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La sfida culturale

Scritto da Ufficio Cultura il 11/02/2014

«La sintesi tra cultura e fede non è solo un’esigenza della cultura, ma anche della fede...

Una fede che non diventa cultura, non è una fede pienamente accolta,

non interamente pensata, non fedelmente vissuta»

 

(Giovanni Paolo II, Discorso al M.E.I.C., 16 gennaio 1982)

 

Che cos’è in fondo la cultura? In che termini ne parla il Magistero della Chiesa? Potremmo affermare, con una prima definizione, che la cultura è l’insieme dei mezzi dispiegati dall’uomo per diventare più virtuoso e più ragionevole al fine di accedere pienamente all’umanità. Nel suo significato più integrale la cultura si definisce per un’apertura al divino e, ultimamente, per una dimensione religiosa. Affermare dunque il valore della cultura superiore ai beni di natura politica, economica e sociale costituisce una vera e propria sfida nel contesto attuale ove la stessa cultura pare dissolversi di fatto nella molteplicità “turistica” delle culture, tra loro incommensurabili (e dunque incomunicabili); ove le certezze, le “cose serie”, sarebbero fornite unicamente dalle tecnoscienze: «noi tutti conosceremmo, valuteremmo e decideremmo le situazioni della nostra vita dall'interno di un orizzonte culturale tecnocratico, a cui apparterremmo strutturalmente, senza mai poter trovare un senso che non sia da noi prodotto» (Caritas in Veritate, 70); ove gli articolati livelli della conoscenza sarebbero assorbiti in quello proprio della conoscenza scientifica-sperimentale. Come talora si ripete provocatoriamente, la (tecno-) scienza unisce e le religioni (e le culture) dividono. La conclusione appare obbligata, accettate le premesse. Ma siamo davvero costretti a farlo?

Non era di questo avviso Giovanni Paolo II quando, nell’indimenticabile discorso all’UNESCO del 2 giugno 1980, affermò: «Genus humanum arte et ratione vivit [...]. La cultura è un modo specifico dell’“esistere” e dell’“essere” dell’uomo […]. La cultura è ciò per cui l’uomo in quanto uomo diventa più uomo, “è” di più, accede di più all’“essere”». Nella visione di Giovanni Paolo II la cultura, ben oltre la dimensione puramente strumentale dell’avere, permette all’uomo di indagare su di sé, sul proprio essere. E poiché questo humanum che la cultura è chiamata a incrementare è comune a tutti i soggetti, ma non è mai compiutamente posseduto da alcuno di essi, la pluralità delle culture è inevitabile e tuttavia, in forza della comune radice antropologica, non può prescindere dalla cultura. Di conseguenza, la comunicazione tra le culture risulta non solo possibile, ma si rivela necessaria nel cammino verso l’incremento dell’humanum.

 

«Non esiste la nuda fede o la pura religione.

In termini concreti, quando la fede dice all’uomo

chi egli è e come deve incominciare ad essere uomo,

la fede crea cultura. La fede è essa stessa cultura»

 

(J. Ratzinger, Cristo, la fede e la sfida delle culture, in «Nuova Umanità» 16(1994)6, 95-118, 103).

 

La fede, offrendo all’uomo un’ipotesi interpretativa del reale, produce cultura; ma, d’altra parte, la/e cultura/e, esercitandosi, interpreta(no) le fedi stesse. Nel tempo storico, una tale dinamica è insuperabile. Non ha senso pertanto contrapporre un momento iniziale di assoluta chiarezza (nel nostro caso una fantomatica “pura fede”, da situare di preferenza in una mitizzata realtà delle origini) a un tempo delle interpretazioni, dalla nebulosità crescente (“la cultura”, “la religione” in senso barthiano), ma occorre piuttosto pensare a un continuo scambio tra questi due poli. La cultura è sempre da purificare alla luce della fede, ma la fede è sempre da interpretare secondo le istanze suscitate dalla cultura.

Nel 1993, nel quadro di un discorso pronunciato ai Vescovi dell’Asia, l’allora Cardinal Ratzinger dichiarava: «non dovremmo più parlare di “inculturazione”, ma di incontro di culture o di “interculturalità”». Per Benedetto XVI, l’interculturalità «appartiene alla forma originaria del cristianesimo» e implica sia un’attitudine positiva verso le altre culture e verso le altre religioni che ne costituiscono l’anima, sia un’opera di purificazione e una “taglio coraggioso” indispensabile a ogni cultura che voglia restare aperta e viva.

Ecco perché un serio impegno in campo culturale non può più prescindere da una chiara connotazione interculturale.

 

«Ora a voi tutti, artisti che siete innamorati della bellezza e che per essa lavorato: poeti e uomini di lettere, pittori, scultori, architetti, musicisti, gente di teatro e cineasti... […] Da lungo tempo la Chiesa ha fatto alleanza con voi. Voi avete edificato e decorato i suoi templi, celebrato i suoi dogmi, arricchito la sua liturgia. L’avete aiutata a tradurre il suo messaggio divino nel linguaggio delle forme e delle figure, a rendere comprensibile il mondo invisibile […]. Questo mondo nel quale viviamo ha bisogno di bellezza per non sprofondare nella disperazione. La bellezza, come la verità, è ciò che infonde gioia al cuore degli uomini, è quel frutto prezioso che resiste al logorio del tempo, che unisce le generazioni e le fa comunicare nell’ammirazione. E questo grazie alle vostre mani...»

 

(Concilio Vaticano II, Messaggio agli artisti, 8 dicembre 1965)

 

I tempi cambiano velocemente, la Chiesa e in particolare gli operatori culturali non possono non vedere e interpretare i “segni della cultura e delle culture”. I contemporanei tutti, anche i lontani dalla Chiesa, sono sensibili al vero, al bene e al bello. Ci sono terreni sui quali è possibile ritrovarsi nel volere il bene dell’uomo. La cultura è un mondo di espressione: attraverso la musica, l’architettura, la scultura, la pittura, la danza, la poesia, il pensiero e altre creazioni l’uomo dice se stesso agli altri e li provoca alla reazione e all’incontro. La creazione del “Cortile dei Gentili” è una profetica novità nella Chiesa per organizzare e far conoscere le idee e le iniziative che si realizzano nei diversi “cantieri aperti” alle periferie del mondo da parte di numerose persone che vivono il carisma del mephorios, l’uomo di cultura che sta sulla frontiera, per dirla con il Card. Ravasi.

Per noi tutti, queste realtà devono servirci da stimolo per fare delle nostre comunità dei luoghi di creatività intelligente, dei laboratori di saggia fantasia per evangelizzare.

 

Bibliografia relativa alla Pastorale della cultura

Magistero Pontificio

-          Pontificio Consiglio della Cultura, Fede e Cultura. Antologia dei testi del Magistero Pontificio da Leone XIII a Giovanni Paolo II, Libreria Editrice Vaticana 2003.

-          Benedetto XVI:

-          Concilio Ecumenico Vaticano II, Cost. dogm. Gaudium et spes (7.12.1965), in EV, 1/1319-1644.

-          Concilio Ecumenico Vaticano II, Cost. dogm. Lumen Gentium (21.11.1964), in EV, 1/284-456.

 

Documenti ecclesiali

-          Pontificio Consiglio della Cultura, Per una pastorale della cultura, 1999.

-          Pontificio Consiglio della Cultura, Dov'è il tuo Dio? La fede cristiana di fronte alla sfida dell’indifferenza religiosa (conclusioni della Plenaria), 2004.

-          Pontificio Consiglio della Cultura - Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, Gesù Cristo portatore dell'acqua viva. Una riflessione cristiana sul “new age”, Libreria Editrice Vaticana 2003.

-          Pontificio Consiglio della Cultura, La "via pulchritudinis", cammino di evangelizzazione e dialogo, 2006.

-          Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE) - Commissione Catechesi-Università -Comitato europeo dei cappellani universitari, La pastorale universitaria in Europa (Lineamenta), 2004.

-          Congregazione per l’educazione cattolica, Le persone consacrate e la loro missione nella scuola. Riflessioni e orientamenti, 2002.

-          Congregazione per l'educazione cattolica - Pontificio consiglio per i laici - Pontificio consiglio della cultura, Presenza della chiesa nell'università e nella cultura universitaria, 1994.

-          Congregazione per l'educazione cattolica, La scuola cattolica alle soglie del terzo millennio, 1997.

-          C.E.I., Educare alla vita buona del Vangelo. Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio 2010-2020, 2010.

-          C.E.I., Per un sistema educativo di istruzione e di formazione. In risposta alle domande dei giovani, delle famiglie e della società. Sussidio pastorale, 2006.

-          C.E.I., La comunità cristiana e l’università, oggi, in Italia. Nota della Commissione Episcopale per l’educazione cattolica, la cultura, la scuola e l’università, 2000.

-          C.E.I., Fare pastorale della scuola oggi in Italia. Sussidio dell’Ufficio nazionale per l’educazione, la scuola e l’università, 1990.

-          C.E.I., Alcuni problemi dell’università e della cultura in Italia, Lettera del Consiglio Episcopale Permanente della C.E.I. (Pasqua 1990).

-          C.E.I., La scuola cattolica, oggi, in Italia, 1983.

-          Segretariato per il dialogo con i non credenti, Il dialogo con i non credenti, 1968.

 

Varie

-          M. P. Gallagher, Fede e cultura. Un rapporto cruciale e conflittuale, San Paolo 1999.

-          R. Scruton, La cultura conta. Fede e sentimento in un mondo sotto assedio, Vita e Pensiero 2008.

-          I. Mancini – G. Ruggieri, Fede e cultura, Marietti 1979.

-          L. Negri, Fede e cultura. Scritti scelti, Jaca Book 2011.

-          G. Galletto, Il Vangelo secondo Dante. Quando la Fede incontra la Poesia. Il Divinocatechismo della Commedia, Fede e Cultura.