrocchia Ecce Homo - Festa di Santa Rita
2019-05-17T09:53:10+02:00 16 Maggio 2019|

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