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MESSA DEL CRISMA

Scritto da Comunicazioni Sociali il 14/04/2017 in Omelie

Omelia del Vescovo Carmelo

 

Chiesa Cattedrale, 13 aprile 2017

Is 61,1-3a.6a.8b-9; Sal 88; Ap1,5-6; Lc 4,16-21.

        

 

                                               Cristo ha fatto di noi un regno

                                               e ci ha costituiti sacerdoti per il suo Dio e Padre;

                                               a Lui gloria e potenza nei secoli dei secoli. Amen

 

Fratelli e sorelle carissimi, 

Ragazzi che gremite questa Cattedrale, e soprattutto voi, carissimi sacerdoti!

         La celebrazione dell’eucaristia del vescovo con il suo presbiterio nella Cattedrale è sempre la massima espressione - l’epifania - della Chiesa, ma lo è particolarmente oggi, in questo giorno in cui Gesù ci ha donato se stesso nell’Eucaristia, ci ha consegnato il suo comandamento nuovo e ha istituito il sacerdozio ministeriale. Dai diversi luoghi in cui svolgiamo il nostro ministero - con una rappresentanza delle nostre comunità - ci stringiamo attorno all’altare.

         È una grande gioia per me vedervi numerosi, ed accogliervi, per potervi manifestare tutto il mio affetto, la mia ammirazione e la mia riconoscenza per il vostro impegno a servizio del Vangelo e della Chiesa che è in Ragusa, e condividere con voi la gioia di essere prete, testimone dell'amore di Cristo per l'umanità, che arriva fino alla Croce!Quanto abbiamo di bisogno di ritrovarci, come Corpo, attorno al Cuore da cui sgorga l’efficacia di ogni segno santo! Quanto è prezioso poter ravvivare ancora una volta l’unzione che illumina, sostiene, guarisce e rende profumato il cammino di tutto il popolo di Dio! 

1. Nel cenacolo la sera prima della sua passione Gesù ha pregato per i discepoli riuniti intorno a Lui, guardando al futuro, alla comunità dei discepoli di tutti i secoli a “quelli che crederanno in me mediante la loro parola” (Gv 17,20).

Quanto abbiamo bisogno di ritrovarci, come Corpo, attorno al Cuore da cui sgorga l’efficacia di ogni segno santo!| Quanto è prezioso poter ravvivare ancora una volta l’unzione che illumina, sostiene, guarisce e rende profumato il cammino di tutto il popolo di Dio!

2.      “Lo Spirito del Signore è sopra di me, per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato ad annunciare ai poveri il lieto messaggio” (Lc 4,18). Sono parole che possiamo ripetere anche noi, amati sacerdoti! Non dimentichiamo mai che abbiamo ricevuto lo stesso Spirito di Gesù, che è sceso su di noi e ci ha consacrato con l’unzione, il giorno in cui fummo ordinati presbiteri! Lo Spirito del Signore ci ha consacrato per appartenere a Cristo, per essere configurati a Lui sommo ed eterno sacerdote, per essere inviati, per la missione, e cioè per portare ai poveri il lieto messaggio di salvezza. Non una fredda dottrina, non un codice etico, ma il Vangelo stesso che è Cristo morto e risorto per noi!

         Riecheggiano alcune espressioni del Beato Papa Paolo VI…  “solo questo, cari presbiteri, solo questo abbiamo da dare e possiamo dare al fratello povero che incontriamo, null’altro se non Cristo! Lui è la via che ogni uomo desidera percorrere; la verità che ogni cuore brama; la vita che sola può riempire di gioia!”
E Benedetto XVI in una Omelia sul Sacerdozio così si esprimeva: “Il Signore chiede la nostra santificazione e la nostra consacrazione nella verità. E ci manda a continuare la sua missione... Il presbitero è sottratto alla connessione del mondo e donato a Dio, proprio così, a partire da Dio, deve essere disponibile per gli altri, per tutti... Mi consacro - mi sacrifico: questa parola abissale che ci lascia gettare uno sguardo nell'intimo nel cuore di Gesù Cristo, dovrebbe sempre di nuovo essere oggetto della nostra riflessione…” (Benedetto XVI, Omelia sul Sacerdozio, 2009).

3.      Siamo stati consacrati quindi per annunciare Cristo ai poveri con la parola e con l’esempio - ci venne ricordato all’ordinazione diaconale prima e presbiterale poi. I poveri di oggi! …e sono tanti! Tanti fratelli e sorelle, vicini e lontani, prigionieri e oppressi, subissati dai messaggi dominanti di una cultura del relativismo, da una dittatura del pensiero unico, che mina le basi stesse della fede in Dio e della verità del Vangelo: persone che vivono con poca o senza speranza, senza futuro, incapaci di dare un senso vero alla vita, e proprio per questo privilegiati da Dio. Non ci accada, cari fratelli presbiteri, - mi piace ricordarlo proprio oggi che consacreremo il Crisma e rinnoveremo le promesse sacerdotali - non ci accada di chiudere il cuore a questi fratelli e, forse, meritare gli stessi sonori rimproveri che Gesù rivolgeva ai farisei.

         Quella del fariseismo è un rischio della nostra vita e della vita della comunità cristiana: crearsi “il muro di carta e il muro di incenso”  come diceva don Lorenzo Milani, fatto di persone autoreferenziali plasmate a volte secondo il nostro modo di essere e di agire. Badate, tutti corriamo il pericolo che un fariseo possa nascondersi in noi!

         La tentazione così di accontentarci dell’esistente, di apparire, di guardare “dal piedistallo del proprio io”, con superficialità e distacco gli altri - a volte - anche tra noi sacerdoti, creando isole e possibili malumori…  Tutto questo fa parte della nostra umanità ferita, e sempre bisognosa di guarigione, che l’ordinazione non ha annullato. Ne facciamo - voi ed io - quotidiana esperienza!

         Ma, è nell’unzione sacerdotale, che ogni giorno siamo chiamati a rinverdire nella celebrazione eucaristica, in essa troviamo la forza dello Spirito Santo che scende sulle offerte, sul pane e vino attraverso di noi: facciamo in modo, cari amici, che questo Spirito non semplicemente transiti attraverso di noi…, ma vi lasci traccia! Ogni nostra celebrazione eucaristica rinnovi in ciascuno di noi l’unzione consacrante, che non solo segnò le palme delle nostre mani, ma tutta la nostra persona! Ogni Messa, cari presbiteri, sia ben preparata, ben celebrata, ci doni la consapevolezza di ciò che siamo: ministri di Dio, uomini della gioia, annunciatori della sua salvezza, strumenti per la santificazione e l’edificazione del popolo di Dio.

4.      La nostra Chiesa, popolo di Dio che è in Ragusa, sarà sempre più bella se voi, sacerdoti, sarete sempre più uniti a Cristo, al Vescovo, tra voi e ferventi nel ministero.  Lottiamo sempre, cari amici, contro la stanchezza fisica, ed anche spirituale, questa stanchezza, nemico che congiura per vivere un buon ministero! 
Quando ci  esaminiamo con coraggio alla presenza di Dio, - senza cadere nello sconforto - ci scopriamo di vivere quotidianamente pieni di errori. Ma, abbiamo la preghiera è il collirio che spalanca lo sguardo del cuore che ci aiuta nella comprensione della nostra vita!  

         Troviamo, dunque, tempo per noi, per ritemprarci e recuperare le forze quando fosse necessario. Abbiamo il coraggio di chiedere aiuto - soprattutto al vescovo, aprendogli il cuore senza timore come ad un padre - quando avvertiamo una stanchezza nell’animo e la necessità di ravvivare il dono di Dio che è in noi! Ne va del bene della nostra Chiesa, dell’unità e della fraternità tra di noi. Infatti, da un rapporto falsato con noi stessi e con Dio, si pregiudicano le nostre fraterne relazioni. Dall'esperienza dei fallimenti, dalle delusioni e dai successi nel servizio di Dio e dei fratelli, ne deriva un aumento nell'Amare, e il desiderio più fermo di continuare il nostro ministero.

5.      In uno dei nostri ritiri spirituali mensili, ho avuto modo di parlarvi della Misericordia, di cui noi per primi facciamo personale esperienza. Essa non è prima di tutto un territorio da amministrare, un ufficio da gestire… bensì un essere chiamati ed inviati da Cristo a portare la misericordia di Dio a tutti. Questo slancio, che oggi ravviviamo, unifica la nostra vita e può farci vibrare all’unisono, come corde di un’unica cetra, secondo l’immagine d’Ignazio di Antiochia, e così “non disturbare la musica” con i nostri lamenti. 

6.       In questo giorno in cui facciamo memoria dell’Ultima Cena di Gesù nella quale ci ha consegnato i doni inestimabili dell’Eucaristia e del Sacerdozio, formulo i più cari auguri di una Buona e Santa Pasqua a tutta la nostra Chiesa e ad ogni sua componente. A voi fedeli laici che attraverso il Battesimo partecipate al Sacerdozio di Cristo e appartenete al suo Popolo Santo: la Chiesa, che è un popolo sacerdotale, profetico e regale. Tutti i battezzati sono sacerdoti del Signore e ministri di Dio. Avete ricevuto una unzione santa che vi costituisce profeti del Vangelo, testimoni dell’alleanza tra Dio e il mondo. Nelle vostre mani sta il germe della giustizia e della fedeltà.

7. Auguri a voi cari ragazzi e giovani che riceverete la Cresima con il Crisma che oggi viene qui consacrato. Sarete unti per essere autentici discepoli di Cristo.

         Auguri a voi, religiosi, religiose, e persone consacrate che con la vostra testimonianza spargete nella Chiesa e nel mondo il profumo di Cristo. Auguri ai Ministri straordinari della Comunione che con il vostro ministero imiterete il Signore Gesù che si dona nell’Eucaristia. Auguri a voi cari seminaristi, Vincenzo e Sebastiano, e anche a te Mario che camminate fiduciosi rispondendo docilmente e generosamente alla vocazione. Auguri a voi, cari diaconi, che prestate il vostro servizio, come stretti collaboratori del vescovo e dei sacerdoti.

         In maniera particolare auguri a voi, carissimi confratelli sacerdoti: la nostra Chiesa, a cominciare dal Vescovo, vi ringrazia per la quotidiana donazione a servizio di Dio ed edificazione dei fratelli. Con riconoscenza e affetto rivolgo il mio pensiero ai Confratelli che nel corso di quest’anno ricordano un significativo anniversario di Ordinazione e un altrettanto significativo compleanno. 

Auguri a Don Vito Bentivegna  e Don Luigi La Rosa per il 60° di Ordinazione presbiterale. Ai rev.di Don Salvatore Di Natale a Don Giuseppe Cabibbo a Don Vito Intanno e  Don Angelo Strada per il 50° di Ordinazione presbiterale. Auguri a Don Enzo Barrano per il 25° di Ordinazione presbiterale. Auguri a Don Salvatore Bertino che oggi compie il suo 74° compleanno. Affidiamo a Dio Padre ricco di misericordia Don Giuseppe Barbera che il 30 marzo scorso ci ha lasciato per celebrare la Pasqua con il Signore Risorto.

         Cari sacerdoti, cari fratelli e sorelle, forti dell’esperienza di comunione che stiamo vivendo, torneremo ciascuno ai suoi impegni pastorali, ma sentiamoci intimamente uniti quando entreremo nel Sacro Triduo, che la liturgia ci prepara. Chiediamo al Signore la grazia di ricevere l’annuncio del mistero pasquale… come se lo ricevessimo per la prima volta.

Ci aiuti la Vergine Maria a stupirci della scoperta di Dio Crocifisso per noi, e che risorge, trascinandoci con sé fuori da tutti i sepolcri - di peccato, d’ipocrisia, d’indifferenza, di disunione - in cui possiamo correre il rischio di chiuderci.

Lodiamo insieme il Signore: eterna e la tua Misericordia! Amen.