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L’eredità del Giubileo Straordinario

Scritto da Comunicazioni Sociali il 14/11/2016 in GIUBILEO DELLA MISERICORDIA

La conclusione del Giubileo Straordinario non vuol dire che la Chiesa smetterà di predicare la misericordia del Padre raccontata da Gesù nel Vangelo. La scommessa del Giubileo, senza alcun dubbio, è quella di continuare ad essere presente nei cuori dei cristiani. Questo il messaggio che il vescovo, monsignor Carmelo Cuttitta, ha voluto lanciare chiudendo la Porta Santa della cattedrale di San Giovanni Battista.

La chiusura dell’anno giubilare sarà celebrata dal Santo Padre in Vaticano domenica 20 novembre, giorno della solennità di Cristo Re dell’Universo. Invece, in tutte le altre chiese, le celebrazioni per la chiusura delle “Porte Sante”, sono avvenute sabato 12 novembre. La Diocesi di Ragusa ha glorificato la conclusione del Giubileo con la celebrazione eucaristica per la chiusura della “Porta Santa” della cattedrale di San Giovanni Battista.

La santa messa è stata presieduta dal vescovo, monsignor Carmelo Cuttitta, il quale, durante la sua appassionante omelia, ha detto: «Dio ci ama con i nostri pregi e i nostri limiti, ci ama di un amore eterno, ci ama infinitamente; ci ha talmente amati da riversare su di noi il suo spirito, dandoci la possibilità della chiamata alla santità».

Il filo conduttore è stato l’invito a liberarci dall’abitudine di condannare il prossimo e saper, invece, ascoltare con attenzione e cura la storia di ciascuno, sospendendo il giudizio atrofizzante e offrendo con amore il perdono del Padre. Il vescovo ha voluto sottolineare più volte il fatto che la misericordia si deve estendere ed elargire a tutti i fratelli, nessuno escluso! «La misericordia rende il mondo meno freddo e più giusto!», ha sottolineato con enfasi.

Continuando il suo discorso, monsignor Cuttitta ha colto anche questa occasione per predicare la misericordia: «La misericordia – ha aggiunto – è Dio stesso! Di conseguenza, i misericordiosi sono beati perché vivranno avvolti nell’amore del Padre». E ancora: «Misericordia è la celebrazione di Dio nel cuore stesso della miseria umana; miseria che tocca tutti gli ultimi e tutti gli emarginati». Infatti, anche se ciascuno di noi sa che di fronte alla miseria siamo istintivamente pronti a fuggire, a voltare le spalle e ad essere indifferenti, tuttavia, il vescovo di Ragusa ha ricordato il fatto che «la miseria non riesce ad arginare la follia amante di Dio». Nonostante le nostre miserie, Dio rimane sempre ricco di bontà e di tenero amore misericordioso verso i suoi figli. L’esortazione del vescovo, dunque, è stata quella di «esprimere il meglio di noi stessi donando agli altri nuove possibilità per vivere una nuova vita. La misericordia è la passione di Dio per l’uomo, e la stessa passione viene chiesta a noi da Dio verso tutti gli uomini e tutte le donne».

Molto significativa è stata pure l’interpretazione di un passo offerto dalla liturgia della Parola: «Chi non vuol lavorare, neppure mangi» (2Ts 3,7-12). Monsignor Cuttitta, attualizzando il versetto dell’apostolo, ha affermato: «L’espressione può apparire provocatoria in tempi come i nostri, in cui molti non lavorano, e non per scelta. La disoccupazione è il più grave dei mali che travaglia il nostro Paese. Senza lavoro non c’è dignità. Senza lavoro, specie per i giovani, la società non ha futuro. Come può un giovane disoccupato programmare una vita normale, formarsi una famiglia e svolgere un lavoro che concorra al bene comune? Senza considerare che la mancanza di un lavoro rischia di indurre a comportamenti negativi. Questa piaga attraversa tutto l’Italia, da Nord a Sud». Con questo chiarimento, il vescovo ha voluto invitarci ad avere un atteggiamento meno rigido verso chi si trova a camminare in sentieri meno luminosi.

La città e la Diocesi di Ragusa hanno partecipato con grande entusiasmo a questo importante evento religioso. La cattedrale si è riempita di fedeli, e il vescovo ha mostrato la sua ammirazione sia per la presenza «inverosimile» del popolo di Dio, sia per la presenza preziosa di monsignor Giambattista Di Quattro e monsignor Carmelo Ferraro. La celebrazione si è conclusa con un caloroso applauso. È stata sicuramente una serata importante in cui innalzare un canto di lode al Padre e rendere grazie per i doni che ci ha elargito in questo Anno Santo Straordinario. Tutto ciò con la viva speranza che questo sia solo l’inizio di un cammino cristiano di carità e di umanizzazione.

di Luca Farruggio