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Padre Pino Puglisi rivive nelle note di Rino Farruggio

Scritto da il 25/05/2018

Grande successo per la serata in memoria del Beato palermitano alla presenza del vescovo di Ragusa monsignor Carmelo Cuttitta

Il miracolo dell’arte è di rendere presente ciò che non è più. Rievocare, ma anche far capire che qualcosa resta, che nulla muore. Nel caso del concerto di Rino Farruggio dedicato all’opera e alla figura di padre Pino Puglisi l’arte prende al cuore, cattura la mente e innalza l’animo verso una figura grande, umana e intrisa di senso del divino. “Don Pino Puglisi, prete senza scorta” è il titolo del nuovo cd edito dalle Paoline e  di questo spettacolo pensato da don Rino Farruggio e portato in scena in anteprima nazionale, ieri, 24 maggio, nella Chiesa della Badia di Ragusa.
Un progetto ambizioso che mescola atmosfere popolari a riflessioni teologiche. Teatro e canzone. Palermo del quartiere Brancaccio diventa metafora del mondo stesso, diviso tra maledizioni e benedizioni. Nessun intento olografico, nessuna banalizzazione in questo percorso che intende raccontare la vita straordinaria di un sacerdote che riteneva un dovere aiutare i suoi ragazzi. Sostenerli per far crescere il senso della loro dignità e tenerli, dunque, lontani dalla mafia. Una speranza mai sopita e che riecheggia nei brani presentati ad un pubblico numeroso ed attento.
"Abbiamo promosso questo evento culturale - spiega Renato Meli, presidente della Fondazione San Giovanni Battista - per richiamare l'attenzione su una figura di prima grandezza, ma anche per ribadire che i siciliani sono chiamati a superare se stessi, i limiti e le lacune della nostra storia e della nostra cultura. La società siciliana è chiamata da Dio a realizzare strutture su misura dell’uomo, in cui ci sia lavoro per tutti. Grazie a padre Pino, dopo anni di indifferenza rispetto al fenomeno mafioso, la Chiesa diviene consapevole di un proprio compito specifico, legato all’annunzio del Vangelo. Il Vangelo è salvezza dalle strutture di peccato che si annidano nella cultura, è liberazione dall’odio e dalla vendetta, è superamento del sentire e dell’agire mafioso. La mafia è caduta nell’errore di pensare che gli ideali si possano spegnere a colpi di lupara. Così, paradossalmente, grazie a quella barbara esecuzione, don Puglisi - prima conosciuto solo da pochi - si è trasformato in un simbolo per tutti".
Ad accompagnare il maestro Farruggio ci sono due musicisti di razza: Giancarlo Capo, alla chitarra e agli arrangiamenti e Stefano Indino alla fisarmonica. Ad impreziosire alcuni momenti del concerto, anche la Corale Cantus Novo di Ragusa.
Nel “Padre nostro” interviene parte del Coro polifonico “Cantus novo” di Ragusa a rafforzare la preghiera e a dare maggiore incisività all’invocazione “liberaci dal male”.
Commuove il racconto dell’ultimo giorno del sacerdote ucciso nel giorno del suo compleanno. “Da come vivi – canta Rino Farruggio - a volte sai anche come morire puoi. Da ciò che dici già lo sai su quale croce salirai”. 
L’iniziativa nasce dalla volontà del vescovo di Ragusa, monsignor Carmelo Cuttitta, che di don Pino Puglisi è stato figlio spirituale. “Un prete – ricorda nel corso della serata il vescovo – che non rimproverava mai e che riusciva a correggere i tuoi errori in modo dolcissimo. Un uomo attento a suoi ragazzi e capace di affrontare il martirio con la serenità di chi vive nel Vangelo e sa perdonare anche il proprio assassino. Don Pino Puglisi è morto col sorriso stampato sul volto. Il lavoro di don Rino rende onore al beato don Pino Puglisi e al suo sogno di bambino: d’essere prete e di restare un uomo, forte come l’ulivo nel terreno e discreto come fior di melograno”.
“Occorre puntare ad oltrepassare il piano della mera denuncia – conferma Renato Meli - per aprire possibilità concrete di formazione, di scuola, di lavoro e di sviluppo.  Il martirio di don Pino non è ancora il traguardo. Tocca alla comunità cristiana continuare. La Chiesa, insiste nel chiedere perdono a Dio e ai fratelli per i «peccati storici» dei suoi figli: per le divisioni, per il ricorso alla violenza, per la violazione di diritti umani fondamentali. Perché mi chiedo allora non aggiungere all’elenco di queste responsabilità storiche anche la richiesta di perdono per le connivenze, i ritardi, i silenzi, i compromessi dei cristiani e degli uomini di Chiesa nei confronti della mafia?”
L’organizzazione dell’evento è stata sostenuta dalla Fondazione San Giovanni Battista in collaborazione con l’Ufficio per i problemi sociali e del lavoro della Diocesi e la Banca agricola popolare di Ragusa.