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Messaggio di Avvento

Scritto da Comunicazioni Sociali il 05/12/2017

Carissimi fratelli e sorelle,

all’inizio del nuovo Anno Liturgico desidero insieme con voi, riflettere sulla dimensione della Carità nella Chiesa. Per l’Apostolo Paolo “la fede si rende operosa per mezzo della carità” (Gal 5,6). La carità sta all’inizio dell’esistenza della Chiesa, generata dal dono dell’amore trinitario, essa è l’anima profonda e il respiro della sua vita e si offre al suo cammino come la meta verso cui tendere, perché nella Città celeste Dio sarà tutto in tutti, e la carità che unisce le Persone divine, sarà gioia e pace in eterno per tutti i beati. E la Chiesa della carità, che è stata suscitata dall’amore, vive dell’amore, per giungere alla Gerusalemme del cielo, dove l’amore non avrà mai fine.

1. La carità rinnova la Chiesa. Ci aiuta a comprendere il significato fondamentale della carità per la vita della Chiesa, Papa Benedetto XVI, che nella sua prima Enciclica scriveva: “Chi intende rinnovare la vita ecclesiale deve sforzarsi di divenire semplice, partecipando alla vita del Dio che è Amore e mettendo ordine nella propria vita, sì da dare il primo posto alla carità nella docilità allo Spirito dell’amore eterno, infuso dal Figlio nel cuore di chi crede. Questo sarà possibile se i battezzati si nutriranno dell’incontro con Cristo, perché “all’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva” (Deus caritas est, n.1). E a sua volta Papa Francesco afferma: “La prima motivazione per evangelizzare è l’amore di Gesù che abbiamo ricevuto, l’esperienza di essere salvati da Lui che ci spinge ad amarlo sempre di più. Però, che amore è quello che non sente la necessità di parlare della persona amata, di presentarla, di farla conoscere? Se non proviamo l’intenso desiderio di comunicarlo, abbiamo bisogno di soffermarci in preghiera per chiedere a Lui che torni ad affascinarci. Abbiamo bisogno d’implorare ogni giorno, di chiedere la sua grazia perché apra il nostro cuore freddo e scuota la nostra vita tiepida e superficiale” (Evangelii Gaudium, n. 264). Chi è innamorato di Cristo, vive di Lui e lo annuncia, testimoniando la carità in ogni gesto o parola.

2. Carità e “sequela Christi”. È seguendo Gesù che s’impara ad amare nel grembo vivo della comunità cristiana. L’amore di cui Gesù ci ha dato prova, e che Lui accende in noi, è la via per realizzare la nostra vocazione di creature fatte a immagine del Dio che è carità: “L’amore è possibile, e noi siamo in grado di praticarlo perché creati a immagine di Dio” (Deus caritas est, n. 40). Chi accoglie il Signore Gesù nel suo cuore sperimenta l’incontro con l’amore che rende capaci di amare al di là di ogni misura di stanchezza, di ogni ferita dell’anima. L’amore di Cristo mette sempre di nuovo in moto la giovinezza della Chiesa, il suo slancio operoso e creativo d’amore fra gli uomini: “L’amore del Cristo ci spinge” (2 Cor 5,14) . L’esercizio umile e concreto della carità - dalle sue espressioni personali alle sue forme organizzate - in particolare la Caritas, che è l’organismo pastorale preposto in ogni Chiesa particolare per animare il territorio, si offre come la via per ritrovare lo slancio che rende il discepolo e la Chiesa presenti e attivi sul proprio territorio. Tutti siamo chiamati a interrogarci su come viviamo la carità nei confronti di quelli con cui Gesù stesso s’identifica: i poveri, i diseredati, gli indigenti e coloro che dal mondo sono considerati spazzatura (cf. Mt 25,35s).

3. Vivere la carità nella vita quotidiana. Per essere fonte di vita nuova in Cristo, la carità va vissuta anzitutto a livello personale e nei rapporti immediati: l’inno all’amore della prima lettera di Paolo ai Corinzi lo spiega in maniera chiara, specialmente nei versetti su cui ha voluto riflettere Papa Francesco nel capitolo IV dell’Esortazione Amoris Laetitia, n. 19: “La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta” (1 Cor 13,47). Papa Francesco applica le espressioni di questo testo a ogni relazione di amore, specie a quelle in cui si realizza l’esistenza concreta della famiglia. Da questa carità vissuta nascono la gioia e la capacità di rallegrarsi con l’altro: in tal senso, la famiglia, dove la persona umana nasce, si sviluppa e vive la prima esperienza dell’amore. Ed è sempre la carità che induce a scusarsi e a scusare, perché l’amore convive con l’imperfezione, la scusa, e sa stare in silenzio davanti ai limiti della persona amata, dando fiducia e sperando sempre “che sia possibile una maturazione, un sorprendente sbocciare di bellezza”, in se stessi e nell’altro. Il perdono, infatti, è l’espressione più alta dell’amore.

4. Esaminiamoci sulla Carità. Alla luce di queste riflessioni, vorrei invitare tutti a fare un esame di coscienza personale e comunitario, come stimolo a maturare i doni di carità che lo Spirito potrà seminare in ciascuno. In primo luogo, dobbiamo aver sempre presente che Gesù ha fatto la scelta dei poveri, è presente nei poveri e ci chiama ad amarli (cf. Mt 25,31ss). Nei poveri possiamo “scorgere i tratti del volto di Dio - spesso sfigurato e senza apparenza né bellezza alcuna” (cf. Is 53,2). Perciò i poveri hanno diritto a essere al centro della nostra attenzione e del nostro amore. La povertà è, inoltre, lo stile di vita di Gesù, che è nato povero, ha vissuto da povero ed è morto povero. Sul Suo esempio chi vuol servire i poveri deve “essere con”. Siamo una Chiesa povera e serva dei poveri, libera dalle seduzioni della ricchezza e del potere? Ci sforziamo di vivere la sobrietà, la semplicità, l’umiltà e la compagnia degli ultimi, nei loro bisogni e nelle loro prove?

5. Le opere della Carità. Compito fondamentale di tutta la Chiesa e di tutti nella Chiesa è quello di annunciare e testimoniare Gesù nell’amore reciproco, educandoci all’impegno caritativo come prioritario, secondo la parola del Signore: “Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri” (Gv 15,17). Dobbiamo perciò chiederci: come viviamo concretamente il primato della carità in tutte le espressioni della nostra vita, a tutti i livelli, dalla vita personale a quella familiare, dalle relazioni sociali alla vita parrocchiale, dal livello zonale a quello diocesano? Le opere segno della carità richiedono nel loro sorgere come nella loro attività ordinaria il coinvolgimento il più largo possibile di tutti i battezzati e la collaborazione di tutte le donne e gli uomini di buona volontà. Mentre siamo chiamati a riconoscere nelle opere di accoglienza e di servizio ai più poveri, che già esistono fra noi, uno stimolo a sensibilizzarci tutti alle sfide sempre nuove della povertà, cerchiamo di conoscerle da vicino e di collaborarvi, vedendo in esse una scuola concreta di educazione al volontariato. L’accoglienza del povero, dell’immigrato, del rifugiato, è il segno visibile della nostra accoglienza di Cristo: “Ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito” (Mt 25,35). Nell’avvicinare e accogliere il povero - dice Papa Francesco (Misericordiae Vultus, n. 15) - “le nostre mani stringano le loro mani… ed essi sentano il calore della nostra persona …”. I “centri di ascolto”, attivati a livello diocesano, in diverse zone pastorali siano luoghi di vera accoglienza, di ascolto e di accompagnamento delle persone.

6. I protagonisti della Carità. Proprio nel giorno del II° Anniversario dell’ingresso nell’amata Diocesi di Ragusa, abbiamo aderito ad un protocollo che ci consentirà di poter accogliere una famiglia Somala di sette persone (genitori e cinque bambini dai 2 ai 13 anni). È una famiglia contadina, di una etnia perseguitata dalle milizie islamiche che reclutava forzatamente gli uomini e violentava le donne. Una dei loro sette figli soffre di una grave malattia immunitaria. La nostra Diocesi ha deciso di accogliere questa povera famiglia e di prendersene cura. Tutti nella Chiesa siamo chiamati a essere testimoni e protagonisti attivi della carità. Il vescovo e i presbiteri devono vivere la carità come nutrimento decisivo e segno forte di credibilità del loro servizio, via necessaria per la formazione della comunità e dei singoli battezzati. Possiamo dire che come pastori ci sforziamo fino in fondo nel realizzare questa chiamata? Ci impegniamo tutti a promuovere, sostenere e far conoscere la Caritas, nelle svariate forme della sua azione, a cominciare da quella educativa, che è premessa di ogni altra? Ricordiamo pure che, dalle origini la Chiesa ha affidato ai diaconi il servizio delle mense, espressione di un esercizio assiduo e perseverante della carità, per promuovere, seguire e sostenere tutte le attività ispirate dalla carità nella comunità cristiana. I religiosi e le religiose, consacrati a imitare Cristo nella povertà e ad amarlo servendo in modo peculiare i poveri, vivano fedelmente questa loro vocazione alla ca- rità, che rende credibile e attraente la loro consacrazione a Dio con cuore indiviso. La carità deve infine essere il segno di riconoscimento di ogni battezzato: tutti i fedeli si sentano chiamati a collaborare alle iniziative della carità della Chiesa nella misura delle loro capacità e delle loro possibilità e rispondano generosamente a questa chiamata. Diversamente non si testimonierà il Vangelo!

7. Chiediamo a Dio il dono della Carità! Invito tutti a pregare con perseveranza affinché l’esercizio generoso della carità qualifichi la vita di ciascuno di noi e sia segno eloquente di credibilità della nostra testimonianza e di quella di tutta la Comunità cristiana. Ci aiuti l’esempio di Maria, madre dell’Amore incarnato di Dio e testimone della carità in ogni suo atto, dall’ora dell’annunciazione a quella della visitazione, dalla presenza a Cana a quella presso la Croce, dall’esperienza del Cenacolo e degli inizi della missione cristiana, alla Sua costante intercessione in cielo per tutti noi. Ci aiuti anche l’esempio e l’intercessione della Beata Maria Schininà, donna della carità della nostra Chiesa. Maria, donna della carità e madre di misericordia, ci aiuti a vivere con fede e cuore generoso sempre docili all’azione dello Spirito Santo, soffio dell’eterno Amore. Amen. Buon Avvento.

+Carmelo Cuttitta, Vescovo di Ragusa