Condividi

Calcio e integrazione, la storia di Kekoi

Scritto da il 26/01/2018

E’ arrivato nel giugno del 2016 con un barcone lungo le coste siciliane ma non ha mai dimenticato la grande passione per il calcio. La stessa che nutriva da piccolino e che, da queste parti, ha potuto coltivare grazie all’interessamento manifestato dall’Asd Città di Ragusa. Ha lavorato sodo in queste settimane in attesa che arrivasse il suo momento.
E, finalmente, il transfer tanto agognato è stato recapitato alla società azzurra proprio in queste ore. Per cui, Kekoi Sillah, classe 1999, difensore esterno destro proveniente dal Gambia, da domenica sarà a disposizione del tecnico Filippo Raciti. Una storia di speranza che merita di essere raccontata.
Il giovane è ospite del progetto Sprar “Famiglia amica” del Comune di Ragusa e gestito dalla Fondazione San Giovanni Battista.
“L’integrazione di questi ragazzi – spiega Pinuccia Cavalieri, responsabile dello Sprar – si nutre di esperienze come queste. Lo sport è per sua natura portatore di valori importanti. Si premia l’impegno, si guarda al risultato, si lavora insieme per un obiettivo comune.  Siamo felici che Kekoi Sillah si sia fatto valere e che possa vivere questa opportunità nel migliore dei modi. Ci auguriamo possa essere un buon testimone del nostro lavoro, oltre che del suo talento. Ringraziamo il Ragusa calcio per aver accolto il desiderio del ragazzo ed averlo trasformato in realtà”.
Pur tra le mille difficoltà con cui sta facendo i conti la società calcistica iblea, c’è stata la voglia e l’opportunità di garantire una risposta efficace a questo ragazzo di colore che arrivava da una situazione disperata e che sul campo di calcio vuole cogliere l’occasione per una rinascita. “Ed è quella che gli vogliamo dare – sottolinea il presidente dell’Asd Città di Ragusa, Franco Pluchino – crediamo molto nelle sue potenzialità. Siamo certi che ci sono ampi margini di miglioramento. Cercheremo di fare in modo che possa essere sempre a suo agio. Affinché riceva molto dalla nostra squadra, dai suoi compagni che lo hanno adottato come fosse una sorta di mascotte. E’ anche un simbolo a cui teniamo molto”. Anche il tecnico ha parole di stima nei confronti dell’ultimo arrivato. “Ultimo arrivato per modo di dire – spiega Raciti – perché si allena con noi già da tempo e ha dimostrato di avere parecchia fame di calcio e voglia di fare bene. Sì, la sua è una storia un po’ particolare. Ma credo possa servire da esempio per gli altri”.